
Il 21 Aprile del 2025 ci lasciava Papa Francesco.
Diventa sempre un po’ difficile parlare di un Pontefice dopo la sua morte.
Di lui ricordo in particolare il periodo in cui per il covid ci hanno chiusi in casa, e non potevamo neppure partecipare alla Messa. Ogni mattina ascoltavo la Messa di Papa Francesco da S. Marta.
Tutte le mattine iniziavo così la mia giornata, con le parole delle suo omelie.
Ne riporto un breve pezzo, di una in particolare:
Una volta, in Polonia, uno studente universitario mi ha domandato: “Nell’università io ho tanti compagni atei. Cosa devo dire loro per convincerli?” – “Niente, caro, niente! L’ultima cosa che tu devi fare è dire qualcosa. Incomincia a vivere, e loro, vedendo la tua testimonianza, ti domanderanno: ‘Ma perché tu vivi così?’”. La fede va trasmessa: non per convincere ma per offrire un tesoro. “È lì, vedete?”. (Papa Francesco, Omelia del 25 aprile 2020)
Mi colpì la concretezza di questa riflessione, soprattutto per il periodo veramente tragico nel quale stavamo vivendo. Ogni giorno ero praticamente “appesa” all’ascolto della Messa celebrata dal Papa e trasmessa anche attraverso facebook. Era il modo per iniziare quelle giornate, poggiandomi alla Parola di Dio ed alle parole di Papa Francesco.
A distanza di un anno dalla sua morte le cose da scrivere sarebbero tante ma lo sappiamo, tante parole non servono a molto.
Il mio, il nostro, deve essere un ricordo di lui nella preghiera quotidiana e non un ricordo che possa svanire nel tempo. La preghiera per chi è passato da questa vita alla Vita Eterna è il miglior “legame” che possiamo avere.
A Dio Papa Francesco, e prega per noi!
Adele Caramico Stenta