
Il mese di Maggio sta volgendo al termine, il mese dedicato a Maria ed alla recita del S. Rosario.
Spesso molte persone, anche credenti, pensano a Maria come ad una persona “distaccata” da noi, dal nostro mondo e dal nostro modo di vivere. Invece proprio Lei, la Madre del Signore, la Madre di Dio, è vicinissima a noi.
Ne parlo nel mio libro “Il valore della vita umana e la maternità nella Bibbia”.
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Senza dubbio la giovane fanciulla di Nazareth non immaginava ciò che Dio poi le ha chiesto, non era preparata certamente all’evento di una maternità tanto particolare. Eppure le è stato chiesto di diventare madre, di accogliere in sé il dono della vita che avrebbe portato alla Vita tutta l’umanità.
Nel racconto dell’Annunciazione leggiamo che
“…l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazareth, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria” (Lc 1,26-27).
E’ il contesto nel quale avviene la richiesta di diventare la madre del Figlio di Dio, un contesto che rivela la semplicità sia dell’ambiente che dello stile di vita di Maria.
Nei vangeli non leggiamo niente di straordinario riguardante la vita della Madonna prima dell’Annunciazione, ma l’angelo le fa visita nella vita che conduce quotidianamente. Al saluto dell’angelo lei rimane turbata, evidentemente è sorpresa dalla straordinarietà di questo evento e non ne comprende il motivo.
“L’angelo le disse: <<Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. (…)>>. Allora Maria disse all’angelo: <<Come è possibile? Non conosco uomo>>. Le rispose l’angelo: <<Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. (…)>>.
Allora Maria disse: << Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto>>. (…)” (Lc 1,30-31. 34-35. 38).
Senza dubbio anche l’annuncio della nascita di un figlio, è qualcosa di inatteso per Maria, qualcosa che va al di là delle sue aspettative ma il suo fiat rivela il completo abbandono, che ella fa, nella Volontà Divina.
Tutte le altre maternità, di cui si è parlato fino a questo momento, nell’ambito biblico, sono legate al desiderio di volere un figlio, alla costante preghiera della coppia di sposi, alla situazione di sterilità in cui si viene a trovare quest’ultima per cui considera una vergogna la sua situazione, anche a livello sociale oltre che religioso.
In Maria tutto questo non c’è.
Ella non è in una situazione di sterilità, non è una sposa che non riesce a concepire, non è una donna che si trova nella condizione di chiedere al Signore di togliere da lei la vergogna di non poter mettere al mondo un figlio.
Non c’è nulla di tutto questo nella vita della fanciulla di Nazareth, la sua vita è diversa dalle altre donne fino ad ora menzionate, come diversa è anche la situazione nella quale lei si trova a vivere.
Maria ha ora il compito di lasciare che la sua vita cambi, si trasformi dall’essere semplicemente una ragazza qualsiasi del suo villaggio, “promessa sposa di Giuseppe” (Mt 1,18), all’essere Madre. Nella sua vita entra ora un bambino che porta già nel suo nome il suo essere una persona particolare.
Adele Caramico Stenta