Il valore della vita umana

La società nella quale stiamo vivendo porta con sé tantissime contraddizioni riguardo alla vita umana. Da una parte abbiamo, in alcuni casi, il rifiuto della vita nel grembo materno, e dall’altro avviene invece la ricerca di un figlio a tutti i costi. Tutto ciò si ripercuote sul modo di vivere e su come si educano i figli.

Ma bisogna innanzitutto partire proprio dal principio, da quando la vita dell’uomo inizia per poi parlare di tutto il resto che la riguarda.

Bisogna fare una premessa che è molto importante.

Ogni essere umano, fin dal primo istante del suo concepimento, fin dal momento in cui la cellula germinale femminile si unisce con quella maschile, dando così origine ad una nuova vita, ha il diritto di essere rispettato come persona e gli devono essere riconosciuti quei diritti propri della persona umana stessa, ed il primo fra questi è il diritto alla vita (cfr. Donum vitae, I, 1)

Quando avviene lo sviluppo dell’embrione non ci possono essere “salti” di qualità da uno stadio all’altro, non esiste un momento in cui, per assurdo, sia una “cosa” e poi diventi una “persona”. Il nostro corpo può maturare come tale in quanto è già umano e non deve diventarlo. Non c’è un momento “x” in cui avvenga un evenutale “salto” di qualità.

Ma perché parlare di tali argomenti? Non dovrebbe essere ovvio per tutti quando inizi una vita umana?

Dovrebbe esserlo ma purtroppo non lo è e da come si considera il frutto del concepimento umano deriva tutto il resto.

Non tutti gli studiosi, filosofi, biologi e medici, riconoscono che, fin dall’istante del concepimento, ha inizio una nuova vita umana. Gli oppositori a tale riconoscimento affermano che non si possa parlare di individuo umano fino al 14° giorno dalla fecondazione, data in cui avviene l’impianto in utero.

Se si osserva tutto da un punto di vista prettamente biologico, possiamo dire che la vita umana inizia nel momento in cui i gameti, maschile e femminile, si uniscono.

La cellula, chiamata zigote, è diversa sia dalle cellule materne che da quelle paterne e rivela già una sua specifica identità: ogni cellula derivante da essa, che andrà a formare la nuova persona umana, sarà identica a questa prima cellula. Inoltre nello zigote è già tutto “programmato”, come per esempio il colore degli occhi, l’altezza, il timbro della voce, la forma del viso, e così via. Infatti è la stessa biologia ad ammettere che la caratteristica scientifica, che va a costituire l’individuo appartenente alla razza umana, è costituita dal codice genetico.

Premesso ciò, possiamo affermare che l’essere umano è tale fin dal primo momento del suo concepimento e non può essere considerato diversamente, altrimenti si dovrebbe arrivare ad affermare un assurdo e cioè che potrebbe diventare umano, “qualcosa” che invece è iniziata come “non – umana”.

L’embrione umano non è in grado di espletare tutte quelle funzioni tipicamente umane, quelle che espleta un bimbo già nato, ma non si può non riconoscere che, dal momento del concepimento, si costituisca la capacità reale di poter attivare tutte quelle attività superiori per l’uomo. Non è necessario neppure attendere la cosiddetta stria primitiva, e neppure che il primo nucleo del sistema nervoso abbia la sua struttura, perché il frutto del concepimento possiede già la capacità necessaria sia per realizzare il cervello che la sua funzione

E sull’inizio della vita dell’uomo ci sarebbe ancora da dire molto, ma molto di più.

A seconda di come si affronta questa primissima fase della nostra vita e di come la si consideri, scaturiscono le risposte a tutto il resto.

(continua)

Adele Caramico Stenta