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Avremmo voluto intitolare tutto questo

Ricetta del matrimonio felice

…e Piero, di seguito, l’ha scritta questa “ricetta”……….

Ma invece è un semplice racconto di una vita di coppia, di una famiglia come tante altre, che cerca in qualche modo di vivere il Vangelo nell’ambito del suo quotidiano affannarsi su questa terra.

Nulla di particolare allora e neppure di speciale, ma semplicemente……………la nostra storia, che abbiamo scelto oggi, 7 settembre 2004, 19° anniversario del nostro “Sì” davanti al Signore, di voler condividere con tutti voi.

 

Semplicemente....la nostra storia

 

Piero: Ecco la ricetta…………..

Ingredienti : Tanto amore,

                     rispetto,

                     comprensione,

                     fedeltà,

                     preghiera,

                     pazienza quanto basta. 

In mezzo a tante difficoltà, e chi non le ha, abbiamo sempre riscoperto il nostro amore  che ci ha permesso di continuare la nostra vita insieme fino ad oggi.

Devo essere sincero, la parte più pesante tocca ad Adele, che deve badare a tre figli da sola per il periodo di tempo che io sono impegnato nel mio lavoro.

Sono comandante su navi mercantili e mi assento da casa per lunghi periodi.

Tutto è cominciato l’11 agosto del 1981, quando ci siamo reincontrati dopo diversi anni. Lei rientrava da una marcia vocazionale francescana ed io rientravo da un imbarco su una petroliera.

Lei aveva chiesto la sua "strada" e fuori la chiesa di S. Paolo di Gaeta, la "incontra" (nel sottoscritto!) mentre esce dalla messa.

Santa Chiara ha pensato di accontentarla subito.

Il fidanzamento, quattro anni, è stato un alternarsi di periodi di lavoro all’estero su navi petroliere con periodi di riposo a terra sempre troppo brevi. Conserviamo ancora le lettere di quel periodo, che si scrivevano su carta vergatina, in modo da poter mettere molti fogli nelle buste, dato che gli approdi nei porti erano con cadenza quindicinale od anche più.

Finalmente il nostro sogno si avvera, il 7 settembre 1985. Alle 17,00, con ritardo dello sposo di circa mezz’ora, ci promettiamo davanti a Dio amore per tutta la vita.Poi per poter rimanere vicino alla famiglia, ho tentato di cambiare lavoro e lavorare sulla terraferma.Tanti lavori alternati da tanti periodi di disoccupazione. Soldi pochi, ma comunque bastavano per arrivare a fine mese.

Dopo tre anni arriva Mariachiara, e finalmente un lavoro molto diverso dalla mia professione, ma comunque stabile e duraturo.

La piccola, un batuffolo, la vedevamo come un  bene talmente prezioso, che doveva crescere nella bambagia, tutto si faceva in funzione di lei. A soli quaranta giorni  di vita, cominciano le prime prove. Mariachiara è fortemente allergica, non deve assolutamente alimentarsi con latte artificiale, la mamma si mette a dieta stretta, tantissimi accorgimenti in casa per non farle respirare polvere. Comunque piano, piano con il passare degli anni con altri episodi che ci hanno fatto temere il peggio, siamo riusciti a  vederla di 16 anni, sana  e piena di vita come tutti i ragazzi della sua età.

Nel dicembre del 1993, dopo tanta paura da parte di Adele, che credeva di non poter più avere figli, dopo benedizioni e voti, nasce Jeshua. Durante il battesimo il sacerdote, anziano, si rifiutava di battezzarlo con questo nome, e continuava a dire il secondo e terzo nome. Ma alla fine, il parroco (che era molto più giovane) lo battezza finalmente col nome Jeshua.

 Comunque anche lui, allergico, costringe la mamma ad una ferrea dieta. Anche lui oggi con i suoi 10 anni e mzzo, 75 kilogrammi di peso,  intelligentissimo, ha il pallino dell’informatica, bravissimo a scuola e quest’anno comincia le scuole medie.

Nel maggio del 1995, Adele allattava ancora Jeshua, si accorge di essere rimasta incinta nuovamente. Mio suocero non mi ha rivolto la parola per diversi mesi, ritenendo che non avrei dovuto permettere che la figlia (mia moglie) aspettasse un altro figlio. A Jeshua viene tolto il latte materno e si continua con lo svezzamento. 

Alla fine di dicembre, un mese prima della fine della gestazione, nasce Gabrielamaria, completamente diversa dagli altri due, sembrava quasi che avesse paura di dare fastidio con la sua presenza, forse è stata la più tranquilla dei tre, e solo lei non costringe la mamma alla solita dieta. Con il passare del tempo anche lei, con le esperienze dei fratelli, è un po’ come l’acqua dei fiumi, lentamente rompe i ponti.

Nel 1997, il mio lavoro comincia a diventare traballante e decido di riprendere la via del mare.

Un trauma per tutti, Adele in testa. Dopo pochi giorni, si mettono in macchina e vengono a trovarmi a Livorno, per tutta risposta la piccolina non mi degna di uno sguardo.

Ora dopo sette anni, pesa tantissimo la lontananza da casa, anche se si è ridotta tantissimo. Adele ed i figli lamentano l’assenza del papà e, quando sono a casa, vorrei riuscire a dare loro quello che non ho potuto dare nel periodo passato a bordo.

L’unica ad esultare dell’assenza è la bolletta telefonica.

Ciò che comunque ci ha sempre tenuti uniti e ci ha dato forza è stata la recita del S. Rosario: insieme quando sono a casa, e da solo quando sto sulla nave.

 Adele: Bè, Piero ha già parlato troppo…. E mi è rimasto poco da scrivere su di noi come coppia e come famiglia.

Lo spunto di tutto questo c’è stato dato dal nostro 19° anniversario di matrimonio.

Inutile raccontarvi le stesse cose che già ha scritto mio marito. Posso continuare da dove lui ha lasciato: la preghiera.

In ogni difficoltà della nostra vita a due, sia prima di avere i figli che dopo, il pregare insieme è sempre stato la fonte della nostra forza per andare avanti. Nutrirci di Gesù Eucaristia, recitare il S. Rosario insieme, sono state e restano le fonti principali della nostra vita familiare. Ed i figli ci seguono…..

Quando ci sono stati momenti particolari, quella “corona” fra le dita, e le “ave maria” dette insieme, nel silenzio, mentre magari la mente stava andando ai grossi problemi che ci potevano essere, scandivano la nostra vita familiare dandole un ritmo diverso, quasi al di fuori del tempo e dello spazio di sempre.

Man mano che i grani della corona scorrono fra le nostre mani, quei problemi, o quelle situazioni, che prima ci sembravano senza soluzione, si illuminano di una luce diversa.

E, devo ammettere che, al termine del Rosario, la soluzione si è già trovata perché con la forza della fede, sapendo di non essere più soli in una determinata situazione, le cose si guardano da una prospettiva diversa.

E’ vero, soffro molto quando Piero non è a casa per il suo lavoro, però la cosa più bella è quando la bambina più piccola, la sera, prende in mano la sua coroncina del Rosario e dice: “Diciamo il Rosario tutti insieme, come quando papi è a casa?”.

 Piero e Adele Stenta -  Gaeta, 7 settembre 2004