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STORIA DI UN
REFERENDUM, E POI......
Il referendum
del 12 e 13 giugno 2005 ha una sua storia particolare, della
quale ciascuno di noi ne ha scritto una parte con il proprio
comportamento e con le scelte che ha fatto.
Ciò che è
avvenuto sia prima della campagna referendaria, sia durante,
nella vita pratica come pure sul web, ha costituito un periodo
molto particolare, non solo della storia italiana, ma anche di
quella personale e familiare di ciascuno di noi.
Da quando la
Legge 40/2004
ha cominciato a destare discussioni, e si è intravisto il
pericolo referendario su di essa, è cominciato tutto un lavoro
sul web per informare le persone su cosa fosse questa Legge,
sui suoi articoli, spiegandone i contenuti, cercando di far
nascere curiosità ed interrogativi. In tale modo le persone
potevano sia leggersi questa Legge e sia esprimersi in merito
e quindi fare domande sui punti che a loro sembravano poco
chiari.
Avendo sia un
sito,
www.bioeticaefamiglia.it
, che una
mailing list
collegata ad esso, il lavoro è stato molto ma si sono ottenuti
dei buoni risultati.
Ho cominciato con
il mettere nel sito tutta la Legge in questione. Un po’ alla
volta ho cercato di spiegarne gli articoli. Intanto nella
Mailing List cominciavo con le domande e con gli inviti alla
lettura di quegli articoli. In questo modo si è iniziato a
creare il terreno adatto per far comprendere alle persone
perché fosse così importante astenersi invece di andare a
votare.
In contemporanea
però, non bastando solo una spiegazione degli articoli, si è
sviluppata tutta una sezione (che era già iniziata prima della
campagna referendaria, anzi con la stessa nascita del mio
sito) sui vari ambiti della bioetica, in cui ci sono le
spiegazioni di cosa sia una
FIVET,
una
GIFT,
sulla differenza fra una fecondazione ed un’inseminazione
artificiale. Una sezione sulla Bioetica è nata proprio per
informare le persone del significato di termini e metodiche
che molti non conoscevano, usando un linguaggio non tecnico ma
molto semplice e di facile comprensione anche per chi fosse a
digiuno di determinati argomenti.
Una volta che il
referendum ormai era sicuro, il primo articolo che ho
pubblicato subito sul mio sito, è stato quello in cui spiegavo
il motivo del “non voto”, elencando i quesiti come erano stati
“presentati” alla gente e come, invece, erano nella realtà,
cercando di mettere in evidenza le tante “imprecisioni” che
erano state fatte passare per “verità”. Sottolineando in
questo modo ciò a cui si stava andando incontro.
E così è iniziata
una vera e propria "battaglia" sul web che ha visto un impegno
in sinergia anche con altri siti, blog e ML.
La sottoscrizione
poi del Manifesto del Comitato “Scienza e vita”, l’adesione al
suo network con il mio sito, ha dato un’ulteriore svolta, per
me, a tutta la mia campagna referendaria pro-astensionismo.
Si è incominciato
a lavorare non più come tante isole, ma in sintonia con chi
stava combattendo per le stesse cose, senza neppure conoscerci
personalmente con tutti.
Si è andati avanti
concordando cosa fare, tramite email o via telefono, per poi
farlo praticamente e sul web.
In contemporanea
però, costituendo un Comitato “Scienza e Vita” nella mia zona,
di cui ne ero la responsabile, il lavoro nel mondo reale è
diventato tantissimo e ne è stata coinvolta tutta la mia
famiglia. Basta dire che i manifesti per l’astensione andavamo
ad attaccarli nella mia città io e mio marito, tutte le sere e
la nostra casa è diventata la sede del Comitato locale, dalla
quale partivano i vari pacchi di volantini per le parrocchie
della mia diocesi ed oltre, partivano i manifesti per le altre
città e tutto il materiale necessario per invitare
all’astensione.
Un episodio
curioso: quando arrivavano i pacchi col materiale del
Comitato, colui che era preposto alla sua distribuzione
dall’ufficio postale, ormai non leggeva più l’indirizzo del
destinatario……veniva direttamente a casa mia a portarlo, tanto
era diventato un appuntamento quasi giornaliero.
Guardando
indietro, a quei giorni, a tutte le difficoltà incontrate, sia
sul web che nella realtà, a tutte le ore in cui non si è
potuto dormire per poter difendere la vita umana e la sua
dignità, mi appare come un periodo che, pur con le sue
fatiche, è stato bellissimo.
Vedere ed
incontrare persone che lottavano per la stessa cosa ha potuto
solo arricchire la vita di tutti noi e mi ha fatto riflettere
sul fatto che, per la prima volta, le persone hanno avuto il
coraggio di testimoniare, in numero così massiccio, l’amore
per la vita umana fin dal momento del concepimento,.
Le innumerevoli
email che sono giunte in ML , ed anche quelle che mi sono
arrivate all’account privato (mi ero messa a disposizione, in
altre ML, quale consulente per eventuali dubbi o domande sul
referendum e sulla bioetica) mi hanno dato un quadro della
situazione che si aveva davanti e nella quale si stava
muovendo un referendum su una questione così delicata ed
importante quale la vita umana, la nostra vita, quella dei
nostri figli.
La maggior parte
delle persone non era informata realmente su cosa fosse la
Legge 40, non conosceva neppure cosa fosse una FIVET, non
conosceva e neppure comprendeva i quesiti referendari.
Il cercare di dare
delle risposte, nello stesso tempo chiarificatrici e
semplici, mi ha spinta a studiare sempre meglio sia la Legge e
sia le metodiche di cui parla, mi ha portato ad approfondire
il significato di molti termini e di renderli più
comprensibili agli altri.
Ma soprattutto,
portandomi anche a conoscenza, di situazioni di sofferenza per
la mancanza di figli, per una gravidanza attesa e desiderata
ma non ancora arrivata, mi ha fatto rendere conto di quante
persone abbiano bisogno di essere ascoltate, comprese, aiutate
anche solo con una parola detta al momento giusto.
Il dopo-referendum
sarà un continuare a lottare sempre per la difesa della vita
umana, sin dal suo concepimento. Tutto ciò che è successo in
questi ultimi tempi non può, e non deve, essere messo in un
“dimenticatoio” e lasciato lì, come se fosse una parte della
nostra vita ormai superata.
Tutto deve essere
ben presente nella mente di ciascuno di noi e non bisogna
perdere le sinergie trovate e l’unità creatasi per
l’astensionismo. Nulla deve essere perduto ma tutto deve
servire come trampolino di lancio per andare avanti e
testimoniare, nella vita pratica, come sul web, che crediamo
nel valore della vita umana, nella sua dignità e difesa in
ogni sua fase, dall’inizio fino al suo termine naturale.
L’impegno di
adesso è di continuare sul mio sito, nella mia ML, a difendere
ancora di più questo valore fondamentale e ad informare
maggiormente, nell’ambito della bioetica, le persone. E non
sarà solo sul web tutto questo, ma sfocerà nella vita di tutti
i giorni.
Si è iniziata una
nuova era con questo referendum: l’era del combattere uniti
per tutelare i diritti fondamentali dell’uomo, primo fra tutti
quello di nascere.
E, dato che le
tappe della storia, e quindi le stesse “ere”, siamo noi uomini
a definirle: ora è iniziata, per l’appunto, l’era della difesa
e tutela della vita umana.
Non perché essa
non sia mai stata difesa in precedenza, anzi, lo è stata molto
più di adesso. Ma ora, pure se siamo nel Terzo Millennio, la
vita dell’uomo ha bisogno di essere difesa e tutelata più di
quanto poteva mostrarsi necessario nei secoli precedenti.
La battaglia, col
referendum, come ho già detto, è solo iniziata ed è stata solo
una battaglia: ma qui c’è da combattere ancora e molto!!!
Ultimamente,
proprio attraverso la mia mailing list, si sono avute domande
riguardo all’aborto e riguardo a come la Legge 194 sull’IVG
venga effettivamente applicata nei vari centri ospedalieri.
Purtroppo, dai
racconti di alcune persone, in prevalenza donne, si è fatto un
quadro della situazione dal quale si evince che alla donna,
che chiede l’IVG, non viene applicata la normativa vigente,
che prevede prima una serie di colloqui con psicologo,
assistente sociale, ecc.., e poi non le viene spiegato cosa
realmente sta chiedendo, a cosa sta andando incontro…
Purtroppo ciò che
avviene è il limitarsi a scrivere un’impegnativa con la quale
si chiede l’IVG, senza prestare la dovuta attenzione alla
donna ed al frutto che c’è nel suo grembo.
Ovviamente sono
contraria all’aborto, che reputo un omicidio vero e proprio,
ma sono anche convinta che se a chi chiede di interrompere una
gravidanza, venisse spiegato cosa realmente avverrà in quella
sala operatoria, e venisse fatto comprendere cosa accadrà al
bimbo che porta in grembo, probabilmente tanti aborti non ci
sarebbero più.
Se a quella donna
venissero chiesti i motivi per cui è arrivata ad una richiesta
del genere, se le venisse dato il giusto ascolto e proposto ed
assicurato l’aiuto necessario per poter crescere quel figlio,
tante IVG non ci sarebbero più.
Emergono molto le
problematiche psicologiche che susseguono un’IVG, e non sono
cosa da poco, visto che segnano in modo indelebile la psiche e
la vita stessa della donna.
Ciò che è emerso,
attraverso l’argomento dell’aborto, affrontato nella mia
mailing list, è la necessità di informare maggiormente sia le
coppie che si apprestano a sposarsi, e sia le donne, anzi si è
pensato proprio all’età dell’adolescenza come periodo adatto
per incominciare questo tipo di informazione e formazione
circa la sessualità, il suo valore ed il suo vero significato.
Per esempio, gli
stessi metodi naturali per la regolazione delle nascite,
nonostante tutto, ancora sono poco conosciuti, spesso su di
essi le persone hanno un’informazione distorta e errata. Sulla
pillola contraccettiva non viene spiegata tutta la verità, non
vengono messe in evidenza le controindicazioni, gli effetti
collaterali e, soprattutto, non viene detto che la
fecondazione potrebbe avvenire ugualmente impedendo l’annidamento
dell’ovulo fecondato nell’utero e provocando un aborto senza
che la donna ne sappia nulla.
E’ proprio di
questi ultimi giorni tutta la polemiche sulla Ru486, la
pillola del mese dopo sulla quale sono state dette tante
bugie, facendola passare come qualcosa di positivo, mentre
oltre a procurare un aborto (e andrebbe contro la stessa Legge
194) ha effetti negativi sull’organismo femminile.
Il suo utilizzo è
stato bloccato in Italia……………ma? Come abbiamo potuto
notare.....si è trovato il modo per riprenderne subito la
sperimentazione.
Credo che come
cristiani, come uomini e come amanti della vita umana, abbiamo
il dovere di difenderla in continuazione e questa difesa non
va fatta solo con dei buoni propositi, ma scendendo in campo,
mettendosi in gioco, perché ciò che si va difendere non è
un’ideologia ma è vita umana.
Indipendentemente
dal tipo di credo religioso, la vita dell’uomo deve sempre
essere messa al primo posto nella gerarchia di ciò che deve
essere difeso e tutelato.
Permettere che un
nuova vita possa vedere la luce, significa “permettere” al
Creatore di poter perpetuare quella sua creatura prediletta
fatta a sua immagine e somiglianza.
Adele CARAMICO
- 20/10/2005
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