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La struttura della celebrazione eucaristica
43. Dopo aver ricordato gli elementi portanti dell'ars celebrandi emersi
nei lavori sinodali, vorrei richiamare l'attenzione più specificamente su
alcune parti della struttura della Celebrazione eucaristica, che nel
nostro tempo necessitano di una particolare cura, al fine di restare
fedeli all'intenzione profonda del rinnovamento liturgico voluto dal
Concilio Vaticano II, in continuità con tutta la grande tradizione
ecclesiale.


Unità intrinseca dell'azione liturgica
44. Prima di tutto è necessario riflettere sull'unità intrinseca del rito
della santa Messa. Bisogna evitare che, sia nelle catechesi che nella
modalità di celebrazione, si dia adito ad una visione giustapposta delle
due parti del rito. Liturgia della Parola e liturgia eucaristica - oltre
ai riti di introduzione e di conclusione - « sono così strettamente
congiunte tra loro da formare un unico atto di culto ».(132) Infatti,
esiste un legame intrinseco tra la Parola di Dio e l'Eucaristia.
Ascoltando la Parola di Dio nasce o si rafforza la fede (cfr Rm 10,17);
nell'Eucaristia il Verbo fatto carne si dà a noi come cibo
spirituale.(133) Così « dalle due mense della Parola di Dio e del Corpo di
Cristo la Chiesa riceve ed offre ai fedeli il Pane di vita ».(134)
Pertanto, si deve costantemente tener presente che la Parola di Dio, dalla
Chiesa letta e annunziata nella liturgia, conduce all'Eucaristia come al
suo fine connaturale.


La liturgia della Parola
45. Insieme al Sinodo, chiedo che la liturgia della Parola sia sempre
debitamente preparata e vissuta. Pertanto, raccomando vivamente che nelle
liturgie si ponga grande attenzione alla proclamazione della Parola di Dio
da parte di lettori ben preparati. Non dimentichiamo mai che « quando
nella Chiesa si legge la Sacra Scrittura, Dio stesso parla al suo popolo e
Cristo, presente nella sua Parola, annunzia il Vangelo ».(135) Se le
circostanze lo rendono opportuno, si può pensare a poche parole di
introduzione che aiutino i fedeli a prenderne rinnovata coscienza. La
Parola di Dio per essere ben compresa deve essere ascoltata ed accolta con
spirito ecclesiale e nella consapevolezza della sua unità con il
Sacramento eucaristico. Infatti, la Parola che annunciamo ed ascoltiamo è
il Verbo fatto carne (cfr Gv 1,14) ed ha un intrinseco riferimento alla
persona di Cristo e alla modalità sacramentale della sua permanenza.
Cristo non parla nel passato ma nel nostro presente, come Egli è presente
nell'azione liturgica. In questo orizzonte sacramentale della rivelazione
cristiana,(136) la conoscenza e lo studio della Parola di Dio ci
permettono di apprezzare, celebrare e vivere meglio l'Eucaristia. Anche
qui si rivela in tutta la sua verità l'affermazione secondo cui «
l'ignoranza della Scrittura è ignoranza di Cristo ».(137)
A questo scopo è necessario che i fedeli siano aiutati ad apprezzare i
tesori della Sacra Scrittura presenti nel lezionario attraverso iniziative
pastorali, celebrazioni della Parola e la lettura orante (lectio divina).
Inoltre, non si dimentichi di promuovere le forme di preghiera confermate
dalla tradizione: la Liturgia delle Ore, soprattutto le Lodi, i Vespri, la
Compieta e anche le celebrazioni vigiliari. La preghiera dei Salmi, le
letture bibliche e quelle della grande tradizione presentate nell'Ufficio
divino possono condurre ad un'approfondita esperienza dell'avvenimento di
Cristo e dell'economia della salvezza, che a sua volta può arricchire la
comprensione e la partecipazione alla Celebrazione eucaristica.(138)


L'omelia
46. In relazione all'importanza della Parola di Dio si pone la necessità
di migliorare la qualità dell'omelia. Essa infatti « è parte dell'azione
liturgica »; (139) ha il compito di favorire una più piena comprensione ed
efficacia della Parola di Dio nella vita dei fedeli. Per questo i ministri
ordinati devono « preparare accuratamente l'omelia, basandosi su una
conoscenza adeguata della Sacra Scrittura ».(140) Si evitino omelie
generiche o astratte. In particolare, chiedo ai ministri di fare in modo
che l'omelia ponga la Parola di Dio proclamata in stretta relazione con la
celebrazione sacramentale(141) e con la vita della comunità, in modo tale
che la Parola di Dio sia realmente sostegno e vita della Chiesa.(142) Si
tenga presente, pertanto, lo scopo catechetico ed esortativo dell'omelia.
Si ritiene opportuno che, partendo dal lezionario triennale, siano
sapientemente proposte ai fedeli omelie tematiche che, lungo l'anno
liturgico, trattino i grandi temi della fede cristiana, attingendo a
quanto proposto autorevolmente dal Magistero nei quattro ‘pilastri' del
Catechismo della Chiesa Cattolica e nel recente Compendio: la professione
della fede, la celebrazione del mistero cristiano, la vita in Cristo, la
preghiera cristiana.(143)


Presentazione dei doni
47. I Padri sinodali hanno richiamato l'attenzione anche sulla
presentazione dei doni. Non si tratta semplicemente di un sorta di «
intervallo » tra la liturgia della Parola e quella eucaristica. Ciò
farebbe venir meno, tra l'altro, il senso dell'unico rito composto di due
parti connesse. In questo gesto umile e semplice si manifesta, in realtà,
un significato molto grande: nel pane e nel vino che portiamo all'altare
tutta la creazione è assunta da Cristo Redentore per essere trasformata e
presentata al Padre.(144) In questa prospettiva portiamo all'altare anche
tutta la sofferenza e il dolore del mondo, nella certezza che tutto è
prezioso agli occhi di Dio. Questo gesto, per essere vissuto nel suo
autentico significato, non ha bisogno di essere enfatizzato con
complicazioni inopportune. Esso permette di valorizzare l'originaria
partecipazione che Dio chiede all'uomo per portare a compimento l'opera
divina in lui e dare in tal modo senso pieno al lavoro umano, che
attraverso la Celebrazione eucaristica viene unito al sacrificio redentore
di Cristo.


La preghiera eucaristica
48. La preghiera eucaristica è « momento centrale e culminante dell'intera
celebrazione ».(145) La sua importanza merita di essere adeguatamente
sottolineata. Le differenti preghiere eucaristiche contenute nel Messale
ci sono tramandate dalla Tradizione viva della Chiesa e si distinguono per
una ricchezza teologica e spirituale inesauribile. I fedeli devono essere
messi in grado di apprezzarla. L'Ordinamento Generale del Messale Romano
ci aiuta in questo ricordandoci gli elementi fondamentali di ogni
preghiera eucaristica: azione di grazie, acclamazione, epiclesi, racconto
dell'istituzione, consacrazione, anamnesi, offerta, intercessione e
dossologia conclusiva.(146) In particolare, la spiritualità eucaristica e
la riflessione teologica vengono illuminate se si contempla la profonda
unità nell'anafora tra l'invocazione dello Spirito Santo e il racconto
dell'istituzione,(147) in cui « si compie il sacrificio che Cristo stesso
istituì nell'Ultima Cena ».(148) Infatti, « la Chiesa implora con speciali
invocazioni la potenza dello Spirito Santo, perché i doni offerti dagli
uomini siano consacrati, cioè diventino il Corpo e il Sangue di Cristo, e
perché la vittima immacolata, che si riceve nella Comunione, giovi per la
salvezza di coloro che vi parteciperanno ».(149)


Scambio della pace
49. L'Eucaristia è per sua natura Sacramento della pace. Questa dimensione
del Mistero eucaristico trova nella Celebrazione liturgica specifica
espressione nel rito dello scambio della pace. Si tratta indubbiamente di
un segno di grande valore (cfr Gv 14,27). Nel nostro tempo, così
spaventosamente carico di conflitti, questo gesto acquista, anche dal
punto di vista della sensibilità comune, un particolare rilievo in quanto
la Chiesa avverte sempre più come compito proprio quello di implorare dal
Signore il dono della pace e dell'unità per se stessa e per l'intera
famiglia umana. La pace è certamente un anelito insopprimibile, presente
nel cuore di ciascuno. La Chiesa si fa voce della domanda di pace e di
riconciliazione che sale dall'animo di ogni persona di buona volontà,
rivolgendola a Colui che « è la nostra pace » (Ef 2,14) e che può
rappacificare popoli e persone, anche dove falliscono i tentativi umani.
Da tutto ciò si comprende l'intensità con cui spesso il rito della pace è
sentito nella Celebrazione liturgica. A questo proposito, tuttavia,
durante il Sinodo dei Vescovi è stata rilevata l'opportunità di moderare
questo gesto, che può assumere espressioni eccessive, suscitando qualche
confusione nell'assemblea proprio prima della Comunione. È bene ricordare
come non tolga nulla all'alto valore del gesto la sobrietà necessaria a
mantenere un clima adatto alla celebrazione, per esempio facendo in modo
di limitare lo scambio della pace a chi sta più vicino.(150)


Distribuzione e ricezione dell'Eucaristia
50. Un altro momento della celebrazione a cui è necessario accennare è la
distribuzione e la ricezione della santa Comunione. Chiedo a tutti, in
particolare ai ministri ordinati e a coloro che, adeguatamente preparati,
in caso di reale necessità, vengono autorizzati al ministero della
distribuzione dell'Eucaristia, di fare il possibile perché il gesto nella
sua semplicità corrisponda al suo valore di incontro personale con il
Signore Gesù nel Sacramento. Per quanto riguarda le prescrizioni per la
corretta prassi rimando ai documenti recentemente emanati.(151) Tutte le
comunità cristiane si attengano fedelmente alle norme vigenti, vedendo in
esse l'espressione della fede e dell'amore che tutti dobbiamo avere nei
confronti di questo sublime Sacramento. Inoltre, non venga trascurato il
tempo prezioso del ringraziamento dopo la Comunione: oltre all'esecuzione
di un canto opportuno, assai utile può essere anche il rimanere raccolti
in silenzio.(152)
A questo proposito, vorrei richiamare l'attenzione ad un problema
pastorale in cui frequentemente accade di imbattersi nel nostro tempo. Mi
riferisco al fatto che in alcune circostanze, come ad esempio nelle sante
Messe celebrate in occasione di matrimoni, funerali o eventi analoghi,
sono presenti alla celebrazione, oltre ai fedeli praticanti, anche altri
che magari da anni non si accostano all'altare, o forse si trovano in una
situazione di vita che non permette l'accesso ai Sacramenti. Altre volte
capita che siano presenti persone di altre confessioni cristiane o
addirittura di altre religioni. Circostanze simili si verificano anche in
chiese che sono meta di visitatori, soprattutto nelle grandi città d'arte.
Si comprende la necessità che si trovino allora modi brevi ed incisivi per
richiamare tutti al senso della comunione sacramentale e alle condizioni
per la sua ricezione. Laddove vi siano situazioni in cui non sia possibile
garantire la doverosa chiarezza sul significato dell'Eucaristia, si deve
valutare l'opportunità di sostituire la Celebrazione eucaristica con una
celebrazione della Parola di Dio.(153)


Il congedo: « Ite, missa est »
51. Infine, vorrei soffermarmi su quanto i Padri sinodali hanno detto
circa il saluto di congedo al termine della Celebrazione eucaristica. Dopo
la benedizione, il diacono o il sacerdote congeda il popolo con le parole:
Ite, missa est. In questo saluto ci è dato di cogliere il rapporto tra la
Messa celebrata e la missione cristiana nel mondo. Nell'antichità « missa
» significava semplicemente « dimissione ». Tuttavia essa ha trovato
nell'uso cristiano un significato sempre più profondo. L'espressione «
dimissione », in realtà, si trasforma in « missione ». Questo saluto
esprime sinteticamente la natura missionaria della Chiesa. Pertanto, è
bene aiutare il Popolo di Dio ad approfondire questa dimensione
costitutiva della vita ecclesiale, traendone spunto dalla liturgia. In
questa prospettiva può essere utile disporre di testi, opportunamente
approvati, per l'orazione sul popolo e la benedizione finale che
esplicitino tale legame.(154)


(continua)






a cura della Dott.ssa Adele Caramico Stenta
 

 

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