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Eucaristia e Chiesa
Eucaristia principio causale della Chiesa
14. Attraverso il Sacramento eucaristico Gesù coinvolge i fedeli nella sua
stessa « ora »; in tal modo Egli ci mostra il legame che ha voluto tra sé
e noi, tra la sua persona e la Chiesa. Infatti, Cristo stesso nel
sacrificio della croce ha generato la Chiesa come sua sposa e suo corpo. I
Padri della Chiesa hanno lungamente meditato sulla relazione tra l'origine
di Eva dal fianco di Adamo dormiente (cfr Gn 2,21-23) e della nuova Eva,
la Chiesa, dal fianco aperto di Cristo, immerso nel sonno della morte: dal
costato trafitto, racconta Giovanni, uscì sangue ed acqua (cfr Gv 19,34),
simbolo dei sacramenti.(30) Uno sguardo contemplativo « a colui che hanno
trafitto » (Gv 19,37) ci porta a considerare il legame causale tra il
sacrificio di Cristo, l'Eucaristia e la Chiesa. La Chiesa, in effetti, «
vive dell'Eucaristia ».(31) Poiché in essa si rende presente il sacrificio
redentore di Cristo, si deve innanzitutto riconoscere che « c'è un
influsso causale dell'Eucaristia alle origini stesse della Chiesa ».(32)
L'Eucaristia è Cristo che si dona a noi, edificandoci continuamente come
suo corpo. Pertanto, nella suggestiva circolarità tra Eucaristia che
edifica la Chiesa e Chiesa stessa che fa l'Eucaristia,(33) la causalità
primaria è quella espressa nella prima formula: la Chiesa può celebrare e
adorare il mistero di Cristo presente nell'Eucaristia proprio perché
Cristo stesso si è donato per primo ad essa nel sacrificio della Croce. La
possibilità per la Chiesa di « fare » l'Eucaristia è tutta radicata nella
donazione che Cristo le ha fatto di se stesso. Anche qui scopriamo un
aspetto convincente della formula di san Giovanni: « Egli ci ha amati per
primo » (1 Gv 4,19). Così anche noi in ogni celebrazione confessiamo il
primato del dono di Cristo. L'influsso causale dell'Eucaristia all'origine
della Chiesa rivela in definitiva la precedenza non solo cronologica ma
anche ontologica del suo averci amati « per primo ». Egli è per l'eternità
colui che ci ama per primo.


Eucaristia e comunione ecclesiale
15. L'Eucaristia, dunque, è costitutiva dell'essere e dell'agire della
Chiesa. Per questo l'antichità cristiana designava con le stesse parole
Corpus Christi il Corpo nato dalla Vergine Maria, il Corpo eucaristico e
il Corpo ecclesiale di Cristo.(34) Questo dato ben presente nella
tradizione ci aiuta ad accrescere in noi la consapevolezza
dell'inseparabilità tra Cristo e la Chiesa. Il Signore Gesù, offrendo se
stesso in sacrificio per noi, ha efficacemente preannunciato nel suo dono
il mistero della Chiesa. È significativo che la seconda preghiera
eucaristica, invocando il Paraclito, formuli in questo modo la preghiera
per l'unità della Chiesa: « per la comunione al corpo e al sangue di
Cristo lo Spirito Santo ci riunisca in un solo corpo ». Questo passaggio
fa ben comprendere come la res del Sacramento eucaristico sia l'unità dei
fedeli nella comunione ecclesiale. L'Eucaristia si mostra così alla radice
della Chiesa come mistero di comunione.(35)
Sulla relazione tra Eucaristia e communio aveva già attirato l'attenzione
il servo di Dio Giovanni Paolo II nella sua Enciclica Ecclesia de
Eucharistia. Egli ha parlato del memoriale di Cristo come della « suprema
manifestazione sacramentale della comunione nella Chiesa ».(36) L'unità
della comunione ecclesiale si rivela concretamente nelle comunità
cristiane e si rinnova nell'atto eucaristico che le unisce e le
differenzia in Chiese particolari, « in quibus et ex quibus una et unica
Ecclesia catholica exsistit ».(37) Proprio la realtà dell'unica Eucaristia
che viene celebrata in ogni Diocesi intorno al proprio Vescovo ci fa
comprendere come le stesse Chiese particolari sussistano in e ex Ecclesia.
Infatti, « l'unicità e indivisibilità del Corpo eucaristico del Signore
implica l'unicità del suo Corpo mistico, che è la Chiesa una ed
indivisibile. Dal centro eucaristico sorge la necessaria apertura di ogni
comunità celebrante, di ogni Chiesa particolare: attratta tra le braccia
aperte del Signore, essa viene inserita nel suo Corpo, unico ed indiviso
».(38) Per questo motivo nella celebrazione dell'Eucaristia, ogni fedele
si trova nella sua Chiesa, cioè nella Chiesa di Cristo. In questa
prospettiva eucaristica, adeguatamente compresa, la comunione ecclesiale
si rivela realtà per natura sua cattolica.(39) Sottolineare questa radice
eucaristica della comunione ecclesiale può contribuire efficacemente anche
al dialogo ecumenico con le Chiese e con le Comunità ecclesiali non in
piena comunione con la Sede di Pietro. Infatti, l'Eucaristia stabilisce
obiettivamente un forte legame di unità tra la Chiesa cattolica e le
Chiese ortodosse, che hanno conservato la genuina e integra natura del
mistero dell'Eucaristia. Al tempo stesso, il rilievo dato al carattere
ecclesiale dell'Eucaristia può diventare elemento privilegiato nel dialogo
anche con le Comunità nate dalla Riforma.(40)


Eucaristia e Sacramenti
Sacramentalità della Chiesa
16. Il Concilio Vaticano II ha ricordato che « tutti i Sacramenti, come
pure tutti i ministeri ecclesiastici e le opere d'apostolato, sono
strettamente uniti alla sacra Eucaristia e ad essa sono ordinati. Infatti,
nella santissima Eucaristia è racchiuso tutto il bene spirituale della
Chiesa, cioè lo stesso Cristo, nostra Pasqua e pane vivo che, mediante la
sua carne vivificata dallo Spirito Santo e vivificante, dà vita agli
uomini, i quali sono in tal modo invitati e indotti a offrire assieme a
Lui se stessi, il proprio lavoro e tutte le cose create ».(41) Questa
relazione intima dell'Eucaristia con tutti gli altri Sacramenti e con
l'esistenza cristiana è compresa nella sua radice quando si contempla il
mistero della Chiesa stessa come sacramento.(42) A questo proposito il
Concilio Vaticano II ha affermato che « la Chiesa è, in Cristo, in qualche
modo il sacramento, ossia il segno e lo strumento dell'intima unione con
Dio e dell'unità di tutto il genere umano ».(43) Essa, in quanto « popolo
– come dice san Cipriano – adunato dall'unità del Padre, del Figlio e
dello Spirito Santo »,(44) è sacramento della comunione trinitaria.
Il fatto che la Chiesa sia « sacramento universale di salvezza »(45)
mostra come l'« economia » sacramentale determini ultimamente il modo in
cui Cristo, unico Salvatore, mediante lo Spirito raggiunge la nostra
esistenza nella specificità delle sue circostanze. La Chiesa si riceve e
insieme si esprime nei sette Sacramenti, attraverso i quali la grazia di
Dio influenza concretamente l'esistenza dei fedeli affinché tutta la vita,
redenta da Cristo, diventi culto gradito a Dio. In questa prospettiva
desidero qui sottolineare alcuni elementi, messi in evidenza dai Padri
sinodali, che possono aiutare a cogliere la relazione di tutti i
Sacramenti con il Mistero eucaristico.


I. Eucaristia e iniziazione cristiana
Eucaristia, pienezza dell'iniziazione cristiana
17. Se davvero l'Eucaristia è fonte e culmine della vita e della missione
della Chiesa, ne consegue innanzitutto che il cammino di iniziazione
cristiana ha come suo punto di riferimento la possibilità di accedere a
tale sacramento. A questo proposito, come hanno detto i Padri sinodali,
dobbiamo chiederci se nelle nostre comunità cristiane sia sufficientemente
percepito lo stretto legame tra Battesimo, Confermazione ed
Eucaristia.(46) Non bisogna mai dimenticare, infatti, che veniamo
battezzati e cresimati in ordine all'Eucaristia. Tale dato implica
l'impegno di favorire nella prassi pastorale una comprensione più unitaria
del percorso di iniziazione cristiana. Il sacramento del Battesimo, con il
quale siamo resi conformi a Cristo,(47) incorporati nella Chiesa e resi
figli di Dio, costituisce la porta di accesso a tutti i Sacramenti. Con
esso veniamo inseriti nell'unico Corpo di Cristo (cfr 1 Cor 12,13), popolo
sacerdotale. Tuttavia è la partecipazione al Sacrificio eucaristico a
perfezionare in noi quanto ci è donato nel Battesimo. Anche i doni dello
Spirito sono dati per l'edificazione del Corpo di Cristo (1 Cor 12) e per
la maggiore testimonianza evangelica nel mondo.(48) Pertanto la santissima
Eucaristia porta a pienezza l'iniziazione cristiana e si pone come centro
e fine di tutta la vita sacramentale.(49)


L'ordine dei Sacramenti dell'iniziazione
18. A questo riguardo è necessario porre attenzione al tema dell'ordine
dei Sacramenti dell'iniziazione. Nella Chiesa vi sono tradizioni
differenti. Tale diversità si manifesta con evidenza nelle consuetudini
ecclesiali dell'Oriente,(50) e nella stessa prassi occidentale per quanto
concerne l'iniziazione degli adulti,(51) rispetto a quella dei
bambini.(52) Tuttavia tali differenziazioni non sono propriamente di
ordine dogmatico, ma di carattere pastorale. Concretamente, è necessario
verificare quale prassi possa in effetti aiutare meglio i fedeli a mettere
al centro il sacramento dell'Eucaristia, come realtà cui tutta
l'iniziazione tende. In stretta collaborazione con i competenti Dicasteri
della Curia Romana le Conferenze Episcopali verifichino l'efficacia degli
attuali percorsi di iniziazione, affinché il cristiano dall'azione
educativa delle nostre comunità sia aiutato a maturare sempre di più,
giungendo ad assumere nella sua vita un'impostazione autenticamente
eucaristica, così da essere in grado di dare ragione della propria
speranza in modo adeguato per il nostro tempo (cfr 1Pt 3,15).


Iniziazione, comunità ecclesiale e famiglia
19. Occorre tenere sempre presente che l'intera iniziazione cristiana è
cammino di conversione da compiere con l'aiuto di Dio ed in costante
riferimento alla comunità ecclesiale, sia quando è l'adulto a chiedere di
entrare nella Chiesa, come avviene nei luoghi di prima evangelizzazione e
in tante zone secolarizzate, oppure quando i genitori chiedono i
Sacramenti per i loro figli. A questo proposito, desidero portare
l'attenzione soprattutto sul rapporto tra iniziazione cristiana e
famiglia. Nell'opera pastorale si deve associare sempre la famiglia
cristiana all'itinerario di iniziazione. Ricevere il Battesimo, la Cresima
ed accostarsi per la prima volta all'Eucaristia sono momenti decisivi non
solo per la persona che li riceve ma anche per l'intera famiglia, la quale
deve essere sostenuta nel suo compito educativo dalla comunità ecclesiale,
nelle sue varie componenti.(53) Qui vorrei sottolineare la rilevanza della
prima Comunione. In tantissimi fedeli questo giorno rimane giustamente
impresso nella memoria come il primo momento in cui, seppur ancora in modo
iniziale, si è percepita l'importanza dell'incontro personale con Gesù. La
pastorale parrocchiale deve valorizzare adeguatamente questa occasione
così significativa.


II. Eucaristia e sacramento della Riconciliazione
Loro nesso intrinseco
20. Giustamente, i Padri sinodali hanno affermato che l'amore
all'Eucaristia porta ad apprezzare sempre più anche il sacramento della
Riconciliazione (54). A causa del legame tra questi sacramenti,
un'autentica catechesi riguardo al senso dell'Eucaristia non può essere
disgiunta dalla proposta di un cammino penitenziale (cfr 1 Cor 11,27-29).
Certo, constatiamo come nel nostro tempo i fedeli si trovino immersi in
una cultura che tende a cancellare il senso del peccato (55), favorendo un
atteggiamento superficiale, che porta a dimenticare la necessità di essere
in grazia di Dio per accostarsi degnamente alla comunione sacramentale
(56). In realtà, perdere la coscienza del peccato comporta sempre anche
una certa superficialità nell'intendere l'amore stesso di Dio. Giova molto
ai fedeli richiamare quegli elementi che, all'interno del rito della santa
Messa, esplicitano la coscienza del proprio peccato e, contemporaneamente,
della misericordia di Dio (57). Inoltre, la relazione tra Eucaristia e
Riconciliazione ci ricorda che il peccato non è mai una realtà
esclusivamente individuale; esso comporta sempre anche una ferita
all'interno della comunione ecclesiale, nella quale siamo inseriti grazie
al Battesimo. Per questo la Riconciliazione, come dicevano i Padri della
Chiesa, è laboriosus quidam baptismus,(58) sottolineando in tal modo che
l'esito del cammino di conversione è anche il ristabilimento della piena
comunione ecclesiale, che si esprime nel riaccostarsi all'Eucaristia.(59)


Alcune attenzioni pastorali
21. Il Sinodo ha ricordato che è compito pastorale del Vescovo promuovere
nella propria Diocesi un deciso recupero della pedagogia della conversione
che nasce dalla Eucaristia e favorire tra i fedeli la confessione
frequente. Tutti i sacerdoti si dedichino con generosità, impegno e
competenza all'amministrazione del sacramento della Riconciliazione.(60) A
questo proposito si deve fare attenzione a che i confessionali nelle
nostre chiese siano ben visibili ed espressivi del significato di questo
Sacramento. Chiedo ai Pastori di vigilare attentamente sulla celebrazione
del sacramento della Riconciliazione, limitando la prassi dell'assoluzione
generale esclusivamente ai casi previsti,(61) essendo solo quella
personale la forma ordinaria.(62) Di fronte alla necessità di riscoprire
il perdono sacramentale, in tutte le Diocesi vi sia sempre il
Penitenziere.(63) Infine, alla nuova presa di coscienza della relazione
tra Eucaristia e Riconciliazione può essere di valido aiuto una
equilibrata ed approfondita prassi dell'indulgenza, lucrata per sé o per i
defunti. Con essa si ottiene « la remissione davanti a Dio della pena
temporale
per i peccati, già rimessi quanto alla colpa ».(64) L'uso delle indulgenze
ci aiuta a comprendere che con le nostre sole forze non saremmo capaci di
riparare al male compiuto e che i peccati di ciascuno recano danno a tutta
la comunità; inoltre, la pratica dell'indulgenza, implicando oltre alla
dottrina degli infiniti meriti di Cristo anche quella della comunione dei
santi, ci dice « quanto intimamente siamo uniti in Cristo gli uni con gli
altri e quanto la vita soprannaturale di ciascuno possa giovare agli altri
».(65) Poiché la sua stessa forma prevede, tra le condizioni, l'accostarsi
alla confessione e alla comunione sacramentale, la sua pratica può
sostenere efficacemente i fedeli nel cammino di conversione e nella
scoperta della centralità dell'Eucaristia nella vita cristiana.


III. Eucaristia e Unzione degli infermi
22. Gesù non ha soltanto inviato i suoi discepoli a curare gli infermi
(cfr Mt 10,8; Lc 9,2; 10,9), ma ha anche istituito per loro uno specifico
sacramento: l'Unzione degli infermi.(66) La Lettera di Giacomo ci attesta
la presenza di questo gesto sacramentale già nella prima comunità
cristiana (cfr 5,14-16). Se l'Eucaristia mostra come le sofferenze e la
morte di Cristo siano state trasformate in amore, l'Unzione degli infermi,
da parte sua, associa il sofferente all'offerta che Cristo ha fatto di sé
per la salvezza di tutti, così che anch'egli possa, nel mistero della
comunione dei santi, partecipare alla redenzione del mondo. La relazione
tra questi Sacramenti si manifesta, inoltre, di fronte all'aggravarsi
della malattia: « A coloro che stanno per lasciare questa vita, la Chiesa
offre, oltre all'Unzione degli infermi, l'Eucaristia come viatico ».(67)
Nel passaggio al Padre, la comunione al Corpo e al Sangue di Cristo si
manifesta come seme di vita eterna e potenza di risurrezione: « Chi mangia
la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò
nell'ultimo giorno » (Gv 6,54). Poiché il Santo Viatico schiude
all'infermo la pienezza del mistero pasquale, è necessario assicurarne la
pratica.(68) L'attenzione e la cura pastorale verso coloro che si trovano
nella malattia ridonda sicuramente a vantaggio spirituale di tutta la
comunità, sapendo che quanto avremo fatto al più piccolo lo avremo fatto a
Gesù stesso (cfr Mt 25,40).

(continua)






a cura della Dott.ssa Adele Caramico Stenta
 

 

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