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PRIMA PARTE


EUCARISTIA, MISTERO DA CREDERE


« Questa è l'opera di Dio: credere in colui
che egli ha mandato » (Gv 6,29)


La fede eucaristica della Chiesa
6. « Mistero della fede! ». Con questa espressione pronunciata
immediatamente dopo le parole della consacrazione, il sacerdote proclama
il mistero celebrato e manifesta il suo stupore di fronte alla conversione
sostanziale del pane e del vino nel corpo e nel sangue del Signore Gesù,
una realtà che supera ogni comprensione umana. In effetti, l'Eucaristia è
per eccellenza « mistero della fede »: « è il compendio e la somma della
nostra fede ».(13) La fede della Chiesa è essenzialmente fede eucaristica
e si alimenta in modo particolare alla mensa dell'Eucaristia. La fede e i
Sacramenti sono due aspetti complementari della vita ecclesiale. Suscitata
dall'annuncio della Parola di Dio, la fede è nutrita e cresce
nell'incontro di grazia col Signore risorto che si realizza nei
Sacramenti: « La fede si esprime nel rito e il rito rafforza e fortifica
la fede ».(14) Per questo, il Sacramento dell'altare sta sempre al centro
della vita ecclesiale; « grazie all'Eucaristia la Chiesa rinasce sempre di
nuovo! ».(15) Quanto più viva è la fede eucaristica nel Popolo di Dio,
tanto più profonda è la sua partecipazione alla vita ecclesiale mediante
la convinta adesione alla missione che Cristo ha affidato ai suoi
discepoli. Di ciò è testimone la stessa storia della Chiesa. Ogni grande
riforma è legata, in qualche modo, alla riscoperta della fede nella
presenza eucaristica del Signore in mezzo al suo popolo.


Santissima Trinità ed Eucaristia
Il pane disceso dal cielo
7. La prima realtà della fede eucaristica è il mistero stesso di Dio,
amore trinitario. Nel dialogo di Gesù con Nicodemo, troviamo
un'espressione illuminante a questo proposito: « Dio ha tanto amato il
mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non
muoia, ma abbia la vita eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per
giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui » (Gv
3,16-17). Queste parole mostrano la radice ultima del dono di Dio. Gesù
nell'Eucaristia dà non « qualche cosa » ma se stesso; egli offre il suo
corpo e versa il suo sangue. In tal modo dona la totalità della propria
esistenza, rivelando la fonte originaria di questo amore. Egli è l'eterno
Figlio dato per noi dal Padre. Nel Vangelo ascoltiamo ancora Gesù che,
dopo aver sfamato la moltitudine con la moltiplicazione dei pani e dei
pesci, ai suoi interlocutori che lo avevano seguito fino alla sinagoga di
Cafarnao, dice: « Il Padre mio vi dà il pane dal cielo, quello vero; il
pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo » (Gv
6,32-33), ed arriva ad identificare se stesso, la propria carne e il
proprio sangue, con quel pane: « Io sono il pane vivo, disceso dal cielo.
Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la
mia carne per la vita del mondo » (Gv 6,51). Gesù si manifesta così come
il pane della vita, che l'eterno Padre dona agli uomini.


Dono gratuito della Santissima Trinità
8. Nell'Eucaristia si rivela il disegno di amore che guida tutta la storia
della salvezza (cfr Ef 1,10; 3,8-11). In essa il Deus Trinitas, che in se
stesso è amore (cfr 1 Gv 4,7-8), si coinvolge pienamente con la nostra
condizione umana. Nel pane e nel vino, sotto le cui apparenze Cristo si
dona a noi nella cena pasquale (cfr Lc 22,14-20; 1 Cor 11,23- 26), è
l'intera vita divina che ci raggiunge e si partecipa a noi nella forma del
Sacramento. Dio è comunione perfetta di amore tra il Padre, il Figlio e lo
Spirito Santo. Già nella creazione l'uomo è chiamato a condividere in
qualche misura il soffio vitale di Dio (cfr Gn 2,7). Ma è in Cristo morto
e risorto e nell'effusione dello Spirito Santo, dato senza misura (cfr Gv
3,34), che siamo resi partecipi dell'intimità divina.(16) Gesù Cristo,
dunque, che « con uno Spirito eterno offrì se stesso senza macchia a Dio »
(Eb 9,14), nel dono eucaristico ci comunica la stessa vita divina. Si
tratta di un dono assolutamente gratuito, che risponde soltanto alle
promesse di Dio, compiute oltre ogni misura. La Chiesa accoglie, celebra,
adora questo dono in fedele obbedienza. Il « mistero della fede » è
mistero di amore trinitario, al quale siamo per grazia chiamati a
partecipare. Anche noi dobbiamo pertanto esclamare con sant'Agostino « Se
vedi la carità, vedi la Trinità ».(17)


Eucaristia: Gesù vero Agnello immolato
La nuova ed eterna alleanza nel sangue dell'Agnello
9. La missione per la quale Gesù è venuto fra noi giunge a compimento nel
Mistero pasquale. Dall'alto della croce, dalla quale attira tutti a sé
(cfr Gv 12,32), prima di « consegnare lo Spirito », Egli dice: « Tutto è
compiuto » (Gv 19,30). Nel mistero della sua obbedienza fino alla morte, e
alla morte di croce (cfr Fil 2,8), si è compiuta la nuova ed eterna
alleanza. La libertà di Dio e la libertà dell'uomo si sono definitivamente
incontrate nella sua carne crocifissa in un patto indissolubile, valido
per sempre. Anche il peccato dell'uomo è stato espiato una volta per tutte
dal Figlio di Dio (cfr Eb 7,27; 1 Gv 2,2; 4,10). Come ho già avuto modo di
affermare, « nella sua morte in croce si compie quel volgersi di Dio
contro se stesso nel quale Egli si dona per rialzare l'uomo e salvarlo –
amore, questo, nella sua forma più radicale ».(18) Nel Mistero pasquale si
è realizzata davvero la nostra liberazione dal male e dalla morte.
Nell'istituzione dell'Eucaristia Gesù stesso aveva parlato della « nuova
ed eterna alleanza », stipulata nel suo sangue versato (cfr Mt 26,28; Mc
14,24; Lc 22,20). Questo scopo ultimo della sua missione era già ben
evidente all'inizio della sua vita pubblica. Infatti, quando sulle rive
del Giordano, Giovanni il Battista vede Gesù venire verso di lui, esclama:
« Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo » (Gv
1,29). È significativo che la stessa espressione ricorra, ogni volta che
celebriamo la santa Messa, nell'invito del sacerdote ad accostarsi
all'altare: « Beati gli invitati alla cena del Signore, ecco l'agnello di
Dio che toglie i peccati del mondo ». Gesù è il vero agnello pasquale che
ha offerto spontaneamente se stesso in sacrificio per noi, realizzando
così la nuova ed eterna alleanza. L'Eucaristia contiene in sé questa
radicale novità, che si ripropone a noi in ogni celebrazione.(19)

L'istituzione dell'Eucaristia
10. In tal modo siamo portati a riflettere sull'istituzione
dell'Eucaristia nell'Ultima Cena. Ciò accadde nel contesto di una cena
rituale che costituiva il memoriale dell'avvenimento fondante del popolo
di Israele: la liberazione dalla schiavitù dell'Egitto. Questa cena
rituale, legata all'immolazione degli agnelli (cfr Es 12,1-28.43-51), era
memoria del passato ma, nello stesso tempo, anche memoria profetica, ossia
annuncio di una liberazione futura. Infatti, il popolo aveva sperimentato
che quella liberazione non era stata definitiva, poiché la sua storia era
ancora troppo segnata dalla schiavitù e dal peccato. Il memoriale
dell'antica liberazione si apriva così alla domanda e all'attesa di una
salvezza più profonda, radicale, universale e definitiva. È in questo
contesto che Gesù introduce la novità del suo dono. Nella preghiera di
lode, la Berakah, Egli ringrazia il Padre non solo per i grandi eventi
della storia passata, ma anche per la propria « esaltazione ». Istituendo
il sacramento dell'Eucaristia, Gesù anticipa ed implica il Sacrificio
della croce e la vittoria della risurrezione. Al tempo stesso, Egli si
rivela come il vero agnello immolato, previsto nel disegno del Padre fin
dalla fondazione del mondo, come si legge nella Prima Lettera di Pietro
(cfr 1,18-20). Collocando in questo contesto il suo dono, Gesù manifesta
il senso salvifico della sua morte e risurrezione, mistero che diviene
realtà rinnovatrice della storia e del cosmo intero. L'istituzione
dell'Eucaristia mostra, infatti, come quella morte, di per sé violenta ed
assurda, sia diventata in Gesù supremo atto di amore e definitiva
liberazione dell'umanità dal male.

Figura transit in veritatem
11. In questo modo Gesù inserisce il suo novum radicale all'interno
dell'antica cena sacrificale ebraica. Quella cena per noi cristiani non è
più necessario ripeterla. Come giustamente dicono i Padri, figura transit
in veritatem: ciò che annunciava le realtà future ha ora lasciato il posto
alla verità stessa. L'antico rito si è compiuto ed è stato superato
definitivamente attraverso il dono d'amore del Figlio di Dio incarnato. Il
cibo della verità, Cristo immolato per noi, dat ... figuris terminum.(20)
Con il comando « Fate questo in memoria di me » (Lc 22,19; 1 Cor 11,25),
Egli ci chiede di corrispondere al suo dono e di rappresentarlo
sacramentalmente. Con queste parole, pertanto, il Signore esprime, per
così dire, l'attesa che la sua Chiesa, nata dal suo sacrificio, accolga
questo dono, sviluppando sotto la guida dello Spirito Santo la forma
liturgica del Sacramento. Il memoriale del suo dono perfetto, infatti, non
consiste nella semplice ripetizione dell'Ultima Cena, ma propriamente
nell'Eucaristia, ossia nella novità radicale del culto cristiano. Gesù ci
ha così lasciato il compito di entrare nella sua « ora »: « L'Eucaristia
ci attira nell'atto oblativo di Gesù. Noi non riceviamo soltanto in modo
statico il Logos incarnato, ma veniamo coinvolti nella dinamica della sua
donazione ».(21) Egli « ci attira dentro di sé ».(22) La conversione
sostanziale del pane e del vino nel suo corpo e nel suo sangue pone dentro
la creazione il principio di un cambiamento radicale, come una sorta di «
fissione nucleare », per usare un'immagine a noi oggi ben nota, portata
nel più intimo dell'essere, un cambiamento destinato a suscitare un
processo di trasformazione della realtà, il cui termine ultimo sarà la
trasfigurazione del mondo intero, fino a quella condizione in cui Dio sarà
tutto in tutti (cfr 1 Cor 15,28).


Lo Spirito Santo e l' Eucaristia
Gesù e lo Spirito Santo
12. Con la sua parola e con il pane ed il vino il Signore stesso ci ha
offerto gli elementi essenziali del culto nuovo. La Chiesa, sua Sposa, è
chiamata a celebrare il convito eucaristico giorno dopo giorno in memoria
di Lui. Essa inscrive così il sacrificio redentore del suo Sposo nella
storia degli uomini e lo rende presente sacramentalmente in tutte le
culture. Questo grande mistero viene celebrato nelle forme liturgiche che
la Chiesa, guidata dallo Spirito Santo, sviluppa nel tempo e nello
spazio.(23) A tale proposito è necessario risvegliare in noi la
consapevolezza del ruolo decisivo esercitato dallo Spirito Santo nello
sviluppo della forma liturgica e nell'approfondimento dei divini misteri.
Il Paraclito, primo dono ai credenti,(24) operante già nella creazione
(cfr Gn 1,2), è pienamente presente in tutta l'esistenza del Verbo
incarnato: Gesù Cristo, infatti, è concepito dalla Vergine Maria per opera
dello Spirito Santo (cfr Mt 1,18; Lc 1,35); all'inizio della sua missione
pubblica, sulle rive del Giordano, lo vede scendere su di sé in forma di
colomba (cfr Mt 3,16 e par); in questo stesso Spirito agisce, parla ed
esulta (cfr Lc 10,21); ed è in Lui che egli può offrire se stesso (cfr Eb
9,14). Nei cosiddetti « discorsi di addio », riportati da Giovanni, Gesù
mette in chiara relazione il dono della sua vita nel mistero pasquale con
il dono dello Spirito ai suoi (cfr Gv 16,7). Una volta risorto, portando
nella sua carne i segni della passione, Egli può effondere lo Spirito (cfr
Gv 20,22), rendendo i suoi partecipi della sua stessa missione (cfr Gv
20,21). Sarà poi lo Spirito ad insegnare ai discepoli ogni cosa e a
ricordare loro tutto ciò che Cristo ha detto (cfr Gv 14,26), perché spetta
a Lui, in quanto Spirito di verità (cfr Gv 15,26), introdurre i discepoli
alla verità tutta intera (cfr Gv 16,13). Nel racconto degli Atti lo
Spirito discende sugli Apostoli radunati in preghiera con Maria nel giorno
di Pentecoste (cfr 2,1-4), e li anima alla missione di annunciare a tutti
i popoli la buona novella. Pertanto, è in forza dell'azione dello Spirito
che Cristo stesso rimane presente ed operante nella sua Chiesa, a partire
dal suo centro vitale che è l'Eucaristia.

Spirito Santo e Celebrazione eucaristica
13. In questo orizzonte si comprende il ruolo decisivo dello Spirito Santo
nella Celebrazione eucaristica ed in particolare in riferimento alla
transustanziazione. La consapevolezza di ciò è ben documentabile nei Padri
della Chiesa. San Cirillo di Gerusalemme, nelle sue Catechesi, ricorda che
noi « invochiamo Dio misericordioso di inviare il suo Santo Spirito sulle
oblate che ci stanno dinanzi, affinché Egli trasformi il pane in corpo di
Cristo e il vino in sangue di Cristo. Ciò che lo Spirito Santo tocca è
santificato e trasformato totalmente ».(25) Anche san Giovanni Crisostomo
rileva che il sacerdote invoca lo Spirito Santo quando celebra il
Sacrificio: (26) come Elia, il ministro – egli dice – attira lo Spirito
Santo affinché « discendendo la grazia sulla vittima si accendano per
mezzo di essa le anime di tutti ».(27) È quanto mai necessaria per la vita
spirituale dei fedeli una coscienza più chiara della ricchezza
dell'anafora: insieme alle parole pronunciate da Cristo nell'Ultima Cena,
essa contiene l'epiclesi, quale invocazione al Padre perché faccia
discendere il dono dello Spirito affinché il pane e il vino diventino il
corpo ed il sangue di Gesù Cristo e perché « la comunità tutta intera
diventi sempre più corpo di Cristo ».(28) Lo Spirito, invocato dal
celebrante sui doni del pane e del vino posti sull'altare, è il medesimo
che riunisce i fedeli « in un solo corpo », rendendoli un'offerta
spirituale gradita al Padre.(29)

(continua)
 






a cura della Dott.ssa Adele Caramico Stenta
 

 

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