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IV. Eucaristia e sacramento dell'Ordine
In persona Christi capitis
23. Il nesso intrinseco fra Eucaristia e sacramento dell'Ordine risulta
dalle parole stesse di Gesù nel Cenacolo: « Fate questo in memoria di me »
(Lc 22,19). Gesù, infatti, alla vigilia della sua morte, ha istituito
l'Eucaristia e fondato allo stesso tempo il sacerdozio della Nuova
Alleanza. Egli è sacerdote, vittima ed altare: mediatore tra Dio Padre ed
il popolo (cfr Eb 5,5-10), vittima di espiazione (cfr 1 Gv 2,2; 4,10) che
offre se stessa sull'altare della croce. Nessuno può dire « questo è il
mio corpo » e « questo è il calice del mio sangue » se non nel nome e
nella persona di Cristo, unico sommo sacerdote della nuova ed eterna
Alleanza (cfr Eb 8-9). Il Sinodo dei Vescovi già in altre assemblee aveva
messo a tema il Sacerdozio ordinato, sia per quanto riguarda l'identità
del ministero(69) sia per la formazione dei candidati.(70) In questa
circostanza, alla luce del dialogo avvenuto all'interno dell'ultima
Assemblea sinodale, mi preme richiamare alcuni valori relativi al rapporto
tra Sacramento eucaristico e Ordine. Innanzitutto è necessario ribadire
che il legame tra l'Ordine sacro e l'Eucaristia è visibile proprio nella
Messa presieduta dal Vescovo o dal presbitero in persona di Cristo capo.
La dottrina della Chiesa fa dell'ordinazione sacerdotale la condizione
imprescindibile per la celebrazione valida dell'Eucaristia.(71) Infatti, «
nel servizio ecclesiale del ministro ordinato è Cristo stesso che è
presente alla sua Chiesa, in quanto Capo del suo corpo, Pastore del suo
gregge, Sommo Sacerdote del sacrificio redentore ».(72) Certamente il
ministro ordinato « agisce anche a nome di tutta la Chiesa allorché
presenta a Dio la preghiera della Chiesa e soprattutto quando offre il
sacrificio eucaristico ».(73) È necessario, pertanto, che i sacerdoti
abbiano coscienza che tutto il loro ministero non deve mai mettere in
primo piano loro stessi o le loro opinioni, ma Gesù Cristo. Contraddice
l'identità sacerdotale ogni tentativo di porre se stessi come protagonisti
dell'azione liturgica. Il sacerdote è più che mai servo e deve impegnarsi
continuamente ad essere segno che, come strumento docile nelle mani di
Cristo, rimanda a Lui. Ciò si esprime particolarmente nell'umiltà con la
quale il sacerdote guida l'azione liturgica, in obbedienza al rito,
corrispondendovi con il cuore e la mente, evitando tutto ciò che possa
dare la sensazione di un proprio inopportuno protagonismo. Raccomando,
pertanto, al clero di approfondire sempre la coscienza del proprio
ministero eucaristico come umile servizio a Cristo e alla sua Chiesa. Il
sacerdozio, come diceva sant'Agostino, è amoris officium,(74) è l'ufficio
del buon pastore, che offre la vita per le pecore (cfr Gv 10,14-15).


Eucaristia e celibato sacerdotale
24. I Padri sinodali hanno voluto sottolineare che il sacerdozio
ministeriale richiede, attraverso l'Ordinazione, la piena configurazione a
Cristo. Pur nel rispetto della differente prassi e tradizione orientale, è
necessario ribadire il senso profondo del celibato sacerdotale, ritenuto
giustamente una ricchezza inestimabile, e confermato anche dalla prassi
orientale di scegliere i Vescovi solo tra coloro che vivono nel celibato e
che tiene in grande onore la scelta del celibato operata da numerosi
presbiteri. In tale scelta del sacerdote, infatti, trovano peculiare
espressione la dedizione che lo conforma a Cristo e l'offerta esclusiva di
se stesso per il Regno di Dio.(75) Il fatto che Cristo stesso, sacerdote
in eterno, abbia vissuto la sua missione fino al sacrificio della croce
nello stato di verginità costituisce il punto di riferimento sicuro per
cogliere il senso della tradizione della Chiesa latina a questo proposito.
Pertanto, non è sufficiente comprendere il celibato sacerdotale in termini
meramente funzionali. In realtà, esso rappresenta una speciale
conformazione allo stile di vita di Cristo stesso. Tale scelta è
innanzitutto sponsale; è immedesimazione con il cuore di Cristo Sposo che
dà la vita per la sua Sposa. In unità con la grande tradizione ecclesiale,
con il Concilio Vaticano II (76) e con i Sommi Pontefici miei predecessori
(77), ribadisco la bellezza e l'importanza di una vita sacerdotale vissuta
nel celibato come segno espressivo della dedizione totale ed esclusiva a
Cristo, alla Chiesa e al Regno di Dio, e ne confermo quindi
l'obbligatorietà per la tradizione latina. Il celibato sacerdotale vissuto
con maturità, letizia e dedizione è una grandissima benedizione per la
Chiesa e per la stessa società.


Scarsità di clero e pastorale vocazionale
25. A proposito del legame tra sacramento dell'Ordine ed Eucaristia, il
Sinodo si è soffermato sulla situazione di disagio che si viene a creare
in diverse Diocesi quando ci si trova a dover fare i conti con la scarsità
di sacerdoti. Ciò accade non solo in alcune zone di prima
evangelizzazione, ma anche in molti Paesi di lunga tradizione cristiana.
Certamente giova alla soluzione del problema una più equa distribuzione
del clero. Occorre dunque un lavoro di sensibilizzazione capillare. I
Vescovi coinvolgano nelle necessità pastorali gli Istituti di Vita
Consacrata e le nuove realtà ecclesiali, nel rispetto del carisma loro
proprio, e sollecitino tutti i membri del clero a una più grande
disponibilità per servire la Chiesa là dove ve ne sia bisogno, anche a
costo di sacrificio.(78) Inoltre, all'interno del Sinodo si è anche
discusso sulle attenzioni pastorali da mettere in atto per favorire,
soprattutto nei giovani, l'apertura interiore alla vocazione sacerdotale.
Tale situazione non può trovare soluzione in semplici accorgimenti
pragmatici. Si deve evitare che i Vescovi, spinti da pur comprensibili
preoccupazioni funzionali per la mancanza di clero, non svolgano un
adeguato discernimento vocazionale e ammettano alla formazione specifica e
all'ordinazione candidati che non possiedono le caratteristiche necessarie
per il servizio sacerdotale.(79) Un clero non sufficientemente formato,
ammesso all'ordinazione senza il doveroso discernimento, difficilmente
potrà offrire una testimonianza atta a suscitare in altri il desiderio di
corrispondere con generosità alla chiamata di Cristo. La pastorale
vocazionale, in realtà, deve coinvolgere tutta la comunità cristiana in
ogni suo ambito.(80) Ovviamente, in questo capillare lavoro pastorale è
inclusa anche l'opera di sensibilizzazione delle famiglie, spesso
indifferenti se non addirittura contrarie all'ipotesi della vocazione
sacerdotale. Si aprano con generosità al dono della vita ed educhino i
figli ad essere disponibili alla volontà di Dio. In sintesi, occorre
soprattutto avere il coraggio di proporre ai giovani la radicalità della
sequela di Cristo mostrandone il fascino.


Gratitudine e speranza
26. Infine, è necessario avere maggiore fede e speranza nella iniziativa
divina. Anche se in alcune regioni si registra scarsità di clero, non deve
mai venire meno la fiducia che Cristo continui a suscitare uomini, i
quali, abbandonata ogni altra occupazione, si dedichino totalmente alla
celebrazione dei sacri misteri, alla predicazione del Vangelo e al
ministero pastorale. In questa circostanza desidero dare voce alla
gratitudine della Chiesa intera per tutti i Vescovi e i presbiteri, che
svolgono con fedele dedizione ed impegno la propria missione. Naturalmente
il ringraziamento della Chiesa va anche ai diaconi, cui sono imposte le
mani « non per il sacerdozio ma per il servizio ».(81) Come ha
raccomandato l'Assemblea del Sinodo, uno speciale grazie rivolgo ai
presbiteri fidei donum, che con competenza e generosa dedizione edificano
la comunità annunciandole la Parola di Dio e spezzando il Pane della vita,
senza risparmiare energie nel servizio alla missione della Chiesa.(82)
Occorre ringraziare Dio per i tanti sacerdoti che hanno sofferto fino al
sacrificio della vita per servire Cristo. In essi si rivela con
l'eloquenza dei fatti che cosa significhi essere sacerdote sino in fondo.
Si tratta di testimonianze commoventi che possono ispirare tanti giovani a
seguire a loro volta Cristo ed a spendere la loro vita per gli altri,
trovando proprio così la vita vera.


V. Eucaristia e Matrimonio
Eucaristia, sacramento sponsale
27. L'Eucaristia, sacramento della carità, mostra un particolare rapporto
con l'amore tra l'uomo e la donna, uniti in matrimonio. Approfondire
questo legame è una necessità propria del nostro tempo.(83) Il Papa
Giovanni Paolo II ha avuto più volte l'occasione di affermare il carattere
sponsale dell'Eucaristia ed il suo rapporto peculiare con il sacramento
del Matrimonio: « L'Eucaristia è il sacramento della nostra redenzione. È
il sacramento dello Sposo, della Sposa ».(84) Del resto, « tutta la vita
cristiana porta il segno dell'amore sponsale di Cristo e della Chiesa. Già
il Battesimo, che introduce nel Popolo di Dio, è un mistero nuziale: è per
così dire il lavacro delle nozze che precede il banchetto delle nozze,
l'Eucaristia ».(85) L'Eucaristia corrobora in modo inesauribile l'unità e
l'amore indissolubili di ogni Matrimonio cristiano. In esso, in forza del
sacramento, il vincolo coniugale è intrinsecamente connesso all'unità
eucaristica tra Cristo sposo e la Chiesa sposa (cfr Ef 5,31-32). Il
reciproco consenso che marito e moglie si scambiano in Cristo, e che li
costituisce in comunità di vita e di amore, ha anch'esso una dimensione
eucaristica. Infatti, nella teologia paolina, l'amore sponsale è segno
sacramentale dell'amore di Cristo per la sua Chiesa, un amore che ha il
suo punto culminante nella Croce, espressione delle sue « nozze » con
l'umanità e, al contempo, origine e centro dell'Eucaristia. Per questo la
Chiesa manifesta una particolare vicinanza spirituale a tutti coloro che
hanno fondato la loro famiglia sul sacramento del Matrimonio.(86) La
famiglia – chiesa domestica(87) – è un ambito primario della vita della
Chiesa, specialmente per il ruolo decisivo nei confronti dell'educazione
cristiana dei figli.(88) In questo contesto il Sinodo ha raccomandato
anche di riconoscere la singolare missione della donna nella famiglia e
nella società, una missione che va difesa, salvaguardata e promossa.(89)
Il suo essere sposa e madre costituisce una realtà imprescindibile che non
deve mai essere svilita.


Eucaristia e unicità del matrimonio
28. È propriamente alla luce di questa relazione intrinseca tra
matrimonio, famiglia ed Eucaristia che è possibile considerare alcuni
problemi pastorali. Il legame fedele, indissolubile ed esclusivo che
unisce Cristo e la Chiesa, e che trova espressione sacramentale
nell'Eucaristia, si incontra con il dato antropologico originario per cui
l'uomo deve essere unito in modo definitivo ad una sola donna e viceversa
(cfr Gn 2,24; Mt 19,5). In questo orizzonte di pensieri, il Sinodo dei
Vescovi ha affrontato il tema della prassi pastorale nei confronti di chi
incontra l'annuncio del Vangelo provenendo da culture in cui è praticata
la poligamia. Coloro che si trovano in una tale situazione e che si aprono
alla fede cristiana devono essere aiutati ad integrare il loro progetto
umano nella novità radicale di Cristo. Nel percorso di catecumenato,
Cristo li raggiunge nella loro condizione specifica e li chiama alla piena
verità dell'amore passando attraverso le rinunce necessarie, in vista
della comunione ecclesiale perfetta. La Chiesa li accompagna con una
pastorale piena di dolcezza e insieme di fermezza,(90) soprattutto
mostrando loro la luce che dai misteri cristiani si riverbera sulla natura
e sugli affetti umani.


Eucaristia e indissolubilità del matrimonio
29. Se l'Eucaristia esprime l'irreversibilità dell'amore di Dio in Cristo
per la sua Chiesa, si comprende perché essa implichi, in relazione al
sacramento del Matrimonio, quella indissolubilità alla quale ogni vero
amore non può che anelare.(91) Più che giustificata quindi l'attenzione
pastorale che il Sinodo ha riservato alle situazioni dolorose in cui si
trovano non pochi fedeli che, dopo aver celebrato il sacramento del
Matrimonio, hanno divorziato e contratto nuove nozze. Si tratta di un
problema pastorale spinoso e complesso, una vera piaga dell'odierno
contesto sociale che intacca in misura crescente gli stessi ambienti
cattolici. I Pastori, per amore della verità, sono obbligati a discernere
bene le diverse situazioni, per aiutare spiritualmente nei modi adeguati i
fedeli coinvolti.(92) Il Sinodo dei Vescovi ha confermato la prassi della
Chiesa, fondata sulla Sacra Scrittura (cfr Mc 10,2-12), di non ammettere
ai Sacramenti i divorziati risposati, perché il loro stato e la loro
condizione di vita oggettivamente contraddicono quell'unione di amore tra
Cristo e la Chiesa che è significata ed attuata nell'Eucaristia. I
divorziati risposati, tuttavia, nonostante la loro situazione, continuano
ad appartenere alla Chiesa, che li segue con speciale attenzione, nel
desiderio che coltivino, per quanto possibile, uno stile cristiano di vita
attraverso la partecipazione alla santa Messa, pur senza ricevere la
Comunione, l'ascolto della Parola di Dio, l'Adorazione eucaristica, la
preghiera, la partecipazione alla vita comunitaria, il dialogo confidente
con un sacerdote o un maestro di vita spirituale, la dedizione alla carità
vissuta, le opere di penitenza, l'impegno educativo verso i figli.
Là dove sorgono legittimamente dei dubbi sulla validità del Matrimonio
sacramentale contratto, si deve intraprendere quanto è necessario per
verificarne la fondatezza. Bisogna poi assicurare, nel pieno rispetto del
diritto canonico,(93) la presenza sul territorio dei tribunali
ecclesiastici, il loro carattere pastorale, la loro corretta e pronta
attività.(94) Occorre che in ogni Diocesi ci sia un numero sufficiente di
persone preparate per il sollecito funzionamento dei tribunali
ecclesiastici. Ricordo che « è un obbligo grave quello di rendere
l'operato istituzionale della Chiesa nei tribunali sempre più vicino ai
fedeli ».(95) È necessario, tuttavia, evitare di intendere la
preoccupazione pastorale come se fosse in contrapposizione col diritto. Si
deve piuttosto partire dal presupposto che fondamentale punto d'incontro
tra diritto e pastorale è l'amore per la verità: questa infatti non è mai
astratta, ma « si integra nell'itinerario umano e cristiano di ogni fedele
».(96) Infine, là dove non viene riconosciuta la nullità del vincolo
matrimoniale e si danno condizioni oggettive che di fatto rendono la
convivenza irreversibile, la Chiesa incoraggia questi fedeli a impegnarsi
a vivere la loro relazione secondo le esigenze della legge di Dio, come
amici, come fratello e sorella; così potranno riaccostarsi alla mensa
eucaristica, con le attenzioni previste dalla provata prassi ecclesiale.
Tale cammino, perché sia possibile e porti frutti, deve essere sostenuto
dall'aiuto dei pastori e da adeguate iniziative ecclesiali, evitando, in
ogni caso, di benedire queste relazioni, perché tra i fedeli non sorgano
confusioni circa il valore del Matrimonio.(97)
Data la complessità del contesto culturale in cui vive la Chiesa in molti
Paesi, il Sinodo ha, poi, raccomandato di avere la massima cura pastorale
nella formazione dei nubendi e nella previa verifica delle loro
convinzioni circa gli impegni irrinunciabili per la validità del
sacramento del Matrimonio. Un serio discernimento a questo riguardo potrà
evitare che impulsi emotivi o ragioni superficiali inducano i due giovani
ad assumere responsabilità che non sapranno poi onorare.(98) Troppo grande
è il bene che la Chiesa e l'intera società s'attendono dal matrimonio e
dalla famiglia su di esso fondata per non impegnarsi a fondo in questo
specifico ambito pastorale. Matrimonio e famiglia sono istituzioni che
devono essere promosse e difese da ogni possibile equivoco sulla loro
verità, perché ogni danno arrecato ad esse è di fatto una ferita che si
arreca alla convivenza umana come tale.


Eucaristia ed Escatologia
Eucaristia: dono all'uomo in cammino
30. Se è vero che i Sacramenti sono una realtà che appartiene alla Chiesa
pellegrinante nel tempo(99) verso la piena manifestazione della vittoria
di Cristo risorto, è tuttavia altrettanto vero che, specialmente nella
liturgia eucaristica, ci è dato di pregustare il compimento escatologico
verso cui ogni uomo e tutta la creazione sono in cammino (cfr Rm 8,19
ss.). L'uomo è creato per la felicità vera ed eterna, che solo l'amore di
Dio può dare. Ma la nostra libertà ferita si smarrirebbe, se non fosse
possibile già fin d'ora sperimentare qualcosa del compimento futuro. Del
resto, ogni uomo per poter camminare nella direzione giusta ha bisogno di
essere orientato verso il traguardo finale. Questa meta ultima, in realtà,
è lo stesso Cristo Signore vincitore del peccato e della morte, che si
rende presente a noi in modo speciale nella Celebrazione eucaristica.
Così, pur essendo noi ancora « stranieri e pellegrini » (1 Pt 2,11) in
questo mondo, nella fede già partecipiamo alla pienezza della vita
risorta. Il banchetto eucaristico, rivelando la sua dimensione fortemente
escatologica, viene in aiuto alla nostra libertà in cammino.


Il banchetto escatologico
31. Riflettendo su questo mistero, possiamo dire che con la sua venuta
Gesù si è posto in rapporto con l'attesa presente nel popolo di Israele,
nell'intera umanità ed in fondo nella stessa creazione. Con il dono di se
stesso, Egli ha obiettivamente inaugurato il tempo escatologico. Cristo è
venuto per chiamare a raccolta il Popolo di Dio disperso (cfr Gv 11,52),
manifestando chiaramente l'intenzione di radunare la comunità
dell'alleanza, per portare a compimento le promesse di Dio fatte agli
antichi padri (cfr Ger 23,3; 31,10; Lc 1,55.70). Nella chiamata dei
Dodici, da porre in relazione con le dodici tribù di Israele, e nel
mandato loro affidato nell'Ultima Cena, prima della sua Passione
redentrice, di celebrare il suo memoriale, Gesù ha mostrato di voler
trasferire all'intera comunità da Lui fondata il compito di essere, nella
storia, segno e strumento del raduno escatologico, in Lui iniziato.
Pertanto, in ogni Celebrazione eucaristica si realizza sacramentalmente il
radunarsi escatologico del Popolo di Dio. Il banchetto eucaristico è per
noi reale anticipazione del banchetto finale, preannunziato dai Profeti
(cfr Is 25,6-9) e descritto nel Nuovo Testamento come « le nozze
dell'Agnello » (Ap 19,7.9), da celebrarsi nella gioia della comunione dei
santi.(100)


Preghiera per i defunti
32. La Celebrazione eucaristica, nella quale annunciamo la morte del
Signore, proclamiamo la sua risurrezione, nell'attesa della sua venuta, è
pegno della gloria futura in cui anche i nostri corpi saranno glorificati.
Celebrando il Memoriale della nostra salvezza si rafforza in noi la
speranza della risurrezione della carne e della possibilità di incontrare
di nuovo, faccia a faccia, coloro che ci hanno preceduto nel segno della
fede. In questo orizzonte, insieme ai Padri sinodali, vorrei ricordare a
tutti i fedeli l'importanza della preghiera di suffragio per i defunti, in
particolare della celebrazione di sante Messe per loro,(101) affinché,
purificati, possano giungere alla visione beatifica di Dio. Riscoprendo la
dimensione escatologica insita nell'Eucaristia, celebrata ed adorata,
siamo così sostenuti nel nostro cammino e confortati nella speranza della
gloria (cfr Rm 5,2; Tt 2,13).


L'Eucaristia e la Vergine Maria
33. Dalla relazione tra l'Eucaristia e i singoli Sacramenti, e dal
significato escatologico dei santi Misteri emerge nel suo insieme il
profilo dell'esistenza cristiana, chiamata ad essere in ogni istante culto
spirituale, offerta di se stessa gradita a Dio. E se è vero che noi tutti
siamo ancora in cammino verso il pieno compimento della nostra speranza,
questo non toglie che si possa già ora con gratitudine riconoscere che
quanto Dio ci ha donato trova perfetta realizzazione nella Vergine Maria,
Madre di Dio e Madre nostra: la sua Assunzione al cielo in corpo ed anima
è per noi segno di sicura speranza, in quanto indica a noi, pellegrini nel
tempo, quella meta escatologica che il sacramento dell'Eucaristia ci fa
fin d'ora pregustare.
In Maria Santissima vediamo perfettamente attuata anche la modalità
sacramentale con cui Dio raggiunge e coinvolge nella sua iniziativa
salvifica la creatura umana. Dall'Annunciazione alla Pentecoste, Maria di
Nazareth appare come la persona la cui libertà è totalmente disponibile
alla volontà di Dio. La sua Immacolata Concezione si rivela propriamente
nella docilità incondizionata alla Parola divina. La fede obbediente è la
forma che la sua vita assume in ogni istante di fronte all'azione di Dio.
Vergine in ascolto, ella vive in piena sintonia con la volontà divina;
serba nel suo cuore le parole che le vengono da Dio e, componendole come
in un mosaico, impara a comprenderle più a fondo (cfr Lc 2,19.51); Maria è
la grande Credente che, piena di fiducia, si mette nelle mani di Dio,
abbandonandosi alla sua volontà.(102) Tale mistero si intensifica fino ad
arrivare al pieno coinvolgimento nella missione redentrice di Gesù. Come
ha affermato il Concilio Vaticano II, « la beata Vergine avanzò nella
pellegrinazione della fede e serbò fedelmente la sua unione col Figlio
sino alla croce, dove, non senza un disegno divino, se ne stette (cfr Gv
19,25) soffrendo profondamente col suo Unigenito e associandosi con animo
materno al sacrificio di Lui, amorosamente consenziente all'immolazione
della vittima da lei generata; e finalmente, dallo stesso Gesù morente in
croce fu data quale madre al discepolo con queste parole: Donna, ecco tuo
figlio ».(103) Dall'Annunciazione fino alla Croce, Maria è colei che
accoglie la Parola fattasi carne in lei e giunta fino ad ammutolire nel
silenzio della morte. È lei, infine, che riceve nelle sue braccia il corpo
donato, ormai esanime, di Colui che davvero ha amato i suoi « sino alla
fine » (Gv 13,1).
Per questo, ogni volta che nella Liturgia eucaristica ci accostiamo al
Corpo e al Sangue di Cristo, ci rivolgiamo anche a Lei che, aderendovi
pienamente, ha accolto per tutta la Chiesa il sacrificio di Cristo.
Giustamente i Padri sinodali hanno affermato che « Maria inaugura la
partecipazione della Chiesa al sacrificio del Redentore ».(104) Ella è
l'Immacolata che accoglie incondizionatamente il dono di Dio e, in tal
modo, viene associata all'opera della salvezza. Maria di Nazareth, icona
della Chiesa nascente, è il modello di come ciascuno di noi è chiamato ad
accogliere il dono che Gesù fa di se stesso nell'Eucaristia.

seconda parte


 






a cura della Dott.ssa Adele Caramico Stenta
 

 

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