RU 486 – Come
funziona?
La pillola del
mese dopo.
Non si tratta propriamente di
assumere un’aspirina.
Per alcuni è la pillola che
toglie la sofferenza di un aborto chirurgico, per altri è un
rischio in più per la salute delle donne, che si trovano a
vivere nel “privato” questa esperienza, che rimane in ogni
caso, “aborto per espulsione farmacologia di una gravidanza in
atto”.
Di certo è l’equiparazione
dell’aborto a metodo contraccettivo e quindi disattende a
quanto previsto dalla Legge 194.
Vediamo come avviene un aborto
farmacologico con RU486.
L'Unione svizzera, per
decriminalizzare l’aborto (USPDA) così spiega il funzionamento
della pillola abortiva RU486 rispetto al più tradizionale
metodo dell'aspirazione:
In Svizzera, questo metodo può
essere prescritto entro la 7a settimana dal primo giorno
dell’ultima mestruazione.
L’interruzione è effettuata
ambulatorialmente, sia in clinica sia in uno studio medico,
con due farmaci: la Mifegyne (conosciuta anche con il nome di
RU 486) e una prostaglandina.
La Mifegyne blocca gli effetti
dell’ormone progesterone interrompendo lo sviluppo della
gravidanza.
La prostaglandina induce
contrazioni uterine e provoca l’espulsione dei tessuti
embrionali.
Alla presenza di personale
medico, la donna assume tre compresse di Mifegyne, poco dopo
puoi rientrare a casa.
Due giorni dopo, due compresse
di prostaglandina sono anch'esse prese nello studio medico o
in clinica. La donna rimane in osservazione per alcune ore.
Per circa due terzi delle
donne l’espulsione dei tessuti embrionali avviene in questo
periodo, per alcune avviene più tardi a casa.
A questo stadio molto precoce,
l’embrione misura tra i 2 e gli 8 mm, a seconda della durata
della gravidanza.
Circa due settimane dopo la
presa della prostaglandina viene effettuata una visita di
controllo.
Si noti che la procedura può
essere leggermente differente da quella descritta a seconda
del luogo dove è praticato l'intervento.
Effetti secondari
Solitamente vi sono dei crampi addominali leggermente più
dolorosi di quelli mestruali, che cessano rapidamente. A volte
questi dolori possono essere piu' forti o perdurare. Se del
caso, le verranno somministrati degli antidolorifici.
Perdite di sangue
Solitamente le perdite di sangue dopo l’intervento sono
meno abbondanti di una mestruazione normale e durano 4 a 5
giorni. Solitamente dopo l’espulsione vi sono perdite di
sangue un po' pi abbondanti di una mestruazione normale.
Durano circa 9 giorni, in alcuni casi anche pi a lungo.
La prostaglandina puo' provocare nausea ed una leggera
diarrea.
Confronto dei due metodi (chirurgico e farmacologico)
Entrambi i metodi sono efficaci e sicuri. In rari casi il
medico deve sconsigliare l'uno o l'altro per ragioni legate
alla salute della donna coinvolta. Esistono però delle
differenze riguardanti il periodo entro il quale la donna si
deve decidere e anche riguardanti la percezione dei due
metodi. E' importante tenere conto di queste differenze.
L'interruzione farmacologica si offre per le donne che sono
giunte rapidamente alla chiara decisione di interrompere la
gravidanza. Le donne che si decidono più tardi o hanno bisogno
di un tempo di riflessione più esteso, devono ricorrere
all’intervento chirurgico.
Metodo farmacologico
In oltre 95% dei casi un ulteriore intervento chirurgico
non è necessario. Non c'e' bisogno di narcosi.
Il procedimento è di tre giorni.
L’interruzione può essere praticata molto precocemente, il
che è sovente percepito come un sollievo psichico.
L'espulsione è vissuta coscientemente.
Molte donne ritengono che il metodo farmacologico è più
naturale.
Maggiore responsabilità personale.
Perdite di sangue più prolungate.
Dolori addominali che durano pi o meno a lungo.
Dai dati sopra riportati, sembra molto chiaro che chi
afferma che nei paesi dove viene praticato l’aborto
farmacologico, gli aborti sono diminuiti, mente, sapendo di
mentire.
Sono diminuiti i ricoveri per l’esecuzione in ospedale di
aborti, perché quelli farmacologici non rientrano nel
conteggio.
Ma il problema non è tanto questo, sorge il sospetto che
questo metodo abortivo condanni le donne ad un’ulteriore
solitudine e ne giovi esclusivamente la cassa, infatti si
evitano i costi del ricovero, dell’anestesia, della sala
operatoria.
Sia chiaro che però “bisogna decidere in fretta di
abortire”, altrimenti il metodo non è più efficace e si deve
ricorrere al metodo chirurgico.
Quindi, vengono disattese quelle norme previste dalla Legge
194 sul sostegno alla maternità, qui non si tratta di vedere
se possibile ovviare ai motivi che hanno portato la donna a
questa scelta dolorosa, questa possibilità non c’è e la donna
rimane per tre giorni in attesa dell’espulsione di quel figlio
che ha avuto la disavventura di sceglierla come culla.
Nerella Buggio -