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Rispettare la vita e le vite: tutto comincia da qui…”.

Questa frase, del Discorso del Santo Padre al Corpo Diplomatico presso la Santa Sede (13/01/2003), basterebbe da sola per indicare la giusta via a tutto il genere umano.

Viviamo in una società in cui ciò che conta è ciò che “appare”, ciò che conta è ciò che “rende”. La logica dell’avere è quella che prevale su quella dell’essere. Non importa che l’uomo valga in quanto uomo, in quanto persona umana creata ad immagine e somiglianza del suo Creatore. Ciò che conta è che quell’uomo, quella persona, possa dare, produrre, far incrementare a livello economico la società.

Ma………. qualcuno si chiede chi è?

Quell’uomo che è seduto dietro lo sportello di una banca, quello che sta pulendo le strade, quello che coltiva i campi, quello che giace immobile sofferente in un letto, quello che piange, quello che gioisce con gli altri, quello che vive sulla panchina di un parco: è sempre un uomo, qualunque sia la sua condizione sociale, il suo sesso, la sua attività lavorativa, la sua condizione di vita. Egli è e rimane sempre una persona umana!

Riflettiamo un attimo sulle prime due parole menzionate sopra: “Rispettare la vita”.

La vita umana è un mistero profondo nel quale ci troviamo ogni giorno a vivere ma che, forse, non comprendiamo pienamente.

La vita dei vegetali, delle piante, dei fiori, è diversa da quella dell’uomo. Come pure la stessa vita degli animali è diversa dalla nostra. C’è qualcosa in più che ci fa dire che la nostra è una vita “superiore” a quella degli altri essere viventi.

Ma cosa abbiamo noi che ci fa essere “superiori”? Quale la caratteristica che ci distingue dagli altri appartenenti alla razza animale?

La persona è un essere di “natura ragionevole”, cioè essa è un individuo che fa parte del mondo degli esseri quale soggetto che è unico nel suo genere, completamente diverso dagli altri animali che possono, alcuni, essere a lui relativamente somiglianti, dal punto di vista della costituzione fisica. La persona è un soggetto ed in quanto tale ha una sua propria interiorità, cosa che non può essere affermata per gli animali (cfr. K. WOJTYLA, Amore e responsabilità, Casale Monferrato 19844, p. 16).

La vita dell’uomo è vita che va “oltre la vita”, non si ferma al solo ambito corporeo e materiale, ma anela a qualcosa di più, o meglio, a Qualcuno del quale non si può fare a meno.

Il rispetto per la vita umana è “qualcosa” che dovrebbe essere fatto spontaneamente, senza neppure la necessità di ricordarlo. Ma la storia di tutti i giorni, sia passata che presente, ci fa notare che, purtroppo, non è così.

Il rispetto della vita inizia dal rispetto e dalla gratitudine per averla ricevuta. Inizia col rispettare la propria esistenza, il dono meraviglioso che si è ricevuto gratuitamente dal Signore. Se rispetto me stesso sono capace anche di rispettare l’altro. E’ ciò che anche nel vangelo Gesù ci dice:

“Amerai il prossimo tuo come te stesso” (Mc 12,31). Se sono capace di amare me stesso, rispettare la vita che ho, se so fare buon uso del libero arbitrio nei miei rapporti con gli altri, se rispetto e curo il mio corpo, se vivo in modo da rispettare la libertà degli altri, allora sto amando me stesso.

Se sono capace di fare questo, sono capace anche di amare il fratello che mi passa accanto, rispettarlo come persona umana, rispettarlo nella sua unicità ed irripetibilità.

Il Santo Padre dice “Rispettare la vita e le vite: tutto comincia da qui………”.

E tutto ha inizio e si basa proprio su questo fondamentale diritto: vivere.

Quando si dice tutto si intende proprio ogni cosa, dalla più piccola e banale, alla più grande e complicata dell’esistenza umana.

Ogni uomo, dal momento in cui di lui si forma la prima cellula, dopo il concepimento, ha un diritto fondamentale: vivere. Il rispetto della vita di ogni uomo inizia quando inizia anche il rispetto della vita del suo simile.

“L’aborto, l’eutanasia o la clonazione umana, ad esempio, rischiano di ridurre la persona umana ad un semplice oggetto…”.

Madre Teresa di Calcutta affermava che, se la donna che porta in grembo il suo bambino, lo uccide, non si può pretendere che l’uomo rispetti l’altro uomo.

L’aborto è negare alla vita, la più indifesa, di svilupparsi e di affacciarsi alla luce, alla gioia di ogni giorno, di poter crescere per essere vita piena e vita umana.

Ma è negare la vita, la sua integrità e la sua unicità, anche il praticare la clonazione umana.

L’uomo, in un delirio di onnipotenza, crede di poter gestire tutto della vita dei suoi simili, dal freddo ambito di un laboratorio!

La scienza, in questo caso, non può neppure essere definita tale, in quanto non serve a migliorare la vita umana ma a manovrarla, a non rispettarne l’integrità fisica e psichica. E, quando la scienza fa questo, non può neppure più essere definita tale.

Quando Adamo ed Eva mangiarono dell’albero della conoscenza del bene e del male, il Creatore fece in modo che non mangiassero pure dell’albero della vita (cfr. Gen 3, 22).

Ora forse possiamo dire che l’uomo ha allungato la mano per cogliere il frutto anche di quest’albero?

Adele Caramico

(articolo pubblicato su www.culturacattolica.it il 31/01/03)




 




 






a cura della Dott.ssa Adele Caramico Stenta
 

 

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