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Promozione e difesa del bambino (Mc 9, 36-37)

 

Nei vangeli troviamo in modo molto evidente l’Amore che Gesù nutre per i bambini. In questi tempi in cui sulla vita del più indifeso fra i “nati da donna” si sta parlando molto, e si sta dicendo di tutto, riprendere in mano ciò che il Maestro ha detto e fatto, con e per i bambini, diventa importante per comprendere come noi “adulti” dobbiamo porci nei confronti dei più piccoli ed indifesi. 

 

Gesù, valorizzando il bambino, ne promuove la crescita ed il rispetto da parte di tutti. Avendo messo l’infante in mezzo ai discepoli, quando questi ultimi avevano appena discusso tra loro su chi fosse il più grande, Egli crea un contrasto tra l’ambizione dei Dodici e quello che deve essere invece il loro atteggiamento: farsi servitori di tutti.

Ma essere "servitori di tutti" non è semplice e non lo è neppure il farlo comprendere agli altri. Ma Gesù adopera simboli semplici per trasmettere messaggi molto profondi.

Il bambino è il simbolo dell’umiltà e del servizio in quanto non ha molto potere per difendersi, non può sopraffare nessuno, non può fungere da leader in nessuna situazione o discussione.

Quando il Maestro afferma che chi accoglie uno di quei bambini nel Suo nome, accoglierà Lui stesso, sottolinea la condizione per vivere i Suoi insegnamenti.

Accogliere un bambino significa ridiventare “piccolo” come lui, “abbassarsi” alle sue esigenze per meglio comprenderlo ed aiutarlo, significa umiliarsi e perdere se stesso per amore di chi è ancora troppo piccolo ed indifeso.

Un semplice "bambino", potrebbe dire qualcuno, diventa "importante" da essere indicato quale esempio per poter vivere il Vangelo. Potrebbe anche apparire assurdo tutto questo, se si pensa al periodo storico ed al contesto in cui è stato detto.

Ma Gesù, a rafforzare il tutto, aggiunge che così facendo è Lui che si accoglie e, soprattutto, si accoglie Colui che lo ha mandato: Dio Padre.

Ancora una volta troviamo sottolineato come e quanto bisogna “abbassarsi” per entrare nel Regno dei Cieli.

E’ necessario che l’uomo si umili a servire, scenda in basso, per innalzarsi al Padre.

In effetti è ciò che il Figlio di Dio ha fatto, si è umiliato fino a morire per i nostri peccati, ma mentre era nell’umiliazione della croce già si stava innalzando alla Gloria della Resurrezione.

Il bambino è difeso anche ora fino al punto di essere proprio lui accanto a Gesù, proprio lui l’esempio ed il modello da seguire.

La sua immagine, in questa pericope, è provocatoria. Con Gesù che mette il fanciullo accanto a sé, come ci dice il parallelo lucano, abbiamo una contrapposizione tra Lui con l’infante, da un lato, e dall’altro abbiamo il gruppo degli adulti.

Nessuno di quest’ultimi, anche non sottovalutando il valore del bambino stesso, ha il desiderio di ridiventarlo.

L’adulto è orgoglioso del suo essere tale e rifiuta quindi un’eventuale regressione alla condizione infantile.

L’adulto si rifiuterebbe persino di seguire Gesù se Questi non gli apparisse più adulto di se stesso.

Ma Gesù si mette invece dalla parte del fanciullo e chiede a chi vuol seguirlo di fare altrettanto.

Con ciò invita l’uomo ad un tipo di conversione che sia radicale, ed a un’ubbidienza senza limiti al Padre Celeste.

 Adele Caramico – 14/9/2007

 

 



 






a cura della Dott.ssa Adele Caramico Stenta
 

 

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