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Pacs : lo strano
affare dei diritti senza doveri.
Lettera aperta
Signor Presidente del Consiglio,
Signori Ministri,
Onorevoli Deputati e Senatori,
ci pare del tutto condivisibile la
presa di posizione dell’Osservatore Romano (9-10 dicembre) a
proposito delle dichiarazioni fatte da membri della maggioranza di
governo sulla scadenza del 31 gennaio, data entro la quale verrà
presentato un disegno di legge che riconosca valore giuridico
pubblico alle unioni di fatto, cioè a coppie eterosessuali
conviventi e non sposate, ma anche a coppie omossessuali conviventi.
A costo di risultare rigidi e
intransigenti è necessario ripetere con tutto il fiato che abbiamo
in gola il nostro « no » a questo ennesimo regalo ‘sociale’ che il
governo Prodi vuole fare agli Italiani. In meno di un anno è oramai
sinistramente stonato il sottotitolo del programma di governo
dell’Unione : « per il bene dell’Italia ».
Quale bene, Presidente Prodi ?
Quale bene può venire a un Paese se
se ne polverizzano le fondamenta della vita comunitaria ? Secoli di
riflessioni filosofiche hanno individuato nella famiglia la base
della società e dello Stato, ma il nome di Hegel dirà ancora
qualcosa a qualcuno ? La famiglia tante volte è stata indicata come il
primo livello della socializzazione e dell’educazione. E adesso si
vogliono mischiare le carte e fraintendere e relativizzare l’essenza
del nucleo familiare. Il primo dei grandi cavalli di battaglia dei
« nemici della famiglia » è : « Ma l’idea di famiglia è cambiata, ha
avuto un’evoluzione e bisogna stare a passo coi tempi ». Certo,
bisogna stare a passo con i tempi. Ma che razza di tempi sono
questi, se non si è più in grado di osservare l’evidenza : che
piaccia o meno un nucleo familiare è composto da un uomo e una
donna, che possono procreare figli. E’ talmente e banalmente
evidente che si comincia ad avere paura di dirlo, secondo il nuovo
costume dominante per cui la dittatura del pensiero non si esercita
con la violenza, ma con la persuasione occulta. La purtuttavia
assurda pretesa di fare di un insieme di pratiche sessuali una
scelta libera e fonte di diritti (a quando i feticisti avranno i
loro specifici ‘diritti civili’ in quanto feticisti ?) sfocia –
neppure paradossalmente – nel creare miriadi di ‘ghetti’ protetti :
mentre il razzismo biologico voleva sopprimere certi ghetti (che so,
i malati di mente, gli zingari, gli omossessuali stessi), il nuovo
sfrenato individualismo mira a proteggere tutti i ghetti, perché vi
ci si entra e vi ci si esce ‘a piacere’. Non c’è più nulla di
naturale, l’uomo diventa una costruzione al servizio di ogni
fantasma, il principio di realtà non esiste più. Anche alla fine
dell’Impero Romano la società vedeva tutto come una libera scelta :
poi arrivarono i barbari, e solo la mediazione del Cristianesimo
impedì una tabula rasa.
Un uomo e una donna non sono famiglia
per il solo fatto di essere eterosessuali, ma perché decidono di
unire le loro vite, non solo i loro corpi, e quindi se ne prendono
la responsabilità pubblica (il matrimonio) assumendo
dei precisi doveri che gli articoli di legge ricordano e godendo di
alcuni diritti che provengono dalla loro scelta. E poi possono
decidere, se ne hanno la fortuna, di mettere al mondo dei figli e di
educarli, ma il nucleo familiare è già costituito prima
dell’eventuale arrivo dei pargoli, perché la società conferisce uno
statuto privilegiato ad una comunità che naturalmente è
potenzialmente capace di generare figli. A meno che non si celi
dietro alle nuove proposte il delirio dell’uomo artificiale, contro
cui infinite tradizioni culturali mettono in guardia, ma che
dall’Ottocento in poi molti pensatori traboccanti di umanità hanno
fomentato.
Detto questo, alle coppie
eterosessuali non-sposate, ma stabilmente conviventi – la stabilità
è richiesta dal programma prodiano (cfr. p.72) quasi ci fosse un
modo per misurarla - vorremmo tanto domandare : perché non siete
sposati ?
Perché la vostra è un’unione frutto
di matrimoni precedenti falliti ? Non può essere il vero motivo
perché è da un pezzo che esiste il divorzio. Allora forse non
credete all’ « istituzione del matrimonio » ? Sì, in effetti quasi
sempre è così. Fa molto intellettuale di sinistra dire questa frase,
o meglio lo faceva. Perché è dalla fine degli anni sessanta che la
si sente e francamente ci ha un po’ stufato. E’ ormai del
luogocomunismo puro e semplice ed è proprio incredibile che continui
ad essere pronunciata con l’aria di chi sente di aver fatto una
grande scoperta. Eppure è così.
Non si crede al matrimonio dunque.
Come dire che non si crede ad un’istituzione che lo Stato prevede
per fornire alle coppie stabilmente conviventi diritti e doveri.
Questo è il punto : non è tanto che non si creda al matrimonio, in
realtà non si vogliono i doveri del matrimonio. Non a caso la
parola più gettonata e inflazionata dei sostenitori dei Pacs è
DIRITTI. Povero Kant, quanto anche la sua di riflessione è stata
inutile visti questi risultati…Si vogliono solo i diritti - ad un
esame attento si nota facilmente che i diritti che sarebbero
riconosciuti con i Pacs sono gli stessi del matrimonio civile - ma
si pretende di non avere doveri. In effetti, che doveri hanno due
contraenti di Pacs ? Nessuno. La legge positiva può tutto, in fondo
come un dittatore assoluto ; se la legge protegge un comportamento,
qualunque esso sia, o ancora se definisce una condizione di vita e
la protegge in chi vi si riconosce, allora tutto ciò che la legge
protegge è immediatamente giusto e legittimo. Ma questa onnipotenza
della legge, è garantita da qualcosa oltre al principio del piacere ?
Guai a negare i diritti a qualunque
formazione eversiva dell’ordine naturale. Si possono negare dei
diritti ad una comunità religiosa in quanto tale, dato che i
tecnocrati traboccanti di umanità sanno che la religione porta con
sé ogni male, fatto che hanno sperimentato con successo con il loro
imperialismo culturale nei paesi extra-occidentali, che veicolano
violenza a causa delle loro religioni tradizionali, non per le
blasfemie che la tecnocrazia del mondialismo (europeo e mondiale)
perpetra sistematicamente. E questi diritti devono essere pubblici,
non basta che siano privati (chessò una qualche forma di accordo
prevista dal diritto privato), devono per forza ricevere una
legittimazione legislativa. La negazione di ogni legittimità morale
conduce alla tirannia della legge che tutto definisce : rimossa la
coscienza del male, basta che la legge mi dica che faccio bene, e
tutto diviene bene, almeno sino a quando non cambio idea. E’ quindi
la legge italiana che deve sancire che i Pacs sono in difesa dei
diritti di quei cittadini che non vogliono però doveri.
Ma c’è sempre un peggio per ogni
male, e in questo caso forse è proprio il vero obiettivo del tutto :
questi stessi diritti, senza alcun dovere, li vogliono anche le
coppie omosessuali. Non basta loro la nostra società aperta e
permissiva in cui il loro ‘orientamento sessuale’ è pubblicizzato
fino a divenire motivo di grande orgoglio, vittime che gareggiano
con gli ebrei per essere altrettanto vittime di loro (l’omofobia si
pretende un crimine quanto la negazione dei campi di sterminio
nazionalsocialisti o comunisti, dove ebrei sono pure morti). Non
basta loro la possibilità di stabilire un accordo privato in base al
quale i beni dell’uno possono essere lasciati all’altro con un
testamento – ricordo che Freddie Mercury, famoso non solo per la sua
bisessualità, ma soprattutto per la sua straordinaria voce e il suo
genio musicale unico, lasciò parte delle sue fortune al suo ultimo
compagno e addirittura ai suoi amatissimi gatti.
Ma gli omosessuali famosi o meno dei
nostri giorni vogliono che sia lo Stato a garantire l’esecuzione
delle loro volontà e di alcuni loro desideri. E loro cosa
garantiscono allo Stato e agli altri cittadini in quanto coppia ?
Nulla. E’ proprio uno strano affare : diritti pretesi in cambio di
nulla. Mentre in Europa ci trastulliamo sull’orlo del precipizio con
questi giochi suicidari, il resto del mondo sviluppa il diritto
demografico (facendo figli) di succhiare alle mammelle dei più
ricchi. Bella immagine tardo-antica e medievale, ma questo diritto
demografico a volte porta a strappare quelle stesse mammelle. E’
stato giusto creare premi alla denatalità, dall’aborto alla costante
pressione sull’aumento dei prezzi che hanno fatto passare delle
schiavitù (per esempio, la necessità e non la scelta di avere due
stipendi in famiglia) come conquiste sociali ? La storia ci insegna
che un popolo ha il diritto di suicidarsi, ma è diabolico chiamare
un suicidio ricerca della felicità.
E come ciliegina sulla torta ecco la
cara, vecchia, irrinunciabile polemica – che diventa spesso attacco
feroce – contro la Chiesa. Basta leggere l’editoriale di Scalfari
del 10 dicembre (per fortuna eccellentemente replicato in rete su
ilmondochevogliamo.net) per notare con evidenza lampante che la
Chiesa Cattolica diventa il grande bersaglio da colpire anche con il
diritto ai Pacs. Senza voler entrare nel merito di atti di
maleducazione intollerabile verso Sua Santità Benedetto XVI, bisogna
comunque saper vedere, come invita a fare anche P. Livio Fanzaga dai
microfoni di Radio Maria, anche oltre ciò che viene proposto in
superficie, una ‘battaglia’ per i diritti civili in superficie è
spesso in profondità un attacco ai messaggi più importanti che da
due millenni il Cristianesimo porta con sé.
Insomma, le riflessioni si susseguono
e non si può fare a meno di pensare che cosa abbiamo noi meno di
loro, noi che accettiamo e ci impegniamo a rispettare i doveri del
matrimonio, che assumiamo il compito di spendere energie materiali
(e non) per educare i nostri figli, Presidente Prodi, Ministra
Pollastrini (guardi che non sta affatto tutelando le pari
opportunità, se compromette le famiglie), Ministra Bindi, Onorevoli
e Senatori che cosa abbiamo meno di loro ? Non ci sta proprio bene
questo ddl, e quindi anche se non ricopriamo incarichi politici o
cariche pubbliche di rilievo sentiamo il bisogno di far sentire la
nostra voce a voi che siete gli eletti del popolo e non potete
legiferare per accontentare una parte del Paese infischiandovene di
quello che pensano tutti gli altri che sono di certo la maggioranza.
Non vi accorgete proprio che i Pacs
porteranno tutti i cittadini a fare questa riflessione e che la
dissoluzione della famiglia sarà già in stadio avanzato ?
Non meriterebbero forse aiuti in modo
prioritario e sostanzioso le famiglie che stentano ogni mese ?
Postilla : si conoscono tante persone,
anziani e giovani single, che dividono le loro giornate con un cane
o un gatto, che li colma di quell’affetto che altri uomini non sono
in grado di dare loro. Perché non pensate, Egregi Ministri anche ai
loro diritti ? Perché non proponete coerentemente anche un Pacs ad
hoc anche in questi casi ?
Piero e Adele Stenta,
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