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L’omosessualità nell’insegnamento della Chiesa Cattolica



Una recente discussione personale con un’intelligente interlocutrice mi ha spinto a scrivere qualcosa che potesse gettare luce su ciò che la Chiesa Cattolica crede e insegna a proposito dell’omossesualità. Innanzitutto per sfatare i soliti luoghi comuni, secondo i quali la Chiesa Cattolica sarebbe omofoba (anzi secondo alcuni addirittura sessuofoba !) e agli omosessuali verrebbe riservato un trattamento indecoroso, e poi anche per fornire a chiunque interessato strumenti o spunti di riflessione.

Come mi è capitato di fare osservare più volte, per poter affermare senza ombra di smentita quale sia la posizione della Chiesa su una data questione, è necessario prendere in mano il « Catechismo della Chiesa Cattolica » (lo indicheremo con CCC), confezionato proprio per evitare che tal fedele o tal ecclesiastico, parlando a titolo del tutto personale, possa pretendere di rappresentare la posizione ufficiale della Chiesa.

Ai paragrafi 2357-2358 del CCC emerge immediatamente la distinzione fondamentale sull’argomento : gli atti omossesuali sono distinti dalle persone omossesuali. Si legge infatti che gli atti omosessuali sono « intrinsecamente disordinati », così come insegna la Sacra Scrittura e come è ripreso in modo unanime dalla Tradizione della Chiesa di Roma. Il disordine intrinseco è costituito essenzialmente dal fatto che essi « precludono all’atto sessuale il dono della vita » e poi anche perchè « non sono frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale ». Per queste ragioni, continua il CCC, gli atti omosessuali «in nessun caso possono essere approvati».
Ora, in questa posizione della Chiesa Cattolica non è ravvisabile alcun atteggiamento discriminatorio verso gli omosessuali poichè anche per gli eterosessuali ogni atto sessuale disordinato (detto in maniera veloce, al di fuori del matrimonio-sacramento) non può che essere riprovato. La strada che la Chiesa indica alle persone omosessuali, ma in realtà a tutte le persone che vogliono seguire l’insegnamento di Cristo, è la castità : « Ogni battezzato è chiamato alla castità... secondo il suo particolare stato di vita... nella verginità o nel celibato consacrato, nel matrimonio e nella vedovanza » (2348-2349).

Passiamo ora al paragrafo successivo, in cui viene illustrato l’atteggiamento che si deve avere nei confronti delle persone omosessuali. Preso atto del fatto che « costoro non scelgono la loro condizione omosessuale » e che anzi « essa costituisce per la maggior parte di loro una prova », la Chiesa Cattolica afferma che essi « devono essere accolti con rispetto, compassione e delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione ». Vorrei richiamare l’attenzione sulle tre parole usate : rispetto, elemento essenziale nella convivenza civile e nei rapporti interpersonali, compassione, cioè essere in grado di immedesimarsi nei modi di sentire dell’altro e infine delicatezza, un surplus di attenzione, motivata dal fatto che spesso le persone omosessuali vivono situazioni difficili e conflittuali. In definitiva le persone omosessuali sono chiamate come tutte le altre a « realizzare la volontà di Dio nella loro vita e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione » (CCC 2358).

Questo in breve quanto dice e propone la Chiesa sul tema « omosessualità », sulle orme di Gesù che salvò la donna adultera dalla lapidazione, non giudicando, anzi amando la sua persona, ma giudicando allo stesso tempo negativamente gli atti peccaminosi da lei commessi e proponendole l’amorevole invito di non peccare più.

Antonella Doninelli


 






a cura della Dott.ssa Adele Caramico Stenta
 

 

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