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Non si mette una
fiaccola sotto il moggio
L’invalidamento della consultazione
referendaria è un risultato importante, che mostra l’assenza
di una volontà popolare diretta a rimuovere la legge 40/2004.
Non bisogna però credere che si sia vinta la battaglia contro
le forze, specialmente quelle occulte, che stanno dietro
l’organizzazione dei referendum : i Radicali, cavallo di Troia
di ogni battaglia contro qualsivoglia morale oggettiva, non
hanno ottenuto il rimborso delle spese referendarie, tuttavia
per le potenze finanziarie che li sostengono si tratta di un
fattore del tutto secondario. Se si è potuto sostenere che
otto mesi fa (grosso modo) un 70% degli italiani osteggiava la
stessa legge contro la quale ha votato circa un 23% degli
italiani, bisogna riflettere sullo strumento dei sondaggi e di
chi lo manipola : o gli italiani hanno cambiato d’opinione in
massa (il che sarebbe incoraggiante), oppure i sondaggi sono
manipolati meschinamente dai poteri occulti (altri, nella
stampa li chiamano «forti», tanto varrebbe parlare
esplicitamente non del «potere forte» della Banca d’Italia, ma
dei massoni che hanno diretto la Banca d’Italia e poi sono
entrati in politica con grande plauso, anche della
«cristianità laica»).
Se si riflette su quello che è
accaduto in Spagna, dove un governo mette nella sua agenda
politica nel corso di un anno l’instaurazione del matrimonio
come istituzione non esclusivamente eterosessuale, in nome
della non-discriminazione di una minoranza dal comportamento
sessuale non-riproduttivo, non può che colpire che in una
società europea dominata dalle discussioni economiche sia
prioritaria una tale rivoluzione del codice civile, come sia
prioritario eliminare dalle istituzioni europee un
commissario, Buttiglione, per le sue opinioni etiche che
riflettono lo stato attuale dei codici civili europei. Non può
essere casuale, c’è un’organizzazione sistematica di simili
rivendicazioni, separare la sessualità dalla sua struttura
naturale per equiparare nella legge qualunque comportamento
sessuale, ovvero negare che la famiglia è il luogo naturale
della demografia sociale : fecondazione assistita selvaggia e
matrimonio omosessuale vanno di pari passo sotto l’egida del
relativismo etico, del tutto va bene.
Un primo passo nello scontro di
culture che si profila è la conquista della consapevolezza del
luogo che la religione deve occupare nello spazio pubblico :
una religione intimistica relegata nella sfera privata e che
tace completamente rispetto allo spazio pubblico è la promessa
della morte di ogni religione. Karl Marx, parlando della
questione ebraica, lo diceva esplicitamente : sopprimere le
religioni è la soluzione di ogni problema. Jacques Chirac,
quando apre le braccia al mondo islamico, non spera che in un
suicidio collettivo di tutte le religioni, salvo il suo
laicismo che si fonda su legalismo, ossia la legge, qualunque
legge, è modello etico per tutti. Consiglio ai frequentatori
di questo sito di leggere il mensile First Things, disponibile
in parte anche su Internet (www.firstthings.com), per
riflettere sul dialogo religioso fondato sulla differenza (e
non sul fantasma di omologazione) e sul rifiuto del
cristianesimo quietista condannato all’esilio dallo spazio
pubblico. L’idea è semplice : la legge naturale è superiore
alla legge positiva. Il problema da affrontare è il seguente:
i diritti dell’uomo sembrano il nuovo linguaggio della legge
naturale, ma allora perché si arriva a parlare di un diritto
all’aborto e contemporaneamente a condannare le leggi
nazionalsocialiste di epurazione degli ebrei ? Questa è la
contraddizione da combattere : non è sorprendente che un
nazista considera l’aborto un diritto, ma come può dirlo chi
si vanta di una concezione democratica della vita sociale ?
Come ci si può scandalizzare per le manipolazioni genetiche
sugli ortaggi e poi presentare quelle sugli esseri umani un
progresso per l’umanità ? Perché difendere a spada tratta il
principio di precauzione contro contaminazione ambientali a
probabilità ridottissima e poi considerare oscurantista la
posizione anti-abortista oppure anti-manipolatoria
dell’embrione, che può appellarsi alla possibilità, diversa da
zero, che l’embrione sia una persona ?
Il secondo passo è la consapevolezza
che la battaglia di civiltà contro il relativismo etico non è
una battaglia contro la cultura laica, ma contro i relativisti
etici (foss’anche auto-proclamantisi cristiani).
Senza questa coscienza, si rischia di
fallire il proprio bersaglio : non già l’instaurazione di una
legislazione cristiana (non-possibile in una società
variegata), bensì la difesa della morale oggettiva universale
minima. Consapevoli della propria identità cristiana, fondata
sulla Croce e non sulla filosofia mondana, si deve dialogare
con quei rappresentanti della cultura laica che non piegano la
propria coscienza a battaglie ideologiche funzionali alla
conquista del potere tramite la manipolazione del voto : una
legislazione che asseconda i desideri arbitrari di ognuno
sembra favorevole a fare guadagnare dei voti, concedere il
matrimonio agli omosessuali (ma quanti omosessuali chiedono il
matrimonio? quanti chiedono veramente di non essere
discriminati e basta ? attenti ai sondaggi manipolatori delle
élites illuminate e occulte) sembra un bel modo di
ingraziarsi un elettorato decisivo per avere la maggioranza in
Parlamento. Ci sono ragioni non-religiose contro la
manipolazione degli embrioni : alcuni esponenti storici del
movimento dei Verdi le hanno avanzate, ripetendo vecchi
discorsi, ma non sono quei Verdi al centro della contesa
politica con prospettiva di andare al governo.
Ci sono argomenti più volte ripetuti
dal movimento femminista contro la manipolazione degli
embrioni : perché invece di proporli al pubblico, in molta
stampa il messaggio delle donne è divenuto slogan del SI
in bocca a soubrettes ? Il giornale Il Foglio ha
condotto una sistematica rassegna di questi argomenti
non-religiosi contro le mistificazioni della scienza e delle
classi dominanti : perché altri giornali hanno taciuto ? Il
denaro delle multinazionali spiega in parte questo silenzio,
il desiderio di una società dominata dal legalismo etico,
senza valori condivisi, quindi facilmente dominabile e
manipolabile, spiega il resto.
La legge 40 non è una
legge cattolica, basta rileggere la
Donum Vitae : è
importante continuare a difenderla insieme a coloro che
cattolici non sono e che ne condividono i fini e i mezzi.
L’invalidamento dei referendum sulla
legge 40 mi pare ci insegni che la convinzione religiosa deve
uscire dall’intimismo e proclamare nello spazio pubblico la
legge naturale, e che deve farlo insieme a tutti coloro che
credono nella legge naturale. Nemici di questa strategia sono
tutti coloro che, proclamantisi cristiani o meno, laici o
altro, desiderano uno spazio pubblico non già senza religione,
bensì senza legge naturale. Questi nemici, purtroppo, abitano
anche la Chiesa cattolica, e ce ne sono molti fuori di essa,
positivisti e laicisti d’assalto. E’ solo grazie ad una
discussione ampiamente argomentata che si potranno distinguere
gli ispiratori di un laicismo rispettoso della legge naturale
e quelli anti-cristiani, distinguere i cristiani che vogliono
una società che cerca di rispettare la legge naturale e quelli
che preferiscono affidarsi agli idoli del mondo. Parlare può
costare molto, ma non c’è nessun’altra arma per chi rifiuta la
violenza: non solo il Vangelo, ma anche la condanna della
teologia della liberazione ci dice che la violenza non è una
soluzione.
Prof. Luca Parisoli
31/7/2005
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