La lettera di Carlo Casini (Mpv) a “Scienza & Vita”
Ripeteva Madre Teresa di Calcutta: “L’aborto è il principio che mette in pericolo la pace nel mondo”. Ha scritto Giovanni Paolo II (E.V.) che tutta la dottrina dei diritti umani “giunge ad una svolta dalle tragiche conseguenze” se l’uomo non è riconosciuto come tale nelle aree più emblematiche della sua esistenza “quali sono il nascere e il morire”. Ha ricordato pochi giorni fa Benedetto XVI al Movimento perla vita che la legge 194 è una ferita profonda di fronte alla quale non è ammessa la rassegnazione. Noi dobbiamo fare tutto il possibile per guarire questa ferita. La medicina essenziale è una sola: riconoscere che l’uomo è sempre uomo fin dal concepimento. Tutto il resto è secondario o conseguenza. Non c’è altra terapia che questa. Come l’aborto legale riconosciuto come espressione di un diritto di libertà è la madre di tutte le discriminazioni e quindi di ogni deriva eugenetica, così l’uguale dignità umana riconosciuta dal diritto al più povero e debole tra gli esseri umani che chiamiamo “embrione” è la prima pietra di un mondo nuovo e la pietra di paragone che distingue il vero dal falso umanesimo. Ed è anche una medicina potente ai cui benefici effetti non si può resistere, perché tocca le corde profonde della modernità. Non possiamo attardarci troppo in repliche di dettaglio alle aggressioni contro la vita umana. Certo, non possiamo rassegnarci di fronte alla legge 194. Non possiamo tranquillizzarci dicendo che “va meglio completamente applicata”: una legge ingiusta anche se meglio applicata resta ingiusta. Ma neppure possiamo sentirci tranquilli se ci limitiamo a gridare che la legge è ingiusta senza cambiare niente. Non dobbiamo essere né timidi, né velleitari. Scienza e Vita ha il compito preciso di introdurre con il rigore della ragione l’uomo, appena compare all’esistenza nel mondo del diritto – che è quello della razionalità collettiva – come soggetto, cioè come un uguale in dignità ad ogni altro essere umano e un diverso da qualsiasi oggetto. Abbiamo già adombrato questo obiettivo nell’art. 1 della legge 40, ma dobbiamo estenderlo all’intero ordinamento, rilanciando la proposta popolare di modifica dell’art. 1 c.c. per riconoscere ad ogni essere umano la capacità giuridica fin dal concepimento. La prima conseguenza non è la sanzione penale per l’aborto volontario, ma la ristrutturazione dell’atteggiamento dello Stato riguardo alla gravidanza non desiderata. Non l’offerta di una garanzia per la libera scelta della madre, ma il rafforzamento razionale del coraggio dell’accoglienza e la restituzione della vera libertà, quella di non abortire. Perciò il Movimento per la vita è convinto che occorre una grande riforma dei consultori familiari, per “bonificare” la prima parte della legge 194 eliminandone le equivocità. Può darsi che dal punto di vista legislativo oggi non sia possibile fare di più. Ma queste due riforme, pur difficili, sono possibili e dunque è doveroso il tentativo di realizzarle. Sono certo che l’unità ideale e strategica di tutte le nostre forse possa ottenere il risultato.
Buon lavoro a tutti,
Carlo Casini
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