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Matrimonio: vocazione e sacramento (prima parte)

 

 Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perchè l’amore è da Dio:

chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio.

Chi non ama non ha conosciuto Dio,  perchè Dio è amore ”

(1Gv 4, 7-8). 

 Il matrimonio come scelta di vita.

  Per ogni cristiano il dono stesso della vita è una chiamata, una vocazione alla realizzazione della volontà di Dio. Forse gli attributi più peculiari al Dio della Sacra Scrittura sono l’amore e la vita. Dio dà la vita a tutte le sue creature e lo fa per amore, non per soddisfare un suo bisogno (caso che intaccherebbe inevitabilmente la perfezione di Dio), né per costrizione (secondo un modello emanazionista), ma liberamente e gratuitamente per amore.

Per ogni cristiano c’è dunque una vocazione che nasce con il nascere stesso della vita, che è ciò che più intimamente lo lega e lo rende simile al suo creatore: la vocazione alla vita e alla realizzazione di un progetto d’amore. La Chiesa cattolica propone con fermezza due vie per portare a compimento fino in fondo il progetto che Dio ha su ciascuno di noi: la strada della consacrazione religiosa e la strada del matrimonio. Spesso, anche tra credenti, si è portati a valutare le due scelte con ‘occhi’ diversi. La prima, la scelta di una vita consacrata, è intesa chiaramente come progetto di vita, come un impegno totalizzante che non può che intervenire nella vita di una persona mutandone radicalmente l’andamento. Per il matrimonio questa consapevolezza sembra essere invece assai più rara. Perchè ci si sposa? Nella maggior parte dei casi, perché si è spinti dal sentimento verso l’altra persona e si desidera stare con lei il più possibile, magari tutta la vita, condividendo ‘gioie e dolori’. Ma questo non basta, l’amore, quello vero, richiede il coinvolgimento dell’integrità e della maturità psico-fisica dei due partners chiamati ad una vita insieme non dal sentimento o dall’attrazione sessuale, ma da qualcosa di più profondo (T. Anatrella, Epoux, heureux époux... Essai sur le lien conjugal, Flammarion, Paris 2004).

Il matrimonio è dunque ben altro rispetto alla semplice co-abitazione, è una scelta che deve coinvolgere e ‘stravolgere’ l’intera vita dei due sposi. Non è un caso né una forzatura che nel testo della Bibbia si legge “ Perciò abbandonerà suo padre e sua madre e i due saranno una sola carne ” (Gn 2, 24). Se si riflette sul valore che l’amore verso i genitori ha all’interno del Testo Sacro, si comprende la dimensione ‘rivoluzionaria’ che il matrimonio porta con sé. Si tratta di una vita rinnovata in cui si sceglie di compiere la volontà di Dio costituendo un’unità indissolubile con la persona amata, che viene dunque prima di ogni altro affetto e di ogni altro legame terreno. Entrambi, vita religiosa e matrimonio, rispondono pienamente alla vocazione originaria dell’amore, poiché i consacrati sono chiamati ad amare i fratelli e a donare se stessi - sul modello di Cristo e degli Apostoli - per dare a tutti coloro che incontrano la vita ‘spirituale’, farli rinascere nella fede, nell’amore di Dio. Da parte loro gli sposi sono chiamati ad amarsi reciprocamente sul modello di Cristo e della Chiesa e a partecipare all’azione creatrice di Dio attraverso la fecondità nuziale. La lettera di san Paolo (Ef 5, 22-33), citata spesso a sproposito e con una malizia tutta laicista e anticlericale, indica agli sposi un modello perfetto d’amore sponsale, in cui se è vero che la moglie deve essere interamente  devota verso il marito è vero anche che quel marito è chiamato ad amarla al punto di essere disposto a dare la propria vita per lei (proprio come fece Cristo per ognuno di noi) rendendo così il giogo dell’esistenza in comune (i ‘coniugi’ sono tali a motivo della condivisione di questo giogo), un giogo leggero  e consolante che è la via, anche attraverso prove e difficoltà, per raggiungere la santità.

Si può obiettare che il matrimonio cristiano sia un’utopia, e questo è vero se si vive nell’illusione di essere tanto bravi da poter amare ed essere amati dalla stessa persona per tutta la vita. Il punto è che il fulcro del sacramento del matrimonio è Cristo. La presenza viva di Gesù Cristo all’interno della coppia, che con la Sua grazia (invocata opportunamente nella formula del nuovo rito del matrimonio: “ Io ... accolgo te ... come mio/a sposo/a e con la grazia di Cristo prometto di esserti fedele sempre... ”) arriva anche laddove le forze umane non arrivano. E’ la Grazia di Cristo, attraverso il sacramento del matrimonio e attraverso il cammino di fede, che gli sposi compiono insieme giorno dopo giorno, il vero fulcro, la vera roccia sulla quale il matrimonio cristiano si costruisce.

(continua)

Luca e Antonella Parisoli

 




 






a cura della Dott.ssa Adele Caramico Stenta
 

 

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