LIBERI PER VIVERE
Amare la vita, fino alla fine.
L’uomo è per la vita.
Tutto in noi spinge verso la vita, condizione
indispensabile per amare, sperare e godere della
libertà. Il dramma della sofferenza e la paura
della morte non possono oscurare questa
evidenza. Chi sta male, infatti, chiede
soprattutto di non essere lasciato solo, di
essere curato e accudito con benevolenza, di
essere amato fino alla fine. Anche in situazioni
drammatiche, chiedere la morte è sempre
l’espressione di un bisogno estremo d’amore;
solo uno sguardo parziale può interpretare il
disagio dei malati e dei disabili come un
rifiuto della vita. Persino nelle condizioni più
gravi ciò che la persona trasmette in termini
affettivi, simbolici, spirituali ha una
straordinaria importanza e tocca le corde più
profonde del cuore umano.
Certo, la possibilità di levar la mano contro di
sé, di rinunciare intenzionalmente a vivere, c’è
sempre stata nella storia dell’umanità; ma in
nessun popolo è esistita la pretesa che questa
tragica possibilità fosse elevata al rango di
diritto, di un “diritto di morire”, che il
singolo potesse rivendicare come proprio nei
confronti della società.
La persona umana, del resto, si sviluppa in una
fitta rete di relazioni personali che
contribuiscono a costruire la sua identità unica
e la sua irripetibile biografia. Troncare tale
rete è un’ingiustizia verso tutti e un danno per
tutti. Teorizzare la morte come “diritto di
libertà” finisce inevitabilmente per ferire la
libertà degli altri e ancor più il senso della
comunità umana. Per chi crede, poi, la vita è un
dono di Dio che precede ogni altro suo dono e
supera l’esistenza umana; come tale non è
disponibile, e va custodito fino alla fine.
Esistono malattie inguaribili, ma non esistono
malattie incurabili: la condivisione della
fragilità restituisce a chi soffre la fiducia e
il coraggio a chi si prende cura dei sofferenti.
La vera libertà per tutti, credenti e non
credenti, è quella di scegliere a favore della
vita, perché solo così è possibile costruire il
vero bene delle persone e della società. Per
questo sentiamo di dover dire con chiarezza
tre grandi SÌ:
Sì alla vita
Sì alla medicina palliativa
Sì ad accrescere e umanizzare l’assistenza ai
malati e agli anziani
e tre grandi NO
No all’eutanasia
No all’accanimento terapeutico
No all’abbandono di chi è più fragile
Come cittadini sappiamo che la nostra
Costituzione difende i diritti umani non già
come principi astratti, ma come il presupposto
concreto della nostra vita che è nello stesso
tempo fisica e psichica, privata e pubblica. Mai
come oggi la civiltà si misura dalla cura che,
senza differenze tra persone, viene riservata a
quanti sono anziani, malati o non
autosufficienti. Occorre in ogni modo evitare di
aggiungere pena a pena, ma anche insicurezza ad
insicurezza.
Chiediamo che le persone più deboli siano
efficacemente aiutate a vivere e non a morire, a
vivere con dignità, non a morire per falsa
pietà. Solo amando la vita di ciascuno fino alla
fine c’è speranza di futuro per tutti.
Giovanni
Giacobbe Maria Luisa Di Pietro Bruno
Dallapiccola Franco Pasquali