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INTERVISTA a Carlo Casini, presidente del Movimento per la Vita:
«Referendum, astensione militante»


Il presidente del Movimento per la vita spiega la scelta, non ancora formalizzata, di far mancare il quorum

Ha detto l'onorevole Andreotti: al referendum bisogna votare, e votare no. Replica Carlo Casini, presidente del Movimento per la Vita e fra i massimi punti di riferimento del fronte in difesa della legge 40: «Non esiste alcun impegno morale di votare. L'astensione è un comportamento pienamente legittimo. In ogni caso è importante che quanti sono mossi dall'obiettivo comune di conservare questa legge facciano, circa l'astensione o il voto, una scelta identica, e tutti poi vi si adeguino. Se si decide per l'astensione, come sembra molto probabile, andare poi a votare no da parte di alcuni cattolici sarebbe una scelta irresponsabile». Un boomerang da psicanalizzare.

La decisione per l'astensione non è nei fatti già presa?

Non formalmente. Ci si riunirà attorno a un tavolo, se ne discuterà ancora. Per quanto mi risulta, però, il 90% del fronte cattolico è propenso a non andare a votare.

Andreotti sembra sollevare una questione di principio: i cattolici vanno, sempre, a votare.

Questo è vero per le elezioni politiche. Per il referendum si va sì alle urne ma per tutt'altra cosa: non si tratta di scegliere i propri rappresentanti, ma di abrogare una parte di una legge approvata in Parlamento. Impossibile non cogliere la differenza. Non fare scattare il quorum è un meccanismo pienamente democratico, si usa in Parlamento e si può dunque usare anche in una consultazione popolare. Mi lasci aggiungere poi che il raggiungimento o no del quorum è comunque una questione di democrazia formale. La democrazia sostanziale invece è, come dice il Papa, l'uguaglianza fra tutti gli esseri umani. La legge 40 tratta appunto di questa questione di democrazia sostanziale, il che renderebbe, qualora già non lo fosse pienamente nell'ottica dei meccanismi della democrazia, comunque moralmente lecita l'astensione. Una finezza, anche questa, che non può sfuggire.

Ricorrere all'astensione, potrebbero dire gli avversari, significa avvalersi anche del peso di quelli che non sanno, di coloro a cui la questione non interessa, di chi andrà al mare, quel giorno.

Personalmente non trovo così criticabile, di fronte a una materia complessa come la procreazione assistita, chi non se la sente di cancellare la delega affidata col voto al Parlamento. Dopo un lungo lavoro il Parlamento ha approvato una legge, e chi non si sente sufficientemente competente, non votando, può anche significare: mantengo la mia delega, mi fido. Legittimo. Piuttosto, mi auguro che l'astensione come in altri casi possa castigare la tendenza all'abuso dello strumento referendario. Perché prendere una legge come questa, dibattuta e combattuta come questa, e metterla - per esempio per quanto riguarda la ricerca sugli embrioni - dentro un quesito di referendum, un semplice sì o no, è affidare alla volontà della maggioranza qualcosa di enormemente delicato e complesso.

I primi sondaggi in circolazione dicono che per tre dei quesiti il "sì" all'abrogazione è di poco in vantaggio, mentre per quanto riguarda i diritti dell'embrione sarebbe in maggioranza il "no". Questi numeri non vi fanno pensare che forse si potrebbe rischiare il confronto?

Non credo troppo a questi sondaggi. Non vorrei che fossero degli specchietti per allodole. Ti fanno credere una cosa per ottenerne un'altra. Colgo in giro un certo gusto per la confusione. Ai cattolici si richiede un supplemento di consapevolezza. Ad errori antichi non aggiungiamone di nuovi, complici i media laicisti.

La scelta dell'astensione non potrebbe comunicare all'esterno un'idea di debolezza, di arroccamento, di rifiuto della battaglia aperta? Qual è la percezione delle proprie forze all'interno del fronte pro legge 40?

Nessuna debolezza. L'astensione che abbiamo in mente è astensione militante. Tutto il contrario che lavarsene le mani. Certo, se non avessimo di fronte la situazione mediatica che vediamo, per cui su questa legge si è fatta una grande opera di disinformazione e di bugie, forse saremmo arrivati a conclusioni diverse. Ma stando le cose come stanno, astensione significa un profondo impegno a difendere la legge 40. Con la coscienza, che vado scoprendo ovunque in giro per l'Italia, di lavorare a una battaglia che finalmente unisce al di là dei partiti, e crea una nuova e insperata intesa anche con parte della cultura laica.

Astensione, dunque. Senza paura di analogie con casi precedenti, di craxiana memoria. Lei cosa proporrebbe di fare a chi non andrà a votare quel giorno?

Ho in mente qualcosa, forse un grande pellegrinaggio ad Auschwitz, il luogo massimo della discriminazione dell'uomo sull'uomo. Vorrei un gesto, per quel giorno, clamorosamente laico.

da Avvenire (Marina Corradi)
 


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