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Il Natale
non è una fiaba
Il Natale di Gesù non è una fiaba rosa. Ma un evento
drammatico.
Ed è l’evento più importante della storia dell’umanità,
sia che lo si guardi con gli occhi della fede
sia che lo si consideri da un punto di vista laico.
Per i cristiani, è la discesa sulla terra del Salvatore:
Dio che si è fatto uomo ed “è venuto ad abitare fra noi”,
per manifestarci il suo amore, redimerci dai peccati,
indicarci la via della felicità
e proporci la salvezza eterna nel “regno dei cieli”.
Una proposta che ogni uomo vivente è lasciato libero
di accettare, tenere in sospeso o respingere:
“Ecco - dice Gesù nell’Apocalisse di Giovanni - io sto alla
porta e busso.
Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò
da lui…”.
Per i non cristiani “di buona volontà”, è la nascita di quel
grande maestro di vita
che per primo ha proclamato la pari dignità di tutti gli
esseri umani
- compresi i nemici, gli schiavi, le donne, i bambini, gli
stranieri,
i poveri, i malfattori, le prostitute, i lebbrosi, gli
invalidi -
poiché figli di Dio, ha predicato il dovere dell’amore
fraterno e fattivo per il “prossimo”,
della non-violenza, del perdono, della pace, della giustizia,
ed è morto sulla croce testimoniando quei valori.
Non è una fiaba rosa, dicevo, anche perché “non c’era posto
nell’albergo”
per il Figlio di Dio nascente, in quella notte a Betlemme:
nessuno gli cedette il suo,
e il Bambinello appena nato dovette accomodarsi nella
“mangiatoia” di una stalla.
Perciò, oggi, più che contemplare il “romanticismo” di una
così squallida circostanza,
noi cristiani dovremmo interrogarci se abbiamo personalmente
accolto il Salvatore,
con i suoi insegnamenti, nell’albergo del nostro cuore,
o lo abbiamo fatto accomodare fuori, relegandolo nel presepe.
Non è una fiaba rosa, anche perché, poco dopo la nascita di
Gesù,
il re Erode, personificazione di un potere politico
spregiudicato e violento,
scatenò contro di lui la “strage degli innocenti”,
costringendo la Sacra Famiglia alla fuga e all’esilio in
Egitto.
Così oggi, anche a Natale, la strage degli innocenti continua
nelle guerre, negli atti di terrorismo, nelle persecuzioni,
nella soppressione di nascituri,
nell’omissione di soccorso agli affamati e agli ammalati dei
Paesi poveri,
continuando a scacciare Gesù, che ci ha ammonito:
Tutto quello che fate, di bene o di male, al più piccolo dei
miei fratelli, lo fate a me.
Non è una fiaba rosa, infine, perché oggi il Natale di Gesù
è, in prevalenza, una festa senza il festeggiato:
il Figlio di Dio nato per noi è il grande assente della
kermesse natalizia
dei consumi, dei regali, delle luminarie, dei cenoni e dei
veglioni,
spesso sostituito dal pupazzo di un obeso Babbo Natale.
Una festa dell’opulenza e dello spreco che, salvo lodevoli
eccezioni,
esclude i poveri e gli emarginati: proprio quegli “ultimi
della terra”
che il Salvatore convocò, scegliendoli tra i pastori della
campagna di Betlemme,
come primi gioiosi testimoni della sua venuta al mondo.
Nicola Bruni - da
Belsito con vista
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