Menù
Home
  Chi sono
News
Eventi
  Bioetica
  Famiglia
  Opinioni
  Documenti
  Recensioni
  Contatti
ML
Forum
Chat Aiuto


L'esperto risponde...
  Link
  Link
  Link
  Link






 
Il Natale non è una fiaba

Il Natale di Gesù non è una fiaba rosa. Ma un evento drammatico.
Ed è l’evento più importante della storia dell’umanità,
sia che lo si guardi con gli occhi della fede
sia che lo si consideri da un punto di vista laico.  


Per i cristiani, è la discesa sulla terra del Salvatore:
 Dio che si è fatto uomo ed “è venuto ad abitare fra noi”,
per manifestarci il suo amore, redimerci dai peccati, indicarci la via della felicità
e proporci la salvezza eterna nel “regno dei cieli”.  
Una proposta che ogni uomo vivente è lasciato libero
di accettare, tenere in sospeso o respingere:
“Ecco - dice Gesù nell’Apocalisse di Giovanni - io sto alla porta e busso.
Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui…”.  


Per i non cristiani “di buona volontà”, è la nascita di quel grande maestro di vita
che per primo ha proclamato la pari dignità di tutti gli esseri umani
- compresi i nemici, gli schiavi, le donne, i bambini, gli stranieri,
i poveri, i malfattori, le prostitute, i lebbrosi, gli invalidi -
poiché figli di Dio, ha predicato il dovere dell’amore fraterno e fattivo per il “prossimo”,
della non-violenza, del perdono, della pace, della giustizia,
ed è morto sulla croce testimoniando quei valori.  


Non è una fiaba rosa, dicevo, anche perché “non c’era posto nell’albergo”
 per il Figlio di Dio nascente, in quella notte a Betlemme: nessuno gli cedette il suo,
e il Bambinello appena nato dovette accomodarsi nella “mangiatoia” di una stalla. 
Perciò, oggi, più che contemplare il “romanticismo” di una così squallida circostanza,
noi cristiani dovremmo interrogarci se abbiamo personalmente accolto il Salvatore,
con i suoi insegnamenti, nell’albergo del nostro cuore,
o lo abbiamo fatto accomodare fuori, relegandolo nel presepe.  
Non è una fiaba rosa, anche perché, poco dopo la nascita di Gesù,
 il re Erode, personificazione di un potere politico spregiudicato e violento,
scatenò contro di lui la “strage degli innocenti”,
costringendo la Sacra Famiglia alla fuga e all’esilio in Egitto.

 
Così oggi, anche a Natale, la strage degli innocenti continua
nelle guerre, negli atti di terrorismo, nelle persecuzioni, nella soppressione di nascituri,
nell’omissione di soccorso agli affamati e agli ammalati dei Paesi poveri,
 continuando a scacciare Gesù, che ci ha ammonito:
Tutto quello che fate, di bene o di male, al più piccolo dei miei fratelli, lo fate a me.  


Non è una fiaba rosa, infine, perché oggi il Natale di Gesù
è, in prevalenza, una festa senza il festeggiato:
il Figlio di Dio nato per noi è il grande assente della kermesse natalizia
dei consumi, dei regali, delle luminarie, dei cenoni e dei veglioni,
spesso sostituito dal pupazzo di un obeso Babbo Natale.
Una festa dell’opulenza e dello spreco che, salvo lodevoli eccezioni,
esclude i poveri e gli emarginati: proprio quegli “ultimi della terra”
che il Salvatore convocò, scegliendoli tra i pastori della campagna di Betlemme,
come primi gioiosi testimoni della sua venuta al mondo.


 Nicola Bruni - da Belsito con vista
 


News
data
titolo
testo testo testo testo testo testo testo
 
data
titolo
testo testo testo testo testo testo testo
 
data
titolo
testo testo testo testo testo testo testo
 
data
titolo
testo testo testo testo testo testo testo
 
 


Novità
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 




All rights reserved 2004 - GraficaCristiana9821 | Designed by Lizzie9812