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Il Discorso del Santo Padre
al Movimento della vita: una riflessione….
Il 22 maggio scorso, il Direttivo del Movimento per la
vita, ha incontrato il Santo Padre. La data, lo sappiamo, è
significativa: 25 anni dalla legge 194 e poi alla vigilia
dell’assemblea che si è successivamente svolta a Montecatini.
Il Discorso di Giovanni Paolo II offre notevoli spunti di
riflessione sul cammino che il Movimento ha fatto in tutto
questo tempo, ed anche sul rispetto della vita umana.
“Insidie ricorrenti minacciano la vita nascente. Il lodevole
desiderio di avere un figlio spinge talora a superare
frontiere invalicabili”.
Questa affermazione del Pontefice delinea in modo chiaro e
completo la situazione che attualmente si sta vivendo
nell’ambito della società. Le “insidie” che minacciano la vita
umana sono molte e, spesso, si celano dietro una presunta
forma di “aiuto” alla maternità ed alla nascita di un figlio.
Si fanno passare per “aiuti” quelle pratiche, quali le varie
tecniche di fecondazione artificiale, la maternità surrogata,
ecc…, che nel tentativo di voler dare un figlio a tutti i
costi ad una coppia, ledono la stessa dignità della persona
umana ed il stesso diritto a vivere di ogni neoconcepito. Per
poter “creare un figlio” in questo modo, se ne uccidono molti
altri!
“Embrioni generati in soprannumero, selezionati, congelati,
vengono sottoposti a sperimentazione distruttiva e destinati
alla morte con decisione premeditata”.
Così il Santo Padre continua, mettendo in risalto la vera ed
inaccettabile realtà alla quale si arriva nel voler generare a
tutti i costi.
La nostra, lo sappiamo, è l’epoca delle contraddizioni. Da una
parte assistiamo a figli non voluti dai genitori o dalla sola
madre, all’aborto, legale o clandestino, ma comunque
distruzione di una vita umana alla quale viene negato il
diritto fondamentale: vivere.
Dall’altra, quando i figli non vengono naturalmente, c’è una
corsa, un’ansia a volerne uno quasi “per forza”, come se il
non averlo fosse una “mancanza” talmente grave alla quale è
necessario dover sopperire a costo di qualsiasi cosa, anche
del “calpestare la vita di altri figli”, che per poter far
nascere un loro fratello, sono già in partenza destinati alla
distruzione.
Si perde il significato vero e genuino della nascita del
figlio. Il figlio che invece dovrebbe essere visto come dono
per i suoi genitori, come fonte di vita da amare e rispettare
integralmente, in tutte le sue manifestazioni ed in qualsiasi
stadio del suo sviluppo.
Una nuova vita umana, in qualunque modo sia tata concepita, ha
sempre diritto di essere amata e rispettata integralmente e,
soprattutto, ha un diritto che è fondamentale: vivere!
Leggiamo nell’ Evangelium Vitae che la vita umana viene
affidata all’uomo, non come una “cosa”, bensì come un tesoro
da rispettare e di cui l’uomo stesso dovrà renderne conto al
Suo Creatore (cfr. n. 52). Ed ancora, leggiamo che Dio è il
padrone assoluto della vita umana in quanto l’uomo è stato
creato a Sua immagine e somiglianza. Per questo motivo ogni
vita umana ha un carattere sacro ed inviolabile, perché in
essa si riflette e si rispecchia la stessa inviolabilità del
Padre della Vita (cfr. n. 53).
Il Papa, nel suo discorso, incoraggia a continuare su questo
cammino di rispetto e salvaguardia della vita umana.
“Non scoraggiatevi e non stancatevi, (…), di proclamare e
testimoniare il vangelo della vita; siate al fianco delle
famiglie e delle madri in difficoltà”.
E’ un invito rivolto ad ogni membro del Movimento per la Vita,
ma si può considerare rivolto ad ogni uomo, a ciascuno di noi,
in virtù proprio del fatto che siamo creature volute dal
Creatore che ci ha fatto a sua immagine e somiglianza e che ha
voluto che l’uomo esistesse per amore. Allora, quale impegno
migliore, se non quello di far sì che ogni vita sia amata,
accolta e rispettata fin dal momento del suo concepimento?!
“Il Vangelo della vita non è esclusivamente per i credenti: è
per tutti. La questione della vita e della sua difesa e
promozione non è prerogativa dei soli cristiani. Anche se
dalla fede riceve luce e forza straordinarie, essa appartiene
a ogni coscienza umana che aspira alla verità ed è attenta e
pensosa per le sorti dell’umanità. Nella vita c’è sicuramente
un valore sacro e religioso, ma in nessuno modo esso
interpella solo i credenti: si tratta, infatti di un valore
che ogni essere umano può cogliere, anche alla luce della
ragione e che perciò riguarda necessariamente tutti” (Evangelium
Vitae, n. 101).
Basterebbe soffermarsi su queste parole dell’Enciclica citata
per comprendere il grande compito e la grande responsabilità
che abbiamo in quanto uomini. La vita di ciascuno di noi, è
affidata all’altro perché la custodisca e la protegga.
Indipendentemente dal proprio credo religioso la vita è un
valore sempre universale, al quale è dovuto ogni rispetto ed
ogni tutela. Ciascun uomo dovrebbe difenderla e lottare perché
essa sia rispettata ed amata, sempre!
La stessa maternità ha un ruolo decisivo ed importante per la
vita dell’uomo e, di conseguenza, la figura della donna
acquista un posto di rilievo in questo ambito. E’ lei la
custode della vita, è lei che la tiene nel suo grembo e le
permette di maturare e crescere fino al punto di essere
autonoma e venire alla luce. La madre è quindi la prima
“culla” per il bambino, una culla speciale, nella quale il
figlio trova l’ambiente adatto affinché possa crescere ed
affrontare la vita extrauterina.
Alla donna fa un riferimento particolare anche Giovanni Paolo
II, quando afferma che:
“Specialmente a voi, donne, rinnovo l’invito a difendere
l’alleanza tra la donna e la vita”.
Si, è vero, la vita umana deve essere una responsabilità per
tutti, ma la donna ne deve essere pienamente la promotrice in
quanto è in lei, che si perpetua, quel “miracolo” chiamato
“gravidanza”; è in lei che la nuova creatura umana si sviluppa
per poi affrontare il mondo esterno; ed è sempre da lei che
riceve la prima accoglienza ed il primo di una serie di gesti
d’amore che deve accompagnarla per la sua vita.
Non è facile tutto questo, non è facile difendere la vita
umana e far sì che anche altri la difendano e proteggano. Ma
non bisogna scoraggiarsi. Il Santo Padre, nell’ultima parte
del Discorso del 22 maggio, formula la “soluzione” a qualsiasi
difficoltà da affrontare. Egli sottolinea che il Padre Celeste
non farà mai mancare quell’aiuto che è necessario affinché si
possano portare ad avere un buon esito tutte quelle attività
che il Movimento fa e farà a favore della vita. La forza la si
trova rivolgendosi con la preghiera a Gesù, a colui che,
perché avessimo la vita, l’ha data per noi.
Non si può non fare riferimento poi alla Mamma Celeste, a
colei che ha custodito nel suo grembo verginale, per nove
mesi, il Figlio di Dio.
Rivolgendoci a lei, possiamo dire, insieme all’Evangelium
Vitae:
“Fa’ che quanti credono nel Tuo Figlio sappiano annunciare con
franchezza e amore agli uomini del nostro tempo il Vangelo
della vita”.
Adele Caramico
(articolo pubblicato su www.culturacattolica.it il 15/10/2003)
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