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La famiglia nel Nuovo Testamento
La
famiglia, nell’ambito biblico, riveste sempre un significato particolare. Gesù
nasce in una famiglia, anche se essa è una famiglia un po’ “particolare”. Maria,
ha il suo figlio unigenito, con un concepimento ed una maternità verginale,
unica al mondo. Giuseppe, suo sposo, accetta questa situazione “speciale” di
vita matrimoniale in obbedienza alla volontà di Dio.
La
famiglia di Gesù si caratterizza innanzitutto per l’accettazione costante della
Volontà Divina, sulla quale basa tutto il suo cammino.
La
famiglia in cui nasce il Figlio di Dio è basata essenzialmente sull’amore
reciproco e disinteressato, un amore che va al di là del semplice sentimento
umano ma che è un continuo rimettersi ed abbandonarsi nella Volontà del Padre
Celeste.
Durante
la sua attività pubblica, Gesù mostra continuamente il suo interesse peculiare
per la famiglia, manifestando di conoscere di essa sia i lati positivi che
quelli negativi, sia le difficoltà che le gioie.
E’ molto
significativo che il primo miracolo, della vita pubblica di Gesù, sia avvenuto
proprio durante la celebrazione di una festa di nozze. A Cana, il Figlio di Dio
interviene per aiutare quegli sposi in difficoltà per aver terminato il vino. Il
suo interesse per la famiglia, per la sua tranquillità e serenità si manifesta
fin dal suo inizio, fin dal primo giorno del matrimonio degli sposi per i quali
interviene anche per risolvere problemi materiali.
Il suo
interesse per il matrimonio, per la protezione che vuole effettuare su di esso,
è evidente in tutti i brani evangelici.
A Cana la
presenza del Signore non è solo affinché possa benedire quell’unione sponsale,
ma anche perché possa essere di aiuto, praticamente, a quegli sposi per non
turbare la felicità e la gioia di quel giorno così importante.
La
predilezione che Gesù mostra per i bambini è un altro “segno” del suo amore e
della sua attenzione per l’ambito familiare. Addirittura il bambino diventa il
prototipo di colui che può entrare nel Regno dei Cieli.
L’attenzione di Cristo si manifesta per la famiglia e nella famiglia. Egli
conosce il dramma familiare di un padre che viene abbandonato da uno dei figli
che poi però fa ritorno a lui, pentito; conosce la sofferenza che può esserci
fra le mura domestiche, in seguito alla malattia di uno dei suoi componenti e
poi, in seguito, alla sua morte e la sua comprensione e la condivisione sono
tali da far risuscitare l’amico Lazzaro, morto già da giorni e lo restituisce
così all’affetto, ed alle cure, delle sue sorelle, Marta e Maria.
Ridona la
salute alla suocera di Pietro che stava male.
Tutte
queste attenzioni ci rivelano quanto interesse e quanta importanza rivesta,
negli insegnamenti del Maestro, l’ambito della famiglia.
Nonostante tutte queste attenzioni e premure, però, Gesù non fa della famiglia
un luogo assoluto, ma vuole che essa sia aperta alla volontà di Dio e a maggiori
esigenze del Padre Celeste, esigenze che possono anche spingere uno dei membri a
lasciarla per poter seguire il Signore in modo particolare.
Dalla
famiglia, come massima espressione dell’amore umano, si passa ad un’altra
famiglia, più grande: la famiglia dei figli di Dio.
La
chiamata del Signore può anche richiedere una rinuncia totale all’ambito della
famiglia propria per rivolgere le proprie forze ed azioni ad una famiglia più
grande, alla quale dedicare completamente la propria vita.
Quando a
Gesù viene chiesto se fosse lecito ripudiare la propria moglie, egli, con la sua
risposta precisa e determinante, rivela tutta la sua dottrina sul matrimonio.
Innanzitutto ciò che viene sottolineato è che il matrimonio fa parte del disegno
di Dio, fin dalle origini. L’uomo e la donna, nell’unione coniugale, diventano
una carne sola e niente e nessuno deve dividerli, tranne la morte.
L’indissolubilità coniugale è ben evidenziata dal Maestro, il quale pone
l’accento proprio su questa per salvaguardare la solidità e la serenità della
famiglia.
Nei testi
di S. Paolo troviamo molto sulla famiglia e sul matrimonio cristiano. Ciò che
viene messo in risalto è la dignità stessa dell’unione coniugale.
Marito e
moglie sono sullo stesso piano per quanto riguarda sia le responsabilità che la
dignità di ciascuno. Entrambi hanno gli stessi diritti e gli stessi doveri nei
confronti del coniuge e dei figli. Gli sposi devono sentirsi parte l’uno
dell’altra, devono sentirsi con eguale dignità e responsabilità verso Dio, verso
lo sposo o la sposa, verso i figli che il Signore dona loro, verso la stessa
chiesa e la società nella quale si vive.
Il
matrimonio viene preso come segno sacramentale dell’unione di Cristo con la sua
Chiesa.
Come
Cristo per la Chiesa ha dato la sua vita così il marito deve comportarsi nei
confronti della propria moglie. E la moglie deve essere “sottomessa” al proprio
sposo, ma questa sottomissione è reciproca e non deve essere intesa come nel
linguaggio comune si intende tale termine.
La
“sottomissione” di cui si parla ora è sotto il segno dell’amore reciproco
sposo-sposa, un amore che è modulato sull’esempio dell’amore Cristo-Chiesa.
La
famiglia, basata sul matrimonio cristiano, non è qualcosa di isolato dal
contesto divino, bensì è completamente immersa nello stesso mistero di Dio.
Il
matrimonio rientra nella dimensione della ecclesialità e serve per la crescita
della stessa chiesa, per la quale Cristo ha dato la sua vita. La famiglia si
basa sul matrimonio che Gesù ha elevato alla dignità di sacramento.
La sua
importanza è fondamentale per il cammino della Chiesa in quanto è proprio nella
famiglia che l’uomo riceve la sua prima educazione e testimonianza di fede
vissuta.
Adele
Caramico
(articolo
pubblicato su
www.culturacattolica.it
il 21/09/2003)
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