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La famiglia nell’Antico Testamento

(seconda parte)

 

2.  La famiglia nei Profeti e nella letteratura Sapienziale

 

Nell’Antico Testamento, presso i Profeti, viene spesso adoperata l’immagine nuziale, per poter parlare dei rapporti fra Dio ed il Suo popolo. Anzi, possiamo notare come vengano adoperati anche simboli, che provengono dall’ambito della famiglia, per poter esprimere meglio il rapporto fra Dio ed  Israele.  

Dio viene chiamato lo sposo, oppure anche il fidanzato, colui che è sempre fedele alla sua sposa.

Israele invece è la sposa, o la fidanzata, ma frequentemente non è fedele al suo sposo e lo tradisce.

Il ricorrere all’immagine sponsale, per parlare del rapporto fra Dio ed Israele, mette in luce l’importanza data al matrimonio ed alla famiglia, nell’ambito biblico.

E’ il profeta Osea che adopera molto questa immagine, partendo dalla sua situazione matrimoniale non certamente positiva: infatti la moglie Godemer lo tradisce. 

Come la fedeltà coniugale è il simbolo dell’alleanza fra Dio e gli uomini, così il tradimento nelle vita matrimoniale, diventa simbolo dell’infedeltà del popolo verso il Suo Signore.

Il tema di Jhwh come sposo, viene ripreso poi da Geremia, nel quale troviamo il richiamo al periodo del fidanzamento, quindi dell’amore più tenero e dolce. Proprio per questo, in seguito, diventa più forte e pesante il rimprovero che viene fatto al popolo quando si mostra infedele. 

Sempre l’immagine nuziale viene ripresa ancora da Ezechiele e, soprattutto, ricorre maggiormente nel Secondo e nel Terzo Isaia.

“Perché chi ti fece ti prende come sposa:

il suo nome è Signore degli eserciti.

Tuo redentore è il Santo d’Israele, si chiama Dio di tutta la terra” (Is 54, 5).

Abbiamo, in queste parole, tutto il trasporto dello sposo verso la sua sposa. Uno sposo che mostra apertamente le sue intenzioni e dichiara il suo nome. Egli è il Signore degli eserciti, è “colui” che creò la sposa ed ora la prende con sé.

L’immagine dell’amore sponsale, ancora una volta, diventa immagine del rapporto d’amore fra Dio ed il suo popolo. 

 Se il matrimonio, presso il popolo d’Israele, non avesse avuto una grande importanza, Dio non avrebbe potuto prenderlo come simbolo del suo rapporto con il popolo.

Troviamo un continuo intrecciarsi della vita familiare, sia con fedeltà che con tradimenti, con la vita religiosa: un intreccio che in fondo ha anche un altro significato.

Non è solo il matrimonio che fa da simbolo per l’alleanza fra il Creatore e la creatura prediletta, ma abbiamo anche un voler presentare all’uomo, da parte di Dio, un progetto sulla famiglia. Dio insegna, indica, all’uomo cosa Lui intende per fedeltà coniugale, quanta importanza abbia la famiglia per il Signore.

E, per Jhwh, il matrimonio è talmente importante da essere considerato come alleanza. Ritroviamo questo in Malachia, il quale ci presenta questo compenetrarsi fra l’alleanza di Dio col popolo e quella fra gli sposi.  

L’ Alleanza, che può essere considerata come il pilastro portante del modo di rapportarsi fra Dio ed Israele, diventa anche il punto principale sul quale si impernia la vita di una famiglia.

Passando poi dall’ambito profetico a quello sapienziale, troviamo sempre che la famiglia ed il matrimonio, con tutto il loro insieme di valori, sono presi in considerazione e messi in risalto. 

Qui si aggiunge anche un altro elemento di importanza fondamentale: il figlio come dono di Dio.

La coppia di sposi si considera benedetta da Dio quando riesce a concepire e dare alla luce un figlio. Si allarga ancora di più il cerchio dei valori familiari, aggiungendo ora il rapporto genitori-figli e viceversa. Per i genitori c’è l’obbligo dell’educazione della prole, mentre per il figlio quello di onorare il padre. 

Nell’ambito della letteratura sapienziale emerge però un libro che, per il suo contenuto, possiamo senz’altro dire che sia tutto rivolto a mettere in risalto l’amore fra un uomo ed una donna.

Parliamo del Cantico dei Cantici. In esso è contenuto un messaggio prettamente nuziale nel dialogo fra due innamorati.

Può essere visto da due angolature. Da una parte l’amore che lega queste due persone, l’una all’altro, il loro cercarsi reciproco, il loro dichiararsi i propri sentimenti, rivelano un forte legame fra i due.

Dall’altra questo rapporto non è solo un rapporto d’amore “umano” ma può essere visto anche, nell’ambito dell’Alleanza, quale rapporto d’amore fra Dio ed Israele.

E’ un dialogo continuo, un intersecarsi di sentimenti molto forti che legano i due “protagonisti” del Cantico, un cercarsi e ricercarsi a vicenda. Come è pure un dialogo d’amore continuo il rapporto fra Jhwh ed il suo popolo. Un amore che, da parte di Dio, è sempre forte e costante verso il suo popolo. Tale amore che si esprime con questo dialogo diventa anche il prototipo dell’amore fra due sposi: un amore che deve rispecchiare quello divino, privo di infedeltà e rancori, e pieno di quella forza che solo in Lui si può trovare.

Adele Caramico

(articoli pubblicati su www.culturacattolica.it il 20/03/2003)

 

 




 






a cura della Dott.ssa Adele Caramico Stenta
 

 

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