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Guia, parecchi giorni fa', annunciò nella ML che sarebbe partita per un'esperienza in Tanzania. Lei di professione è medico.

Al suo ritorno le ho chiesto di scrivere per noi la sua esperienza in quei luoghi, così diversi dal nostro vivere quotidiano.

Leggendo le sue parole ci rendiamo conto di quanto noi siamo "fortunati" nel vivere dove ci troviamo, e di quante comodità possiamo usufruire, a differenza di tanti altri nostri fratelli che invece non hanno neppure il necessario.

Questo racconto segna un altro "passo" nel libro delle storie "speciali", perché speciale è ogni cosa che si vive quotidianamente mettendosi al servizio del Signore.

Grazie Guia per aver fatto tutto questo e per averlo condiviso con noi!

(Adele Caramico)

Un'esperienza in Tanzania

 

L’esperienza in terra d’Africa, in Tanzania, è stata molto forte ed incisiva nella vita, paragonabile allo “scrollone” che ebbi durante il pellegrinaggio in Terra Santa.

Come spesso mi è accaduto nel corso della vita, il Signore mi ha posto accanto, anche questa volta, una persona eccezionale vero dono del Suo amore, che tanto ha influenzato il viaggio.  

Durante questo breve soggiorno ho attraversato la Tanzania dal nord al sud, percorrendo, credo, circa 4000 Km;  ho conosciuto la realtà dei lebbrosari, degli orfanotrofi, degli ospedali. Sono stata ospite alla festa per i 75 anni di un Vescovo, per l’inaugurazione di un nuovo ospedale.

Ho conosciuto la realtà di piccoli villaggi con capanne dai tetti di paglia, senza corrente elettrica ed acqua corrente. Ho vissuto, anche se viziata e coccolata da chi mi ospitava, la mancanza di acqua corrente, di acqua calda e, conseguentemente, la difficoltà di lavarsi.

Ho dormito, ovunque, dalla camera del grande albergo con aria condizionata alla squallida e poco ospitale camera di una Parrocchia. Ho constato la grande accoglienza e generosità delle persone con un ospitalità talvolta soffocante: ho visto imbandire tavole ricche in case povere, offrendo tutto e, forse, anche di più di quanto possedevano.

Ho capito cosa significa non preoccuparsi per il domani, imparando a vivere di momento in  momento, affidandomi (in particolare ricordo una sera in cui in 12  non sapevamo assolutamente dove andare a dormire e, a mio avviso, eravamo lontani da ogni luogo abitato: trovammo, del tutto inaspettatamente, accoglienza eccezionale in una struttura diocesana, nuova, che ancora doveva essere inaugurata e aperta!).

Ho vissuto, anche se in modo meno violento della scorsa volta, episodi di razzismo; credo di essere stata ridicola, in alcune occasioni,  insiemi ai miei compagni di viaggio europei agli occhi della popolazione locale. Ho visto albe e tramonti eccezionali, un cielo con una luce tersa e limpida, ben diversa dai nostri cieli (amo la montagna con il suo cielo blu intenso,ma la luce delle terre subequatoriali è diversa); ho visto tutti gli animali possibili dai leoni ai delfini. Ho visto savana, terra arida, ma anche tanto verde, sabbia e oceano indiano. In 19 giorni ho condensato tantissimo, vivendo, come ho detto prima tantissimi contrasti.  

Ma quanto più ha colpito sono state le persone: calde,premurose, accoglienti e sorridenti, mai chiuse in se stesse; mi hanno colpito gli occhi di tanti orfanelli, che se, anche, spaventati da noi bianchi, tendevano le mani per essere presi in braccio e per ricevere affetto.

Mi hanno colpito i gesti premurosi di bambine  verso i loro fratellini più piccoli. Mi ha colpito la fierezza che si leggeva negli occhi di tante persone. Ho conosciuto un collega medico che, a mio avviso, curava veramente le persone, che esercitava la professione di medico. Egli mi disse che in Africa non si può fare una medicina di qualità, come in occidente, ma di sopravvivenza. Avrei tanto da dire in proposito, ma …sarebbe troppo lungo! 

Ora sono  a casa mia, circondata da tutti gli agi possibili, ma non posso fare a meno di ricordarmi di quei giorni: ogni volta che apro l’acqua, che accendo una luce, che mi muovo rapidamente su strade ben asfaltate non posso non considerare che quanto per me è normale altri neppure lo conoscono.

Non posso non considerare che io posso con un semplice gesto sprecare tant’acqua mentre in altre parti del mondo l’acqua è un bene prezioso, che ci si procura con difficoltà. Ma quanto più ricordo sono gli occhi dolci, ma severi e profondi una persona che in uno sguardo è riuscita a farmi comprendere quanto fossi  viziata, abituata ad avere sempre tutto e subito, e che contemporaneamente mi ha donato calore e affetto. 

Quest’esperienza mi ha stravolto la vita, perché ha tolto la corazza al cuore e, nonostante tutte le mie opposizioni, mi ha donato ancora, dopo tanto tempo, un cuore di carne. Come tutto quanto avviene nella vita, penso che questo viaggio eccezionale e fantastico abbia un significato, anche se io oggi non riesco a comprenderlo e prego il Signore che mi illumini e mi indichi la via.  

Quanto continuo a ripetermi e ripeto ad altri che la prima cosa che dobbiamo accettare quando desideriamo aiutare l’altro è imparare ad accogliere la sua libertà che potrebbe manifestarsi nel rifiuto nostro e del nostro aiuto, anche se è amaro  e difficile da accettare. Spesso pensiamo di dover “fare” grandi cose, ma ho scoperto che spesso basta esserci senza fare nulla. 

Parlando di loro li lasciamo meno soli e già così tendiamo una mano, anche se vorrei poter fare di più.

Guia