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Ai Rettori e Docenti delle Università Europee


DISCORSO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI
AI PARTECIPANTI ALL'INCONTRO
DEI RETTORI E DOCENTI DELLE UNIVERSITÀ EUROPEE



Eminenza,
Signore e Signori,
Cari amici,
Sono particolarmente lieto di ricevervi nel corso del primo Incontro dei
Docenti e Rettori delle Università Europee, promosso dal Consiglio delle
Conferenze Episcopali Europee e organizzato dagli insegnanti delle
università romane, coordinati dall'Ufficio per la Pastorale Universitaria
del Vicariato di Roma.
Si svolge nel 50º anniversario del Trattato di Roma, che ha dato vita
all'attuale Unione Europea, e fra i partecipanti vi sono docenti di tutti
i Paesi del continente, inclusi quelli del Caucaso: Armenia, Georgia e
Azerbaigian. Ringrazio il Cardinale Péter Erdo, Presidente del Consiglio
delle Conferenze Episcopali Europee, per le sue cordiali parole di
introduzione. Saluto i rappresentanti del governo italiano, in particolare
quelli del Ministero dell'Università e della Ricerca e del Ministero per i
Beni e le Attività Culturali, così come i rappresentanti della Regione
Lazio e della Provincia di Roma. I miei saluti vanno anche ad altre
autorità civili e religiose, ai Rettori e ai docenti delle varie
università così come ai Cappellani e agli studenti presenti.
Il tema del vostro incontro "Un nuovo umanesimo per l'Europa. Il ruolo
delle Università" esorta a un'attenta valutazione della cultura
contemporanea nel continente. Sebbene l'Europa stia vivendo attualmente
una certa instabilità sociale e una certa diffidenza nei confronti dei
valori tradizionali, la sua storia particolare e le sue solide istituzioni
accademiche possono contribuire molto alla formazione di un futuro di
speranza. La "questione dell'uomo", che è il centro dei nostri dibattiti,
è essenziale per una comprensione corretta delle attuali evoluzioni
culturali. Inoltre, offre un fermo punto di partenza allo sforzo delle
università di creare una nuova presenza culturale e un'attività al
servizio di una Europa più unita. Promuovere un nuovo umanesimo, infatti,
implica una chiara comprensione di ciò che questa "novità" incarna
veramente. Lungi dall'essere frutto di un superficiale desiderio di
"nuovo", l'anelito a un nuovo umanesimo deve tener seriamente conto del
fatto che l'Europa affronta oggi un sempre maggiore cambiamento culturale,
in cui uomini e donne sono sempre più consapevoli della loro chiamata a
impegnarsi attivamente nel plasmare la propria storia. Storicamente,
l'umanesimo si è sviluppato in Europa grazie all'interazione feconda fra
le varie culture dei suoi popoli e la fede cristiana. Oggi l'Europa deve
tutelare la sua antica tradizione e riappropriarsene, se desidera restare
fedele alla sua vocazione di culla dell'umanità.
L'attuale cambiamento culturale è spesso considerato una "sfida" alla
cultura universitaria e al cristianesimo stesso, piuttosto che un
"orizzonte" sullo sfondo del quale possono e devono essere trovate
soluzioni creative. Voi, uomini e donne di istruzione superiore, siete
chiamati a partecipare allo svolgimento di questo compito difficile, che
richiede una riflessione profonda su un certo numero di questioni
fondamentali.
Fra queste, desidero menzionare in primo luogo la necessità di uno studio
esauriente della crisi della modernità. La crisi attuale, comunque, ha
meno a che fare con l'insistenza della modernità sulla centralità
dell'uomo e delle sue ansie, che con i problemi sollevati da un
"umanesimo" che pretende di edificare un regnum hominis alieno dal suo
necessario fondamento ontologico. Una falsa dicotomia fra teismo e
autentico umanesimo, spinta all'estrema conseguenza di creare un conflitto
irrisolvibile fra diritto divino e libertà umana, ha condotto a una
situazione in cui l'umanità, per tutti i suoi progressi economici e
tecnici, si sente profondamente minacciata. Come ha affermato il mio
predecessore, Papa Giovanni Paolo II, dobbiamo chiederci "se l'uomo, come
uomo, nel contesto di questo progresso, diventi veramente migliore, cioè
più maturo spiritualmente, più cosciente della dignità della sua umanità,
più responsabile, più aperto agli altri" (Redemptor hominis, n. 15).
L'antropocentrismo che caratterizza la modernità non può mai essere alieno
da un riconoscimento della verità piena sull'uomo, che include la sua
vocazione trascendente.
Una seconda questione implica l'ampliamento della nostra idea di
razionalità. Una corretta comprensione delle sfide lanciate dalla cultura
contemporanea e la formulazione di risposte significative a tali sfide
devono avere un approccio critico ai tentativi limitati e, in definitiva,
irrazionali di restringere la sfera della ragione. Il concetto di ragione
deve essere invece "ampliato" per essere in grado di esplorare e
comprendere quegli aspetti della realtà che vanno oltre la dimensione
meramente empirica. Ciò permetterà un approccio più fecondo e
complementare al rapporto fra fede e ragione. Il sorgere delle università
europee fu promosso dalla convinzione che fede e ragione cooperassero alla
ricerca della verità, ognuna secondo la sua natura e la sua legittima
autonomia, ma sempre operando insieme armoniosamente e creativamente al
servizio della realizzazione della persona umana in verità e amore.
Una terza questione che deve essere indagata riguarda la natura del
contributo che il cristianesimo può rendere all'umanesimo del futuro. La
questione dell'uomo, e quindi della modernità sfida la Chiesa a escogitare
modi efficaci di annuncio alla cultura contemporanea del "realismo" della
propria fede nell'opera salvifica di Cristo. Il cristianesimo non va
relegato al mondo del mito o dell'emozione, ma deve essere rispettato per
il suo anelito a fare luce sulla verità sull'uomo, a essere in grado di
trasformare spiritualmente gli uomini e le donne, e quindi a permettere
loro di realizzare la propria vocazione nel corso della Storia. Durante la
mia recente visita in Brasile, ho espresso la mia convinzione che "se non
conosciamo Dio in Cristo e con Cristo, tutta la realtà si trasforma in un
enigma indecifrabile" (Discorso ai Vescovi del Celam, n. 3). La conoscenza
non si può mai limitare alla mera sfera intellettuale. Essa include anche
una rinnovata abilità di guardare alle cose liberi da pregiudizi e
preconcetti e di lasciarci "entusiasmare" dalla realtà, la cui verità si
può scoprire unendo l'amore alla comprensione. Solo il Dio che ha un volto
umano, rivelato in Gesù Cristo, può impedirci di limitare la realtà
proprio quando essa richiede livelli sempre più nuovi e complessi di
comprensione. La Chiesa è consapevole della propria responsabilità di
offrire questo contributo alla cultura contemporanea.
In Europa, come ovunque, la società ha urgente bisogno del servizio alla
sapienza che la comunità universitaria fornisce. Questo servizio si
estende anche agli aspetti pratici dell'orientare la ricerca e l'attività
alla promozione della dignità umana e all'arduo compito di edificare la
civiltà dell'amore. I professori universitari, in particolare, sono
chiamati a incarnare la virtù della carità intellettuale, riscoprendo la
loro primordiale vocazione a formare le generazioni future non solo
mediante l'insegnamento, ma anche attraverso la testimonianza profetica
della propria vita. L'Università, da parte sua, non deve mai perdere di
vista la sua chiamata particolare a essere una "universitas" in cui le
varie discipline, ognuna a sua modo, siano considerate parte di un unum
più grande. Quanto è urgente la necessità di riscoprire l'unità del sapere
e di contrastare la tendenza alla frammentazione e all'assenza di
comunicabilità come accade troppo spesso nelle nostre scuole! Lo sforzo di
riconciliare la spinta alla specializzazione con la necessità di tutelare
l'unità del sapere può incoraggiare la crescita dell'unità europea e
aiutare il continente a riscoprire la sua specifica "vocazione" culturale
nel mondo di oggi. Solo un'Europa consapevole della propria identità
culturale può rendere un contributo specifico alle altre culture, pur
rimanendo aperta al contributo di altri popoli.
Cari amici, auspico che le università divengano sempre più comunità
impegnate nella ricerca instancabile della verità, "laboratori di cultura"
in cui i docenti e gli studenti siano uniti nell'esplorare questioni di
particolare importanza per la società, utilizzando metodi
interdisciplinari e contando sulla collaborazione dei teologi. Ciò può
avvenire facilmente in Europa, data la presenza di così tante e
prestigiose istituzioni e facoltà di Teologia cattoliche. Sono convinto
del fatto che maggiori e nuove forme di collaborazione fra le varie
comunità accademiche permetteranno alle università cattoliche di rendere
testimonianza della fecondità storica dell'incontro fra fede e ragione. Il
risultato sarà un contributo concreto al raggiungimento degli obiettivi
del Processo di Bologna e un incentivo allo sviluppo di un adatto
apostolato universitario nelle Chiese locali. Un sostegno concreto a tali
sforzi, che sono stati sempre più interesse delle Conferenze Episcopali
Europee (cfr Ecclesia in Europa, n. 58-59), può giungere da quelle
associazioni e da quei movimenti cattolici già impegnati nell'apostolato
universitario.
Cari amici, che le vostre deliberazioni di questi giorni siano feconde e
contribuiscano a creare una rete attiva di operatori universitari
impegnati a portare la luce del Vangelo alla cultura contemporanea.
Assicuro voi e le vostre famiglie di ricordarvi in maniera particolare
nelle mie preghiere, e invoco su di voi, e sulle università nelle quali
lavorate, la protezione materna di Maria, Sede di Sapienza. A ognuno di
voi imparto con affetto la mia Benedizione Apostolica.

Sabato, 23 giugno 2007


© Copyright 2007 - Libreria Editrice Vaticana

 






a cura della Dott.ssa Adele Caramico Stenta
 

 

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