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DISCORSO DI SUA SANTITÀ
BENEDETTO XVI AI PARTECIPANTI ALL’ASSEMBLEA GENERALE DELLA
PONTIFICIA ACCADEMIA PER LA VITA
Cari fratelli e sorelle,
è per me una vera gioia ricevere in questa udienza così affollata i
membri della Pontificia Accademia per la vita, riuniti in occasione
della XIII Assemblea generale; e quanti hanno inteso partecipare al
Congresso che ha per tema: La coscienza cristiana a sostegno del
diritto alla vita. Saluto il cardinale Javier Lozano Barragán , gli
arcivescovi e vescovi presenti, i confratelli sacerdoti, i relatori
del Congresso e tutti voi, convenuti da diversi Paesi. Saluto in
particolare l'arcivescovo Elio Sgreccia, presidente della Pontificia
Accademia per la vita, che ringrazio per le amabili parole
rivoltemi, e per il lavoro a cui attende insieme con il vice
presidente, il cancelliere e i membri del Consiglio direttivo, per
attuare i compiti delicati e vasti della Pontificia Accademia.
Il tema che avete posto all'attenzione dei partecipanti, e pertanto
anche della comunità ecclesiale e dell'opinione pubblica, è di
grande rilevanza: la coscienza cristiana, infatti, ha una interna
necessità di alimentarsi e rafforzarsi con le motivazioni molteplici
e profonde che militano a favore del diritto alla vita. È un diritto
che esige di essere sostenuto da tutti, perché è il diritto
fondamentale in ordine agli altri diritti umani. Lo afferma con
forza l'enciclica Evangelium vitae: «Pur tra difficoltà e
incertezze, ogni uomo sinceramente aperto alla verità e al bene, con
la luce della ragione e non senza il segreto influsso della grazia,
può arrivare a riconoscere nella legge naturale scritta nel cuore (cfr
Rm 2, 14-15) il valore sacro della vita umana dal primo inizio
fino al suo termine, e ad affermare il diritto di ogni essere umano
a vedere sommamente rispettato questo suo bene primario. Sul
riconoscimento di tale diritto si fonda l'umana convivenza e la
stessa comunità politica» (n. 2). La medesima enciclica ricorda che
«questo diritto devono in modo particolare difendere e promuovere i
credenti in Cristo, consapevoli della meravigliosa verità, ricordata
dal Concilio Vaticano II: "con l'Incarnazione il Figlio di Dio si è
unito in certo modo ad ogni uomo" (Gaudium et spes, 22). In
questo evento di salvezza, infatti, si rivela all'umanità, non solo
l'amore sconfinato di Dio, che "ha tanto amato il mondo da dare il
suo Figlio Unigenito" (Gv 3,16), ma anche il valore
incomparabile di ogni persona umana». (ibid).
Continuamente, perciò, il cristiano è chiamato a mobilitarsi per far
fronte ai molteplici attacchi a cui è esposto il diritto alla vita.
In ciò egli sa di poter contare su motivazioni che hanno profonde
radici nella legge naturale e che possono quindi essere condivise da
ogni persona di retta coscienza. In questa prospettiva, soprattutto
dopo la pubblicazione dell'enciclica Evangelium vitae, molto
è stato fatto perché i contenuti di tali motivazioni potessero
essere meglio conosciuti nella comunità cristiana e nella società
civile, ma bisogna ammettere che gli attacchi al diritto alla vita
in tutto il mondo si sono estesi e moltiplicati, assumendo anche
nuove forme. Sono sempre più forti le pressioni per la
legalizzazione dell'aborto nei Paesi dell'America Latina e nei Paesi
in via di sviluppo, anche con il ricorso alla liberalizzazione delle
nuove forme di aborto chimico sotto il pretesto della salute
riproduttiva: si incrementano le politiche del controllo
demografico, nonostante che siano ormai riconosciute come perniciose
anche sul piano economico e sociale.
Nello stesso tempo, nei Paesi più sviluppati cresce l'interesse per
la ricerca biotecnologica più raffinata, per instaurare sottili ed
estese metodiche di eugenismo fino alla ricerca ossessiva del
«figlio perfetto», con la diffusione della procreazione artificiale
e di varie forme di diagnosi tendenti ad assicurarne la selezione.
Una nuova ondata di eugenetica discriminatoria trova consensi in
nome del presunto benessere degli individui e, specie nel mondo
economicamente progredito, si promuovono leggi per legalizzare
l'eutanasia. Tutto questo avviene mentre, su un altro versante, si
moltiplicano le spinte per la legalizzazione di convivenze
alternative al matrimonio e chiuse alla procreazione naturale. In
queste situazioni la coscienza, talora sopraffatta dai mezzi di
pressione collettiva, non dimostra sufficiente vigilanza circa la
gravità dei problemi in gioco, e il potere dei più forti indebolisce
e sembra paralizzare anche le persone di buona volontà.
Per questo è ancor più necessario l'appello alla coscienza e, in
particolare, alla coscienza cristiana. «La coscienza - come dice il
Catechismo della Chiesa cattolica - è un giudizio della ragione
mediante il quale la persona umana riconosce la qualità morale di un
atto concreto che sta per porre, sta compiendo o ha compiuto. In
tutto quello che dice e fa, l'uomo ha il dovere di seguire ciò che
sa essere giusto e retto» (n. 1778). Da questa definizione emerge
che la coscienza morale, per essere in grado di guidare rettamente
la condotta umana, deve anzitutto basarsi sul solido fondamento
della verità, deve cioè essere illuminata per riconoscere il vero
valore delle azioni e la consistenza dei criteri di valutazione,
così da sapere distinguere il bene dal male, anche laddove
l'ambiente sociale, il pluralismo culturale e gli interessi
sovrapposti non aiutino a ciò.
La formazione di una coscienza vera, perché fondata sulla verità, e
retta, perché determinata a seguirne i dettami, senza
contraddizioni, senza tradimenti e senza compromessi, è oggi
un'impresa difficile e delicata, ma imprescindibile. Ed è un'impresa
ostacolata, purtroppo, da diversi fattori. Anzitutto, nell'attuale
fase della secolarizzazione chiamata post-moderna e segnata da
discutibili forme di tolleranza, non solo cresce il rifiuto della
tradizione cristiana, ma si diffida anche della capacità della
ragione di percepire la verità ci si allontana dal gusto della
riflessione. Addirittura, secondo alcuni, la coscienza individuale,
per essere libera, dovrebbe disfarsi sia dei riferimenti alle
tradizioni, sia di quelli basati sulla ragione. Così la coscienza,
che è atto della ragione mirante alla verità delle cose, cessa di
essere luce e diventa un semplice sfondo su cui la società dei media
getta le immagini e gli impulsi più contraddittori.
Occorre rieducare al desiderio della conoscenza della verità
autentica, alla difesa della propria libertà di scelta di fronte ai
comportamenti di massa e alle lusinghe della propaganda, per nutrire
la passione della bellezza morale e della chiarezza della coscienza.
Questo è compito delicato dei genitori e degli educatori che li
affiancano; ed è compito della comunità cristiana nei confronti dei
suoi fedeli. Per quanto concerne la coscienza cristiana, la sua
crescita e il suo nutrimento, non ci si può accontentare di un
fugace contatto con le principali verità di fede nell'infanzia, ma
occorre un cammino che accompagni le varie tappe della vita,
dischiudendo la mente ed il cuore ad accogliere i fondamentali
doveri su cui poggia l'esistenza sia del singolo che della comunità.
Solo così sarà possibile avviare i giovani a comprendere i valori
della vita, dell'amore, del matrimonio, della famiglia. Solo così si
potrà portarli ad apprezzare la bellezza e la santità dell'amore, la
gioia e la responsabilità di essere genitori e collaboratori di Dio
nel dare la vita. In mancanza di una formazione continua e
qualificata, diventa ancor più problematica la capacità di giudizio
nei problemi posti dalla biomedicina in materia di sessualità, di
vita nascente, di procreazione, come anche nel modo di trattare e
curare i pazienti e le fasce deboli della società.
È certamente necessario parlare dei criteri morali che riguardano
questi temi con professionisti, medici e giuristi, per impegnarli ad
elaborare un competente giudizio di coscienza, e, nel caso, anche
una coraggiosa obiezione di coscienza, ma una pari urgenza insorge a
livello di base, per le famiglie e le comunità parrocchiali, nel
processo di formazione della gioventù e degli adulti. Sotto questo
aspetto, accanto alla formazione cristiana, finalizzata alla
conoscenza della Persona di Cristo, della sua Parola e dei
Sacramenti, nell'itinerario di fede dei fanciulli e degli
adolescenti occorre unire coerentemente il discorso sui valori
morali che riguardano la corporeità, la sessualità, l'amore umano,
la procreazione, il rispetto per la vita in tutti i momenti,
denunciando nel contempo con validi e precisi motivi, i
comportamenti contrari a questi valori primari. In questo specifico
campo l'opera dei sacerdoti dovrà essere opportunamente coadiuvata
dall'impegno di laici educatori, anche specialisti, dediti al
compito di guidare le realtà ecclesiali con la loro scienza
illuminata dalla fede. Prego, pertanto, il Signore perché mandi fra
voi, cari fratelli e sorelle, e fra quanti si dedicano alla scienza,
alla medicina, al diritto, alla politica, dei testimoni forniti di
coscienza vera e retta, per difendere e promuovere lo «splendore
della verità» a sostegno del dono e del mistero della vita. Confido
nel vostro aiuto, carissimi professionisti, filosofi, teologi,
scienziati e medici. In una società talora chiassosa e violenta, con
la vostra qualificazione culturale, con l'insegnamento e con
l'esempio, potete contribuire a risvegliare in molti cuori la voce
eloquente e chiara della coscienza.
«L'uomo ha in realtà una legge scritta da Dio nel suo cuore - ci ha
insegnato il Concilio Vaticano II -; ubbidire ad essa è la dignità
stessa dell'uomo e, secondo questa, egli sarà giudicato» (Gaudium
et spes, 16). Il Concilio ha offerto sapienti indirizzi perché
«i laici imparino a distinguere accuratamente diritti e doveri che
spettano loro in quanto membri della Chiesa da quelli che competono
loro i n quanto membri della società umana» e «perché imparino ad
armonizzarli fra loro, ricordando che in ogni cosa temporale, devono
lasciarsi guidare dalla coscienza cristiana, perché nessuna attività
umana, nemmeno temporale, può sottrarsi a Dio» (Lumen gentium,
36). Per questa stessa ragione il Concilio esorta i laici credenti
ad accogliere «quanto i pastori decidono come maestri e capi della
Chiesa» e, d'altro canto, raccomanda «che i pastori riconoscano e
promuovano la dignità e responsabilità dei laici nella Chiesa, si
servano volentieri del loro prudente consiglio» e conclude che «da
tali rapporti familiari tra laici e pastori si devono attendere
molti vantaggi nella Chiesa» (Lumen gentium, 38).
Quando è in gioco il valore della vita umana, questa armonia tra
funzione magisteriale e impegno laicale diventa singolarmente
importante: la vita è il primo dei beni ricevuti da Dio ed è
fondamento di tutti gli altri; garantire il diritto alla vita a
tutti e in maniera uguale per tutti è dovere dal cui assolvimento
dipende il futuro dell'umanità. Emerge anche da questa angolatura
l'importanza di questo vostro incontro di studio. Ne affido i lavori
ed i risultati all'intercessione della Vergine Maria, che la
tradizione cristiana saluta come la vera «Madre di tutti i viventi».
Sia Lei ad assistervi e a guidarvi! A suggello di questo auspicio,
desidero impartire a tutti voi, ai vostri familiari e collaboratori
l'apostolica benedizione.
24 febbraio 2007
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