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B)  LA PREPARAZIONE PARTICOLARE E IMMEDIATA 

Caratteristiche, scopi, forme 

      La preparazione particolare e immediata al sacramento del matrimonio, soprattutto oggi, si presenta come un momento importante di tutta la pastorale prematrimoniale. Non esaurisce certo l'intera cura pastorale dei fidanzati, di cui si è detto, ma ne è “una” tappa e “un” aspetto che non possono essere tralasciati. Come tale, essa domanda di essere collegata con la preparazione generale e remota, di essere attuata all'interno di un'adeguata pastorale giovanile e di una articolata e organica catechesi, di aprirsi e di orientare alla continuazione del cammino attraverso la successiva pastorale delle coppie-famiglie giovani. 

      Oggi più che mai, come l'intero tempo del fidanzamento, questa preparazione si presenta come una vera e propria occasione di evangelizzazione degli adulti e, spesso, dei cosiddetti “lontani”. Sono, infatti, numerosi gli adolescenti e i giovani per i quali l'approssimarsi delle nozze costituisce l'occasione per incontrare di nuovo una realtà da molto tempo relegata ai margini della loro vita; essi, per altro, si trovano in un momento particolare, caratterizzato spesso anche dalla disponibilità a rivedere e a cambiare l'orientamento dell'esistenza. Può essere, quindi, un tempo favorevole per rinnovare il proprio incontro con la persona di Gesù Cristo, con il messaggio del Vangelo e con la Chiesa. 

      Scopo della preparazione particolare e immediata è di aiutare i fidanzati a realizzare «un inserimento progressivo nel mistero di Cristo»10, nella Chiesa e con la Chiesa. Esso comporta una progressiva maturazione nella fede, attraverso l'accoglienza dell'annuncio della Parola di Dio, l'adesione e la sequela generosa di Cristo, la testimonianza della fede11. Si nutre di preghiera intensa, individuale e comune; di partecipazione alla vita della Chiesa, alla sua liturgia e ai suoi sacramenti12. Si apre alle esigenze della carità e fruttifica in una crescente conformità a Cristo nella vita morale di carità secondo lo Spirito13

      La finalità di questa preparazione consiste, cioè, nell'aiutare i fidanzati a vivere il fidanzamento e la prossima celebrazione del matrimonio come momento di crescita umana e cristiana nella Chiesa; nell'aiutarli a conoscere e a vivere la realtà del matrimonio che intendono celebrare, perché lo possano celebrare non solo validamente e lecitamente ma anche fruttuosamente e perché siano disponibili a fare di questa celebrazione una tappa del loro cammino di fede; nel portarli a percepire il desiderio e insieme la necessità di continuare a camminare nella fede e nella Chiesa anche dopo la celebrazione del matrimonio. 

      In ogni caso, si tratta, da una parte, di proporre autentici “itinerari di fede”14, in grado di evitare ogni alternativa tra i “valori umani” e i “contenuti cristiani” del matrimonio, integrandoli armonicamente in un unitario e progressivo cammino di formazione alla luce della rivelazione; dall'altra parte, si tratta di favorire un nuovo incontro dei fidanzati con la Chiesa e un loro inserimento nell'esperienza di fede, di preghiera, di carità e di impegno della comunità cristiana. 

      Molteplici possono essere i modi e le forme con cui proporre e attuare tale preparazione. Ma, come abbiamo avuto già modo di sottolineare da diversi anni, la forma più rispondente alla realtà del matrimonio e alle esigenze attuali15 è quella degli itinerari di fede16. Tale forma non è solo da privilegiare, ma deve diventare sempre più la “norma” nel cammino di preparazione al matrimonio, quale obiettivo concreto, anche se graduale, da prospettare per tutte le coppie che chiedono il sacramento del matrimonio. In particolare, il metodo e i contenuti di questi itinerari devono ispirare ogni forma di preparazione, a partire dai cosiddetti “corsi per i fidanzati” e dai “colloqui pastorali”17. Secondo le caratteristiche proprie di ogni cammino educativo, si tratta di un processo personale e insieme comunitario, graduale e progressivo, capace di individuare con diligenza e con amore lo stadio in cui ciascuno si trova e i passi successivi da compiere per avvicinarsi sempre di più alla meta e al fine da raggiungere. 

      Proprio perché si tratta di uno specifico cammino educativo, anche questa fase della preparazione richiede iniziative differenziate, in grado di accompagnare le diverse coppie di fidanzati nel modo più appropriato alla loro situazione e ai loro bisogni. Ogni coppia, infatti, quando domanda il matrimonio, si presenta con un proprio profilo spirituale, con una propria storia, con un cammino o un non cammino di fede dopo il battesimo; alcune coppie non hanno neppure portato a termine con la cresima l'itinerario di iniziazione cristiana. Il rispetto delle persone richiede di tener presente tutto ciò e le stesse dinamiche dell'evangelizzazione esigono che si abbiano a diversificare le proposte, nella consapevolezza che, come scrive l'autore della Lettera agli Ebrei, alcuni sono bisognosi di latte e non di cibo solido (cf Ebrei 5, 12). 

      Infine, per la finalità che la contraddistingue, questa preparazione «non può non avvenire se non nel contesto concreto di una comunità cristiana che professa la fede, la celebra nel culto, la esprime nella vita»18. Essa chiama in causa la responsabilità dell'intera comunità cristiana, nelle sue varie articolazioni ed espressioni: dai presbiteri ai laici, dai coniugi ai fidanzati stessi.

 

 

      Itinerari di preparazione al matrimonio 

La responsabilità delle parrocchie 

      Per quanto riguarda i corsi o gli itinerari di preparazione al matrimonio, essi rientrino nel progetto educativo di ogni Chiesa particolare ed assumano sempre più la caratteristica di itinerari educativi. 

      A tale scopo ci si preoccupi perché possibilmente ogni comunità parrocchiale sia in grado di offrire questi itinerari di fede innanzitutto ai propri fidanzati. Questi, per parte loro, vi partecipino volentieri e responsabilmente. 

      Si faccia in modo anche che simili itinerari vengano proposti nelle diverse divisioni territoriali di ogni diocesi durante tutto il corso dell'anno. 

      Perché gli itinerari proposti possano essere appropriati alle diverse coppie di fidanzati, si provveda a promuovere molteplici e diversificati percorsi catechistici almeno in ambito zonale, vicariale o decanale, o di unità pastorale. 

      Si tratta, infatti, di un compito che rientra nell'unica missione di salvezza della Chiesa, che nasce dal suo organico e permanente impegno di evangelizzazione e chiama in causa la parrocchia come soggetto pastorale immediato e concreto. Superando ogni tentazione o abitudine alla “delega”, a livello di ogni singola parrocchia o, quando ciò non fosse possibile, a livello interparrocchiale, si programmino lungo l'anno un congruo numero di itinerari di preparazione comuni a tutti i fidanzati e si individuino coppie di sposi disponibili e preparate ad accompagnare e ad animare il cammino dei fidanzati. Nello stesso tempo e ai medesimi livelli, oltre a proporre un cammino più ampio e articolato alle coppie più sensibili e impegnate19, qualora fosse necessario, si preveda e si promuova con spirito missionario un cammino personalizzato di “riscoperta della fede” per i fidanzati che ne avessero bisogno. 

      In questa prospettiva, gli itinerari di preparazione al matrimonio non possono essere delegati ai consultori familiari e a singoli operatori consultoriali. Occorre piuttosto arrivare a programmi articolati e differenziati, di cui si fa responsabile la Chiesa particolare attraverso la sua struttura diocesana, zonale e parrocchiale, con i suoi ministri, i coniugi e i collaboratori pastorali. Perciò i Consultori familiari, che si caratterizzano specialmente come luoghi di promozione umana e non di catechesi, non devono normalmente farsi carico di questi itinerari di fede o corsi di preparazione al matrimonio. La loro competenza e collaborazione rimangono tuttavia preziose; vanno, quindi, valorizzate soprattutto per quelle iniziative, organiche e stabili, di conoscenza e approfondimento delle problematiche della vita matrimoniale, di cui abbiamo parlato in ordine alla cura pastorale del fidanzamento e ad un adeguato progetto e cammino di pastorale giovanile20, oltre che per alcuni interventi di formazione delle coppie animatrici e per la loro specifica competenza di consulenza. 

 

Contenuti

      I contenuti proposti, partendo dalla realtà umana vissuta dai fidanzati e illuminandola e interpretandola con l'annuncio del Vangelo, dovranno permettere ai fidanzati di giungere a conoscere e a vivere il mistero cristiano del matrimonio.  

      In tale ottica, vanno tenuti presenti e approfonditi: la verità e il significato del proprio essere persona e della propria sessualità; la riscoperta del Signore Gesù come senso della propria vita e della stessa esperienza di coppia; il valore e le caratteristiche dell'amore e, in particolare, dell'amore coniugale; il significato del matrimonio e il suo valore sociale e istituzionale, anche di fronte a tendenze, sempre più diffuse, a un suo “superamento” nelle convivenze di fatto; il bene della fedeltà e della definitività dell'impegno e dell'amore; il rapporto intrinseco del patto matrimoniale con la trasmissione della vita e la riscoperta del valore della procreazione; le responsabilità nei confronti della storia e della società che derivano dalla vita matrimoniale; la sacramentalità del matrimonio, che ne costituisce la novità cristiana; le dimensioni e le esigenze propriamente ecclesiali della vita matrimoniale e familiare21.  

      Tali contenuti, la cui più puntuale e concreta determinazione è compito di ogni Vescovo diocesano, vanno comunque proposti con un linguaggio e un'attenzione propriamente catechistici. Ciò richiede che ogni argomento sia introdotto in modo essenziale, comprensibile e compiuto, che la successione degli argomenti sia il più possibile lineare, che si sia precisi in ciò che si dice, che si privilegi un'esposizione nutrita dalla rivelazione biblica, si sia fedeli alla tradizione ecclesiale e si valorizzi quanto emerge dai testi liturgici. Soprattutto ciò comporta che l'esposizione esatta della dottrina sia in grado di proporsi come messaggio, che interpreta la condizione spirituale delle persone e annuncia la parola che la assume, la purifica e la trasforma.

 

 Stile, metodi e durata

      Proprio perché itinerari educativi e di fede, gli incontri non si riducano a cicli di lezioni o di conferenze. Essi siano momenti di evangelizzazione e di catechesi, aprano alla preghiera e alla vita liturgica, orientino e spronino alla carità, sappiano anche coinvolgere e interessare i fidanzati così da aiutarli e stimolarli a fare una significativa esperienza di fede e di vita ecclesiale. Non si tralasci neppure di valorizzare l'apporto che i fidanzati stessi possono offrire per una più adeguata azione pastorale. 

      Di conseguenza, a livello metodologico, non ci si esima dalla proposta completa e sistematica dei contenuti, dei valori e delle mete. Non si tralasci neppure di proporre esperienze forti di preghiera, eventuali momenti di ritiro o di esercizi spirituali, la partecipazione alle celebrazioni liturgiche e in particolare all'Eucaristia, l'accostamento al sacramento della Penitenza, esperienze e gesti significativi di carità. Nello stesso tempo, i singoli incontri siano condotti contemplando diverse attività, quali: l'ascolto dei presenti, l'esposizione dei contenuti, il lavoro di gruppo, la preghiera, il dialogo in coppia e in gruppo. A tale riguardo risultano decisive sia la disponibilità delle coppie di sposi a “farsi carico” di una o due coppie di fidanzati lungo tutto il cammino di preparazione, sia la presenza di una équipe educativa che agisca in modo unitario e sia veramente capace di accompagnare e di animare. 

      Lo stile sia quello dell'accoglienza e dell'animazione, vissuto anche con gesti e momenti concreti di familiarità, di attenzione, di ascolto, di confronto, di gioia. E' necessario che in questo clima sia vissuto già il primo momento di approccio con ogni coppia di fidanzati: in esso, soprattutto da parte del sacerdote, occorre essere attenti a suscitare le domande appropriate e a far emergere quelle presenti anche se nascoste, per identificarle con precisione e individuare insieme, con delicatezza e discrezione ma con altrettanto coraggio, il cammino più opportuno da compiere perché i fidanzati maturino nella fede la loro decisione di sposarsi. Con il medesimo atteggiamento sia condotta anche la verifica del cammino compiuto: tale momento può essere opportuno, purché sia attuato a livello personale, con attenzione alle esigenze delle persone e per ipotizzare insieme eventuali tappe future per un continuo cammino di crescita.

      Circa i tempi della preparazione immediata, pur riaffermando che normalmente essa deve iniziare almeno tre mesi prima delle nozze22 e pur rispettando la facoltà di ogni Vescovo diocesano di fissare modalità e tempi diversi, riteniamo auspicabile che i fidanzati siano invitati a presentarsi al Parroco almeno un anno prima della data prevista per le nozze. In questo modo risulterebbe certamente più agevole sia individuare e proporre il cammino comunitario di preparazione più adatto per ogni coppia di fidanzati, sia collocare nei momenti più adeguati i pur necessari colloqui con il Parroco. 

      All'inizio del cammino comunitario di preparazione catechistica alla celebrazione del matrimonio, può essere opportuna la celebrazione di una preghiera comune perché, con la benedizione di Dio, ciò che viene iniziato possa essere un vero cammino di crescita e giungere a un felice compimento23

      Quanto al numero degli incontri di preparazione e alla durata dell'intero itinerario, mentre suggeriamo che essi coprano un tempo abbastanza prolungato, di circa due mesi, con frequenza settimanale, ricordiamo che spetta al Vescovo diocesano precisare ulteriormente questi aspetti. In ogni caso sarebbe importante che, anche a tale riguardo, su tutto il territorio della Diocesi si segua una prassi unitaria. 

      Se possibile, nell'approssimarsi della data delle nozze, venga proposto anche un momento più prolungato di preghiera o di “ritiro spirituale”, che aiuti i futuri sposi a riconoscere e a vivere il “mistero” del loro amore. 

 

Obbligatorietà

      La partecipazione ai corsi o itinerari di preparazione al matrimonio deve essere considerata come moralmente obbligatoria, senza, per altro, che la sua eventuale omissione costituisca un impedimento per la celebrazione delle nozze24.  

      Sarà, quindi, necessario non dispensare facilmente da tale partecipazione, ma presentarla come un dovere di coscienza di ciascun fidanzato. Nello stesso tempo occorrerà essere attenti a quanti per motivi oggettivi (come nel caso degli immigrati, dei pendolari, di chi ha turni di lavoro non programmabili secondo il calendario dei corsi e degli itinerari) non potessero partecipare, prevedendo per loro forme diverse di accompagnamento e di confronto. Nei riguardi di coloro che, invece, intendessero tralasciare questo cammino senza seri motivi oggettivi, è necessario un supplemento di attenzione e di dialogo per aiutarli a cogliere la superficialità e la immaturità del loro atteggiamento e della loro scelta. 

      Solo in casi estremi - previo il consenso dell'Ordinario e senza abbandonare la fatica della ripresa, del confronto e del discernimento - si dovrà proporre il rinvio della celebrazione del matrimonio.  

      In ogni caso, perché la convinzione circa l'obbligatorietà di questi itinerari si possa diffondere e diventare coscienza comune, è necessario che gli itinerari stessi siano proposti e condotti con serietà di impostazione, di contenuto e di metodo, che le coppie di fidanzati più impegnate ne siano convinte per prime e se ne facciano propagatrici, che da parte dei presbiteri e delle coppie animatrici si abbia a creare le condizioni e un clima favorevoli e che si diffonda la testimonianza di quanti hanno già fatto questa esperienza.

 

 Colloqui con il Parroco

       Accanto agli itinerari comunitari appena descritti e in stretto collegamento con essi, restano sempre necessari e insostituibili i colloqui con il Parroco. 

      Essi rappresentano un momento importante e privilegiato di personalizzazione del dialogo con la coppia, sia per l'impostazione del cammino da compiere, il suo accompagnamento e la sua verifica, sia per una più puntuale catechesi e spiegazione del rito della celebrazione del matrimonio, sia per affrontare specifici casi di coscienza o problemi particolari, sia per l'espletamento degli indispensabili adempimenti giuridici. Anche in quest'ultimo ambito, il colloquio con il Parroco deve sempre essere ispirato al criterio di un'autentica pastoralità, nella quale si coniughino adeguatamente attenzione alle persone e rispetto delle norme e delle disposizioni canoniche e civili.  

      Il Parroco interessato - che di norma è, a libera scelta dei fidanzati, il «Parroco della parrocchia dove l'uno o l'altro dei medesimi ha il domicilio canonico o il quasi domicilio o la dimora protratta per un mese»25 - conduca con precisione l'istruttoria matrimoniale, secondo le prescrizioni canoniche. Queste comprendono: «la verifica dei documenti; l'esame dei nubendi circa la libertà del consenso e la non esclusione della natura, dei fini e delle proprietà essenziali del matrimonio; la cura delle pubblicazioni; la domanda all'Ordinario del luogo di dispensa da eventuali impedimenti o di licenza alla celebrazione nei casi previsti» dal diritto26.  

      Particolare cura sia riservata all'esame dei nubendi, il quale, di norma, conclude la preparazione immediata al matrimonio e suppone la conclusione dell'itinerario o corso per i fidanzati. Finalizzato a verificare la libertà e l'integrità del consenso, la volontà di sposarsi secondo la natura, i fini e le proprietà essenziali del matrimonio, l'assenza di impedimenti e di condizioni, questo esame sia fatto dal Parroco «con diligenza, interrogando separatamente i nubendi»27. Esso sia pure valorizzato e vissuto da parte del presbitero insieme con ogni fidanzato come momento significativo e singolare di discernimento sapienziale circa l'autenticità della domanda religiosa del matrimonio e la maturazione avvenuta soprattutto in ordine alla volontà di celebrare un patto coniugale come lo intende la Chiesa. 

      Siano previsti e favoriti anche altri incontri personali del Parroco con i fidanzati, mediante i quali illuminare, sostenere e verificare il loro cammino: uno di essi sia opportunamente dedicato a preparare i prossimi sposi alla celebrazione liturgica delle loro nozze. Questi ulteriori incontri appaiono necessari soprattutto quando i fidanzati presentano ancora carenze o difficoltà nella dottrina o nella pratica cristiane28. Ogni Vescovo diocesano determini, in proposito, il numero minimale e i contenuti di tali colloqui.

 

 Altre determinazioni

      Al Vescovo diocesano spettano ulteriori determinazioni atte a precisare il cammino di preparazione al matrimonio29. In particolare, oltre a quanto abbiamo già ricordato circa il numero e la durata degli incontri di preparazione al matrimonio e circa il numero e i contenuti dei colloqui con il Parroco, ogni Vescovo diocesano, meglio se in accordo con gli altri Vescovi della Conferenza episcopale regionale, potrà offrire direttive riguardanti, ad esempio: l'inserimento nella preparazione immediata al matrimonio della celebrazione della Confermazione per i nubendi non cresimati30; l'introduzione di altri adempimenti da premettere alla celebrazione del matrimonio, come la dichiarazione di volontà o la domanda di matrimonio formulata congiuntamente dai nubendi31

1)Si tratta di una convinzione espressa anche nel testo dell'Ufficio Nazionale per la Pastorale della Famiglia, La preparazione dei fidanzati al matrimonio e alla famiglia, Appendice n. 11. A tale testo rimandiamo anche per un'ulteriore ripresa di alcune considerazioni che faremo in questo capitolo.

2)Cf Gaudium et spes, n. 49.

3)Evangelizzazione e sacramento del matrimonio, n. 76.

4)Cf Matrimonio e famiglia oggi in Italia, n. 18.

5)Cf Evangelizzazione e sacramento del matrimonio, nn. 68-77.

6)Cf Familiaris consortio, n. 66.

7)Cf Orientamenti educativi sull'amore umano, n. 60.

8)Cf Evangelizzazione e sacramento del matrimonio. n. 77.

9)Cf ivi; Persona humana, n.7.

10)Evangelizzazione e sacramento del matrimonio, n. 80.

11)Cf ivi, nn. 68-71.

12)Cf ivi, n. 72-74.

13)Cf ivi, nn. 75-77.

14)Cf Comunione e comunità nella Chiesa domestica, n. 26.

15)Cf Evangelizzazione e sacramento del matrimonio, nn. 78.81.

16)Cf ivi, n. 79; Matrimonio e famiglia oggi in Italia, n. 17.

17)Cf Evangelizzazione e sacramento del matrimonio, n. 82.

18)Ivi, n. 80.

19)Cf sopra, ai nn. 48-49.

20)Cf sopra, al n. 44.

21)Per una ulteriore determinazione di alcuni nodi o capisaldi contenutistici, si veda La preparazione dei fidanzati al matrimonio e alla famiglia, parte seconda. Vi sono descritte le seguenti tematiche: matrimonio e famiglia, realtà umane; la vita dell'uomo, vocazione all'amore; dal battesimo al matrimonio; il matrimonio, patto d'amore che esalta e salva la libertà della coppia; la novità cristiana del matrimonio: sposi nel Signore; valori e fini del matrimonio cristiano; un cammino nella fede per un matrimonio fruttuoso nella grazia; morale sessuale presentata in termini motivanti.

22)Cf Decreto generale sul matrimonio canonico, n. 3.

23)A questo riguardo si può fare utile riferimento al “Rito di benedizione dei fidanzati” (cf Benedizionale, nn. 606-627).

24)«Benché il carattere di necessità e di obbligatorietà della preparazione immediata al matrimonio non sia da sottovalutare - ciò che succederebbe qualora se ne concedesse facilmente la dispensa - tuttavia, tale preparazione deve essere sempre proposta e attuata in modo che la sua eventuale omissione non sia di impedimento per la celebrazione delle nozze» (Familiaris consortio, n. 66).

25)Decreto generale sul matrimonio canonico, n. 4.

26)Ivi, n. 5. Per i singoli punti, oltre alle disposizioni del Codice di diritto canonico, ci si attenga anche a quanto determinato dal Decreto generale sul matrimonio canonico, in particolare ai nn. 4-17.

27)Cf ivi, n. 10.

28)Cf Familiaris consortio, n. 66; Decreto generale sul matrimonio canonico, n. 11.

29)Cf Codice di diritto canonico, can 1064.

30)Cf Decreto generale sul matrimonio canonico, n. 8. Si ricordi, in proposito, che per i nubendi non cresimati che già vivono in situazione coniugale irregolare (conviventi o sposati civilmente), di norma, l'amministrazione della Confermazione non deve precedere la celebrazione del matrimonio.

31)Cf ivi, n. 11.