Ogni persona che vuole portare l'annuncio del Vangelo agli altri, lo fa in modo differente rispetto ad un'altra, a secondo dei talenti che il Signore le ha donato.
Anche con la musica, che raggiunge molto facilmente più persone, specialmente i giovani, si può annunciare il Regno dei Cieli.
Quando si fa qualcosa per il Signore e per portare la Sua Parola agli altri è sempre qualcosa di "speciale" che si ripete ogni volta, ogni momento; e ogni attimo in cui noi ascoltiamo il Messaggio che, con la musica, ci viene annunciato, si scrive, nel cammino che porta al Signore, una storia "speciale".

Quando la musica diventa
“strumento” per il Signore…
Intervista a Roberto Bignoli
La fede e la sua testimonianza agli
altri avviene in vari modi. Abbiamo davanti a noi tanti esempi di persone che,
con la loro vita e con il loro esempio, hanno annunciato il Regno dei Cieli.
I “mezzi” che sono messi a nostra disposizione, per fare questo, sono molteplici
e, soprattutto, sono collegati ai talenti che il Signore ha donato a ciascuno di
noi.
Da sempre la musica è stato un mezzo, “usato” pure dalla religione, per pregare,
per lodare, per esaltare il nostro Dio, ed anche per annunciarlo.
Da qualche anno abbiamo ormai un evento che veramente è particolare: la musica
cristiana contemporanea.
Qualcuno ha affermato che la musica è sempre musica. Questo è vero, ma usarla
quale mezzo per annunciare e testimoniare Cristo, diventa un elemento che
avvicina maggiormente le persone al messaggio evangelico, soprattutto la fascia
adolescenziale e giovanile.
E non si sta parlando di musica
sacra, di canto gregoriano, ecc…, ma semplicemente di musica che viene ascoltata
dai nostri giovani e, perché no, anche dagli adulti e dalla persone di una certa
età.
Ci sono vari cantanti e cantautori che hanno scelto questo mezzo per annunciare
il vangelo, fra questi emerge molto la figura di Roberto Bignoli, che molti
ricordano per la sigla di Radio Maria, da lui composta e cantata.
Ho fatto alcune domande a Roberto, circa la sua scelta di cantare per il
Signore,…ma vediamo le sue stesse parole.
Forse questa prima domanda sarà ovvia, ma quando
hai iniziato a cantare in pubblico? Per quale motivo?
La musica è sempre stata la mia
passione, fin da bambino, in collegio, mi creavo, con gli oggetti che trovavo,
gli strumenti musicali e sognavo di studiare al conservatorio, ma la mia
situazione familiare non me lo ha permesso e così mi sono accontentato di
imparare da solo.
I primi approcci con la musica ed il pubblico li ho fatti da giovane, suonando e
cantando per le strade. Con alcuni amici musicisti abbiamo girato per l’Europa
ed in particolare Spagna e Francia, poi ho cominciato a partecipare a varie
manifestazioni canore cercando di affermarmi ed ho fatto da spalla ad alcuni big
della musica leggera.
Mi sentivo gratificato anche perché cantare in pubblico voleva dimostrare che
Roberto Bignoli, malgrado tutti i suoi problemi, era una persona di successo.
Oltretutto mi piaceva poter condividere la passione della musica con la gente e
ricevere i loro sempre più numerosi consensi.
La tua infanzia ti ha influenzato in qualche modo
nelle tue scelte? Ne ricordi qualche episodio particolare?
Certamente la mia infanzia ha
contribuito in modo estremamente forte sulle scelte della mia vita. Non è stata
facile e le sofferenze di non poter vivere in un ambiente familiare, ma in
collegi, hanno influenzato molto il mio carattere e le mie scelte infatti,
appena ho potuto, sono andato a vivere in un centro studentesco ed ho
abbandonato tutte le prospettive di futuro che mi avevano imposto fino a quel
momento: volevo vivere la mia vita con le mie forze, senza più dipendere da
nessuno e cercando di rivoluzionare il mondo quindi affiancandomi ad ideali, che
nel tempo si sono riscontrati fasulli, ma ai quali avevo creduto profondamente,
quindi avevo cercato le mie risposte attraverso la beat generation meglio
conosciuta come “i figli dei fiori”, successivamente a scelte politiche
estremiste fino a quando tutto si è placato nel mondo dello spettacolo, ma
dentro me c’era ancora tanta rabbia e tanto rancore nei confronti della società.
Dell’adolescenza, cosa pensi possa essere stato
importante per le tue future scelte?
Chi per primo ti ha parlato di Dio, della fede, dell’Amore del Signore? La
scelta che hai fatto, di cantare per il Signore, da cosa è scaturita? E quale
episodio ricordi, della tua vita, che ti ha fatto fare una svolta diversa nel
tuo cammino?
In questo momento particolare, quando
pensavo di aver placato parte dei problemi esistenziali attraverso una
affermazione nel mondo dello spettacolo, ahimé, sono entrato in una crisi
esistenziale profonda, alla quale non riuscivo a dare risposta e quindi dopo
tanti anni , mi sono recato in chiesa per fare una preghiera, perché credevo che
qualche Santo sarebbe arrivato a sistemare tutto. Ma era una scelta di comodo e
nulla cambiava.
Ma un giorno dei giovani mi videro, mi abbracciarono e mi dissero: “Gesù ti
ama”.
Nessuno mi aveva mai detto, con tutta questa semplicità, una frase così profonda
ed autentica. La cosa mi ha colpito nel profondo, ma avevo paura e così decisi
di partire per una tourné in Francia che mi avrebbe staccato per un po’ dalla
mia città, da questi giovani. Ma dopo qualche mese che lavoravo nelle
discoteche, night, galà per italiani e alle varie televisioni fui colpito da una
grossissima otite e ritornai a casa, per curarmi, ma soprattutto perché ero
vuoto dentro, solo e stanco.
Rincontrai quei giovani che mi
proposero un pellegrinaggio a Medjugorje.
Avevo sentito parlare di quel luogo e spinto da un desiderio forte decisi di
andare laggiù. Come arrivai, era l’anno 1984, fui colpito dalla povertà e
autenticità della gente, dalla grande disponibilità e dal luogo povero che
ricordava le mie origini e chiesi a Maria Santissima di guarirmi, ma non dalla
poliomielite ma di guarire il mio cuore che era duro, freddo, incapace di amare
e di farsi amare.
Desideravo dentro me cambiare, perché sentivo che la mia vita vissuta così, come
l’avevo vissuta fino a quel momento, non aveva un giusto valore, e così dopo
questa esperienza tornai a casa. Continuai a frequentare questi giovani e
sentivo che piano piano la mia vita, il mio modo di pensare e di essere stava
cambiando. Era un processo lento, ma cominciai a sentirmi convinto della scelta
di una vita legata ai valori cristiani e così ne parlai anche con alcuni vecchi
amici.
Purtroppo alcuni non capirono le mie
scelte e mi diedero del pazzo, ma sinceramente non avevo conosciuto fino a quel
momento una “pazzia “ migliore che credere in Gesù e così perseverai sulla
strada che la Madonna mi aveva preparato, ma Lei voleva qualcosa in più, mi ha
fatto capire che il dono della musica e del canto dovevo metterlo a disposizione
per una nuova evangelizzazione: così sono nate le prime canzoni fino ad arrivare
ad oggi.
Come concili la tua vita familiare con la tua
musica, i viaggi, ecc…?
Oggi sono sposato, ho 2 bambine,
Mariastella e Mariachiara, e continuo a fare musica e viaggiare in giro per il
mondo: dove mi chiamano a portare il mio concerto testimonianza io vado.
Oltretutto è il mio lavoro, non potrei fare altro e lo faccio perché sento che è
una chiamata.
Mia moglie Paola condivide questa scelta, la sostiene e quando sono via, so che
lei è a casa con le bimbe e tutto procede bene. Quando sono in casa sono un
padre attento e mi prodigo per la famiglia. Non sempre è facile riuscire a
conciliare bene le cose ma devo dire che, collaborando e pregando insieme,
troviamo sempre la soluzione al problema.
Quando scrivi una canzone, quali sono i “motivi”
che la ispirano?
Scrivere le canzoni è sempre diverso.
Non c’è una canzone che è nata in modo uguale all’altro. Il punto di ispirazione
è sempre legato però a momenti di preghiera.
Ogni canzone nasce lentamente: prima la sento nel cuore e poi comincio a
lavorarla, in quei momenti, ahimé per Paola, ho solo la canzone in testa ma poi,
quando è finita, leggo la soddisfazione nei suoi occhi e so che non ho tolto
nulla alla famiglia.
Pregare è fondamentale per la vita di noi
cristiani: come vedi la preghiera e il pregare in famiglia?
La preghiera è fondamentale ed
importante, non sempre purtroppo si riesce ad avere la costanza, ma se manca lo
avverti subito.
Il mio cantare non avrebbe senso se non ci fosse la preghiera: è la forza che mi
guida ed è un punto fondamentale sul quale è nato il nostro matrimonio e
l’essere famiglia, ma guai se mancasse. Oggigiorno, con tutti gli stimoli
esterni e tutte le attività legate al ruolo genitori-figli spesso si dimentica
che è il Vangelo e la preghiera il vero aspetto da coltivare.
Il mondo esterno non ti facilita questo ruolo fondamentale, ma con la buona
volontà e cercando di vivere il più possibile legati a questi valori si riesce a
superare questa barriera. Le nostre bimbe frequentano una scuola cattolica
proprio perché desideriamo che vivano una realtà di fede anche fuori da casa e
ci stiamo impegnando a fargliela vivere anche nell’ambito della Chiesa,
affiancandole attraverso il cammino dell’oratorio, del catechismo e cercando di
far comprendere l’importanza della comunità cristiana e facendo capire
l’importanza della Santa Messa. E’ importante educarli, fin da piccoli, a questi
valori e farli crescere dentro loro, perché questa è la prima vera missione del
genitore.
Hai una famiglia splendida: cosa pensano le
tue bambine del loro papà che canta così bene?
Le mie bambine sono felici di avere
un papà che canta e le rare volte che sono presenti ai miei concerti,
soprattutto la grande, Mariastella, desidera starmi vicino a volte anche sul
palcoscenico. Questo è molto bello e mi dà gioia. Sono contente che vado a
cantare e sanno che se non lavoro sono a casa e che possono contare sempre su di
me. Soprattutto non amo far pesare loro il fatto di avere un papà cantautore e
quindi non faccio pressione su questa scelta di vita.
Una volta, quando sei venuto a cantare nella mia
città, una mia collega mi ha detto:
“Ha una forza interiore molto forte, comunica con la sua musica e le sue parole,
una fede profonda. Non mi stancherei mai di ascoltarlo. Mi ha dato tanta carica
dentro!”
Tutto questo ti fa sentire un po’ “responsabile” per ciò che ci dai con le tue
canzoni?
Quando faccio un concerto, come
dicevo prima, prego e chiedo al Signore la forza di trasmettere la Sua Parola.
Tutto quello che avviene sulle persone non lo conosco, almeno che non me lo
dicano loro. Io cerco di parlare alla gente facendo riferimento a quanto è
successo nella mia vita e all’importanza dell’incontro con Gesù poi tutto il
resto non dipende da me.
Il fatto che la gente ne abbia beneficio è solo grazie a Dio, quindi mi sento
solo uno strumento che il Signore usa, che non ha assolutamente nulla in più di
chi lo ascolta. Sono una persona comune che fa un cammino di fede, con i momenti
alti e bassi e non mi ritengo una persona speciale ma anzi credo che, agli occhi
di Dio, siamo tutti persone speciali e tutti abbiamo una canzone speciale nel
cuore che è il canto della nostra vita..
Dopo questa ultima affermazione di
Roberto, che ringrazio per la sua disponibilità e la sua testimonianza, posso
solo aggiungere che, qualsiasi siano i nostri talenti, vanno messi a servizio
dei fratelli: solo così ciascuno di noi può cantare il canto della nostra vita
al Signore!
Adele Caramico