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(Terza parte)

D: Quali possibili danni a carico dell’embrione?

R: Il primo rischio connesso alla PGD è quello di apportare un danno all’embrione nel corso delle procedure della biopsia. L’effetto di danneggiamento dell’embrione è quello c.d. “tutto o nulla” (all or none): se un embrione risulta danneggiato non prosegue il suo sviluppo, viceversa lo continua senza che ne conseguano evidenti alterazioni. Il rischio di arrecare danni all’embrione è, in letteratura e per i centri con maggiore esperienza, dell’1.0%, comunque l’incidenza può essere variabile in ragione delle competenze di chi pratica la biopsia.

Sulla base dei risultati clinici si evidenzia che soltanto ~ ¼  degli embrioni sottoposti a biopsia è idoneo all’impianto.

Dopo aver praticato la diagnosi preimpianto, gli embrioni soprannumerari sani non trasferiti sono crioconservati per un successivo impianto o utilizzati a fini di ricerca là dove la Legge non lo proibisca. Una prima considerazione: dopo la PGD gli embrioni che  sopravvivono sono pochi, così la microlesione e la biopsia di uno o più cellule riduce le possibilità di sopravvivenza degli stessi embrioni dopo crioconservazione.

 Gli embrioni sottoposti a PGD e crioconservati accusano una ridotta probabilità di sviluppo verso gli stadi successivi dello sviluppo.

Alcune ricerche riportano una incidenza, dopo scongelamento con protocolli standard,  di embrioni vivi già sottoposti a biopsia, del 46.0% a confronto del 70.3% di embrioni non sottoposti a biopsia. La perdita di cellule embrionali al 3° giorno dalla fecondazione  e scongelati riduce le possibilità di impianto nel 30% dei casi. Altri autori hanno rilevano la sopravvivenza del 43% degli embrioni biopsiati allo scongelamento secondo i protocolli standard, con perdita totale di embrioni biopsiati dalla fase di scongelamento a quella del trasferimento e annidamento dell’88%.

Questi studi concordano con quanto riportato in letteratura: la sopravvivenza degli embrioni, biopsiati e crioconservati, risulta  severamente ridotta e si richiama, tra l’altro, la necessità di informare le pazienti che le possibilità di gravidanza, con il trasferimento di embrioni biopsiati – crioconservati – scongelati, è bassa.

D: Ma la diagnosi preimpianto è certa?

R: La certezza della diagnosi con PGD non è assoluta. Le metodologie tecniche di prelievo ed analisi genetica prevedono una standardizzazione di errore diagnostico che, nei vari centri, è attualmente di ~ 10%, per quanto riguarda la definizione di alcune anomalie (aneuploidie).  

Si includono negli errori i risultati falsi negativi ed i risultati falsi positivi. Esiste la possibilità che cellule provenienti dallo stesso embrione possano avere un differente numero di cromosomi, così che la cellula sottoposta a PGD risulta normale, mentre altra cellula nello stesso embrione presenta alterazione cromosomica (mosaicismo).

Le metodologie correntemente in uso sono soggette a diverse possibilità di errori, conseguentemente viene raccomandato il ricorso alle tecniche convenzionali di diagnosi prenatale (amniocentesi, prelievo dei villi coriali) per confermare l’accuratezza della PGD.

L’impossibilità di predefinire l’entità e le caratteristiche di sviluppo delle malattie, può comportare la selezione di embrioni che rientrano nei c.d. falsi positivi. L’errore diagnostico è stimato nella misura del 7% dopo biopsia di una singola cellula embrionale.


(Prima parte)  (Seconda parte)

(continua)

Adele Caramico

 


 


 






a cura della Dott.ssa Adele Caramico Stenta
 

 

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