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(Seconda parte)
D: Quali sono le
tecniche adoperate?
R: Prima di tutto
si richiede l’iperstimolazione ovarica con formazione di diversi ovociti, il
prelievo degli ovociti, la fecondazione artificiale prevalentemente con la
tecnica della ICSI (iniezione di un singolo spermatozoo all’interno dell’ovocita),
produzione di un significativo numero di embrioni (~10), biopsia degli embrioni
e selezione di quelli ritenuti idonei al trasferimento in utero o da trasferire
in un secondo momento e pertanto crioconservati.
Le tecniche di
biopsia sono diverse, ma quella maggiormente in uso consiste nel prelievo di 2
cellule dall’embrione entro il terzo giorno dalla fecondazione. Gli embrioni,
prodotti con fecondazione artificiale e posti in mezzo di coltura, proseguono lo
sviluppo ed al terzo giorno dopo fecondazione, quando il patrimonio embrionale è
costituito da 6 o più cellule, sono sottoposti a biopsia. La biopsia è
generalmente praticata a ~62-64 ore dopo l’inseminazione. Dalla biopsia sono
dapprima esclusi gli embrioni definiti di bassa qualità biologica, ovvero gli
embrioni che, ad una valutazione osservazionale per via microscopica, non si
ritiene che abbiano possibilità di evolvere ulteriormente e di annidarsi
successivamente in utero.
Tecnicamente la
biopsia dell’embrione si pratica creando una lesione a carico del rivestimento
esterno (zona pellucida) e si introduce una micropipetta che, mediante pressione
negativa, aspira delicatamente 1 o 2 cellule embrionali (blastomeri). Si
aspirano 2 cellule embrionali, in embrioni costituiti da 6 o più cellule, per
consentire una diagnosi genetica maggiormente attendibile, anche se la rimozione
di 2 cellule riduce significativamente il patrimonio cellulare embrionale da cui
decremento delle capacità di successivo sviluppo. Le cellule rimosse,
totipotenti, sono sottoposte ad analisi genetica mentre l’embrione
corrispondente viene riposto in coltura in attesa del risultato e dell’eventuale
successivo trasferimento.
La motivazione per
la quale si preferisce la biopsia a 62-64 ore dopo l’inseminazione è dettata
dalla non ancora avvenuta compattazione delle cellule embrionali. Il
compattamento dallo stadio delle 16 cellule comporterebbe maggiori difficoltà a
separare le cellule stesse e maggior rischio di creare lesioni irreparabili a
carico dell’embrione. La biopsia dell’embrione allo stadio di 4 cellule comporta
la rimozione di una significativa quantità di c.d. massa cellulare con effetti
dannosi per l’ulteriore sviluppo. Lo stadio di sviluppo embrionale delle
8-cellule rappresenta sotto il profilo biologico quello migliore. Alcuni autori
ritengono necessari ulteriori ricerche per meglio definire le possibilità di
impianto dell’embrione a cui siano stati aspirate 2 cellule.
D: Quali sono i
rischi?
R: La diagnosi
preimpianto non è esente da rischi. Le procedure tecniche ledono l’integrità
dell’embrione da cui gli interrogativi circa le possibilità di sopravvivenza e
di impianto successive alla biopsia, l’aumentato rischio di parti pretermine, il
basso peso alla nascita dei neonati, lo sviluppo di anomalie congenite in
bambini concepiti con le tecniche di fecondazione artificiale e sottoposti a
diagnosi genetica preimpianto.
L’ European
Society of Human Reproduction and Embryology (ESHRE) ha redatto linee guida
per l’applicazione della PGD, e nelle stesse sono evidenziati degli aspetti che
sono importanti da richiamare.
Il counselling
genetico rappresenta la tappa preliminare nella quale si informa la coppia anche
sulla affidabilità della PGD, sulla possibilità di errori diagnostici o di
effetti avversi, sulla decisione da assumere in merito agli embrioni affetti o
sui quali non è stata posta diagnosi, sulla possibilità di un aumentato rischio
di parti pretermine con neonati di basso peso e ad elevato rischio di mortalità
perinatale e di anomalie congenite. Così per quanto riguarda il counselling
relativo al trattamento: rischi connessi alle complicazioni mediche durante la
stimolazione ovarica ed il prelievo degli ovociti; possibilità che tutti gli
embrioni prodotti siano affetti, che alcuni possano essere inidonei alla biopsia
e che ci siano embrioni che non sopravvivano alla biopsia, così anche che la
diagnosi potrebbe non essere possibile per tutti gli embrioni sottoposti a
biopsia.
In merito poi alla
diagnosi preimpianto per la definizione della compatibilità per il trasferimento
delle cellule totipotenti embrionali, il counselling contempla che si informi la
coppia sulla possibilità che solo ~25% degli embrioni sarà idoneo per il
trasferimento, e nel caso specifico soltanto ~3 embrioni su 16 (~18.8%) saranno
idonei al trasferimento ed in altri casi solo 1 embrione su 8 (~12.5%).
D: Quale correlazione
tra diagnosi preimpianto, perdita di embrioni e gravidanze?
Per evitare
gravidanze plurigemellari, si consiglia di trasferire un massimo di 2 embrioni
in donne con prognosi favorevole.
Di tutti i cicli
di trattamento i cui embrioni sono stati testati con diagnosi preimpianto, si è
ottenuto il 17% di gravidanze cliniche, ovvero diagnosticate con ecografia; il
16% dopo determinazione del sesso ed il 21% dopo diagnosi preimpianto per altre
malattie. I dati riportati sono risultati più bassi rispetto a quanto atteso per
cicli di fecondazione artificiale senza ricorso alla diagnosi preimpianto
(20-25%).
Per quanto
riguarda la diagnosi preimpianto nei casi di donne con età fertile avanzata o
ripetuti pregressi fallimenti di cicli di fecondazione artificiale, si è
ottenuto il 25% di gravidanze cliniche. L’International Working Group on
Preimplantation Genetics riporta una incidenza del 24% di gravidanze cliniche
dopo PGD, con il 4.7% di bambini nati affetti da anomalie.
Analizzando poi i
dati riferentesi agli embrioni, un primo report dell’ESHRE riporta quanto segue:
26712 inseminazioni, 19034 embrioni prodotti, 15039 sottoposti a biopsia, 5030
embrioni ritenuti idonei per il trasferimento, 3892 gli embrioni trasferiti e
907 crioconservati. In un secondo report: 19869 inseminazioni, 14467 embrioni
prodotti, 10167 sottoposti a biopsia, 3438 embrioni ritenuti idonei per il
trasferimento, 2555 gli embrioni trasferiti e 290 crioconservati.
Dai dati riportati
si evince la significativa progressiva perdita di embrioni dalla fase di
inseminazione a quella di selezione e trasferimento, a cui sono da aggiungere
gli embrioni che non saranno in grado di sopravvivere al procedimento del
congelamento-scongelamento o che non saranno ritenuti idonei al trasferimento
dopo lo scongelamento.
(prima parte)
(continua)
Adele Caramico
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