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L'appello del
Papa alla FAO: nessuno deve più soffrire la fame
Udienza ai partecipanti alla
Conferenza di Roma di questa Organizzazione
CITTA’ DEL VATICANO, giovedì, 22 novembre 2007 (ZENIT.org).-
Nessuno al mondo deve più soffrire la fame e tutti devono
moltiplicare i propri sforzi in vista di una pace giusta e duratura
fondata sulla dignità inviolabile della persona umana, ha detto
Benedetto XVI.
E' questo in breve il contenuto dell'accorato appello lanciato dal
Papa nel ricevere giovedì mattina i partecipanti alla 34ma sessione
della Conferenza Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite
per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) in corso a Roma dal 17
fino al 24 novembre.
“La Santa Sede – ha ricordato – ha sempre avuto un profondo
interesse per ogni sforzo compiuto per liberare la famiglia umana
dalla carestia e dalla malnutrizione, consapevole del fatto che
risolvere questi problemi richiede non sono una straordinaria
dedizione e una formazione tecnica altamente specifica, ma
soprattutto un genuino spirito di cooperazione che unisce tutti gli
uomini e le donne di buona volontà”.
“Questo nobile obiettivo chiede un risoluto riconoscimento della
dignità della persona umana in ogni stadio della sua vita – ha
osservato –. Tutte le forme di discriminazione, e soprattutto quelle
che ostacolano lo sviluppo agricolo, devono essere respinte perché
rappresentano una violazione del diritto fondamentale di ogni
persona ad essere ‘libera dalla fame’”.
Questa convinzione, ha affermato il Santo Padre, è espressa in modo
eloquente dal motto della FAO, “fiat panis”, parole “che sono
anche alla base del Vangelo che la Chiesa è chiamata a proclamare”.
Nel corso dei lavori a Roma è stato presentato il Rapporto 2007
sullo stato mondiale dell'alimentazione e dell'agricoltura
contenente la proposta di incentivare il ruolo fondamentale
dell'agricoltura per ovviare all'incremento demografico oltre a
tutelare l'ambiente, in particolare nei Paesi poveri.
Nel Rapporto si afferma che “a dispetto di una crescita economica
globale senza precedenti, 1.1 miliardi di persone continuano a
vivere in estrema povertà e più di 850 milioni di loro soffrono di
fame cronica, mentre gli ecosistemi vengono trattati in una maniera
mai vista prima d'ora”.
A questo proposito, Jacques Diouf, Direttore generale della FAO, ha
detto che la sfida nei prossimi anni sarà quella di “dar da mangiare
ad una popolazione mondiale che si stima raggiungerà entro il 2050 i
9 miliardi di unità”; un impegno che richiederà una seconda
“rivoluzione verde”, ha detto, per riuscire a “raddoppiare quasi la
produzione alimentare entro la prima metà di questo secolo”.
I dati raccolti dalla FAO, ha spiegato il Papa, “testimoniano
chiaramente uno dei più inquietanti paradossi del nostro tempo: la
diffusione incessante della povertà in un mondo che sta anche
sperimentando una prosperità senza precedenti, non solo nella sfera
economica, ma anche nei campi in rapido sviluppo della scienza e
della tecnologia”.
Gli ostacoli per superare questa “tragica situazione” – “conflitti
armati, comparsa di malattie, avverse condizioni atmosferiche ed
ambientali e il massiccio sfollamento forzato di popoli” – possono
essere a volte scoraggianti, ma per il Pontefice dovrebbero servire
a “raddoppiare i nostri sforzi per fornire a ogni persona il suo
pane quotidiano”.
Lo sforzo congiunto della comunità internazionale per eliminare la
malnutrizione e promuovere un autentico sviluppo, ha proseguito,
“richiede necessariamente chiare strutture di gestione e
supervisione, e una valutazione realistica delle risorse necessarie
per affrontare una vasta gamma di situazioni differenti”.
Richiede inoltre il contributo di ogni membro della società, sempre
con il dovuto rispetto per “quei principi etici e morali che sono
patrimonio comune di tutti popoli e la base di tutta la vita
sociale”.
Oggi più che mai, ha ricordato il Papa, la famiglia umana ha bisogno
di trovare gli strumenti e le strategie capaci di superare i
conflitti provocati dalle differenze sociali e dalle rivalità
etniche e la grande disparità nei livelli di sviluppo economico.
“L’umanità ha sete di una pace
vera e duratura – una pace che può arrivare solo se gli individui, i
gruppi a ogni livello e i leader governativi coltivano
atteggiamenti di un decision-making responsabile basato
fermamente sui fondamentali principi di giustizia”, ha affermato.
Per questo motivo, “è essenziale che le società dedichino le loro
energie a educare veri peacemakers”, compito che ricade
soprattutto su organizzazioni come la FAO, “che non può non
riconoscere come base dell’autentica giustizia il destino universale
dei beni della creazione”.
“La religione, come potente forza spirituale per guarire le ferite
del conflitto e della divisione, può dare a questo proposito un
contributo specifico, soprattutto attraverso l’opera di formazione
delle menti e dei cuori secondo una visione della persona umana”, ha
detto.
“Il progresso tecnico, per quanto importante, non è tutto”, ha
tuttavia precisato il Papa, aggiungendo che deve essere inserito nel
più ampio contesto del bene integrale della persona umana e “trarre
costantemente nutrimento dal patrimonio di valori comune che può
ispirare iniziative concrete volte a una più equa distribuzione dei
beni spirituali e materiali”.
“E’ arrivato il momento di assicurare, per il bene della pace, che
nessun uomo, nessuna donna e nessun bambino abbia più fame!”, ha
esclamato infine.
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