di don
Michele Fontana
ROMA,
giovedì, 19 agosto 2010 (ZENIT.org).- La Chiesa in Italia
sta oramai procedendo spedita verso la celebrazione della
46a Settimana Sociale del Cattolici Italiani, che si terrà a
Reggio Calabria dal 14 al 17 ottobre 2010. La scelta della
Città dello Stretto non è casuale e alla sua opzione hanno
confluito diverse motivazioni tra cui quella di commemorare
i cinquant’anni della 33a Settimana tenutasi negli stessi
luoghi dal 25 settembre al 1 ottobre 1960.
I lavori dell’Assise
s’inseriranno, come richiesto dall’apposito Comitato
Scientifico, all’interno del percorso di riflessione
comunitaria dei cattolici italiani che sta accompagnando e
favorendo il discernimento della Chiesa sulle res novae
del nostro Paese.
I contributi, dunque, non
possono non tenere conto della grande eredità ricevuta dalla
Settimana Sociale del centenario, celebrata a Pistoia e
Pisa, che ha richiamato la forza e la piena attualità della
nozione di bene comune maturata nell’esperienza storica dei
cattolici e nel Magistero della Chiesa. Allo stesso modo,
essi dovranno inserirsi nel solco della grande riflessione
maturata all’interno della Chiesa Italiana grazie alla
celebrazione del IV Convegno Ecclesiale Nazionale di Verona
che si è soffermato sul valore della speranza cristiana.
Il documento preparatorio
per la 46a Settimana Sociale, dunque, non intendendo
assolutamente essere «di sintesi o riepilogare
l’insegnamento della Chiesa e l’esperienza sociale dei
cattolici», desidera, offrire e condividere «solo alcune
buone ragioni perché proceda l’opera di discernimento
necessaria alla declinazione oggi, in Italia, della nozione
di bene comune» (1).
Ecco allora spiegato il
titolo del testo, che intende chiarire il desiderio di
coniugare il principio di bene comune nella situazione
attuale del nostro Paese. Cosa significa essere cattolici
nell’Italia di oggi, e, soprattutto, a cosa siamo chiamati
in quanto discepoli di Cristo e membri della Chiesa per
contribuire all’impegno comunitario in favore del nostro
Paese?
Il testo coniuga, quindi,
in modo attento e puntuale l’hic et nunch storico in
cui viviamo, con la tensione verso un futuro migliore,
cosciente che questa debba trasformarsi in impegno concreto,
organicamente determinato, capace di riaccendere nei cuori
una fiducia operosa e realistica. Un impegno che, pertanto,
va opportunamente programmato mediante un’adeguata agenda
di speranza.
Il documento invita,
dunque, a intraprendere l’operazione di discernimento sulla
situazione in cui versa la nostra comunità nazionale
mediante un’analisi elaborata dalla carità nella verità;
intende così contribuire alla generazione di un processo
virtuoso capace di formare «le coscienze» e insieme formare
«alla coscienza», per consentire la maturazione di una nuova
generazione di uomini e donne idonei ad assumere in modo
rinnovato le responsabilità pubbliche.
Il testo (composto di
trentasette numeri), dunque, pone all’attenzione alcune
emergenze del nostro Paese per illuminarne la ricerca di
possibili soluzioni, nella consapevolezza che l’Italia si
trova oggi ad affrontare da «media potenza declinante» (5)
le prove della globalizzazione che mettono seriamente in
discussione equilibri del passato ma che, se bene
affrontate, possono offrire «nuovi orizzonti e nuove
possibilità all’amore» (3).
Si sottolinea, infatti, la
convinzione che la responsabilità per il bene comune non ci
deve porre «fuori o contro la globalizzazione», al contrario
essa ci spinge a «ricollocarci al suo interno, e dentro
questo processo ci propone un orientamento» (4). Ancora una
volta abbiamo di fronte nuove cose nuove che siamo
invitati a riconoscere per inserirci pienamente in esse e,
partendo da esse, cercare le vie della verità e dell’amore
con realismo, coraggio e generosità.
Certamente, sono diverse
le criticità che, a livello sociale, stanno emergendo
nell’attuale congiuntura di crisi che il nostro Paese sta
attraversando e che contribuiscono ad aumentare la
frammentarietà della realtà nazionale: al divario mai
ricucito, anzi sempre più importante, tra Nord e Sud del
Paese, si sta aggiungendo il sensibile declino dell’Italia
Centrale e dell’area tirrenica rispetto a quella adriatica,
così come sono in aumento tensioni tra aree urbane di
diversa qualità civile (cfr. 5).
A ciò si aggiunge il fatto
che la globalizzazione, da parte sua, «alza il velo sul peso
del debito pubblico, sullo stato dei processi d’istruzione e
della ricerca scientifica e tecnologica, sulla bassa
produttività del sistema economico, sull’attacco continuo ai
diritti della persona e della vita, sulle dinamiche
demografiche spesso drammatiche, sul divario tra le
opportunità offerte alle donne e quelle di cui godono gli
uomini, sulla minaccia portata di continuo all’istituto
familiare, sulla rarefazione dei soggetti educativi, sulla
crisi da mancato aggiornamento delle istituzioni politiche,
sul dilagare della povertà e delle povertà, sull’incapacità
di debellare – e a volte anche solo di fronteggiare con
efficacia – la criminalità organizzata, sull’abbandono
quando non la devastazione del patrimonio ambientale,
artistico e culturale» (5).
Di fronte a questa
molteplicità di urgenze sociali, bisogna evitare di
disperdere forze ed energie e, molto più sapientemente,
occorre concentrare l’attenzione su un numero limitato di
problemi ritenuti nodali, dalla cui soluzione o mancata
soluzione dipenderà l’esito del cammino futuro del Paese.
La Settimana Sociale, da
parte sua, contribuirà a questo compito «individuando una
breve lista di problemi con alcune precise caratteristiche»
(12), stando attenta a che rappresentino urgenze nel
contempo «realisticamente affrontabili» e «previe» rispetto
ad altre (cfr. 14).
Il documento invita,
allora, a individuare un’agenda verso cui far
convergere opinione pubblica e attori sociali, non con
l’intento di stipulare un programma economico, politico, o
di altro genere, ma allo scopo di identificare linee di
riferimento per l’elaborazione e la valutazione di programmi
e azioni, perché le esigenze della giustizia diventino
comprensibili e politicamente realizzabili.
Un’agenda, dunque,
per «riprendere a crescere» (questo il titolo del IV
Capitolo), dal momento che, come ha sottolineato il card.
Angelo Bagnasco nella prolusione alla 60a Assemblea Generale
della CEI, è proprio «la crescita la condizione fondamentale
per una giustizia sociale che migliori le condizioni
generali» del nostro Meridione e dell’Italia tutta.
Nel cammino di
preparazione alla Settimana Sociale, l’indagine riguardo i
punti essenziali da cui muovere per incentivare la crescita
del Paese si è trasformata in ricerca di soggetti sociali
vitali in grado di cooperare alla rigenerazione della
pòlis. Sono, così, emerse cinque risorse principali a
partire dalle quali affrontare la sfida del progresso
secondo il bene comune: la famiglia, le imprese, gli
immigrati, i giovani e la realtà politica e amministrativa.
Il documento, dunque,
prendendo come riferimento queste cinque risorse, dopo una
breve analisi delle stesse, elabora alcune domande (dodici
in tutto) che possano contribuire alla realizzazione di
quell’agenda che aiuti a uscire dalla situazione
attuale e illumini il cammino del Paese verso un autentico
sviluppo.
La famiglia è
protagonista in ogni indicazione, con la sottolineatura
della necessità di mettere in atto politiche fiscali e
sociali per riconoscerla e sostenerla anche come generatrice
di valori economicamente rilevanti. Riguardo il mercato
del lavoro, si augura la riduzione di precarietà e
privilegi, con l’aumento di partecipazione, flessibilità ed
eterogeneità. Sulla mobilità sociale, si invita a
ridurre le barriere per l’accesso alle professioni e al loro
esercizio e a incrementare la libera concorrenza. Anche per
il sistema universitario s’impone l’esigenza di un
finanziamento diverso, aumentando l’autonomia degli atenei,
senza precludere l’accesso a nessuno che sia capace e
meritevole. Si auspica poi una pressione fiscale al
limite della sostenibilità, che va ridistribuita
orizzontalmente, indirizzandola non solo verso il lavoro e
gli investimenti, ma anche verso le rendite. Per quanto
riguarda il voto, il testo propone una legge
elettorale coerente per completare la transizione
istituzionale secondo criteri di sussidiarietà e
responsabilità imputabile.