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Evangelium Vitae: un commento

(seconda parte)

La vita è sempre un bene” (n. 34). Con questa affermazione che, da sola, potrebbe riassumere tutto il messaggio dell’Enciclica, iniziamo la seconda parte di questo commento all’Evangelium vitae.

Ci chiediamo: perché questa vita, proprio questa che abbiamo, è sempre un bene? E’ una domanda antica quanto l’umanità. Da sempre l’uomo si chiede il senso della sua esistenza, da sempre l’uomo ne cerca la motivazione più profonda.

L’intera Bibbia risponde a questo interrogativo, fin dalle sue prime pagine. La vita dell’uomo, dono del Creatore, è differente rispetto a quella delle altre creature viventi. L’uomo, anche se nato dalla polvere della terra, è la manifestazione della presenza di Dio, è la sua immagine somiglianza.

All’uomo è stata donata un’altissima dignità, che ha le sue radici nell’intimo legame che lo unisce al suo Creatore: nell’uomo risplende un riflesso della stessa realtà di Dio” (n. 34).

L’origine divina dell’uomo ne spiega quell’insoddisfazione che ne accompagna spesso i suoi giorni. L’uomo, dato che è stato creato da Dio, e dentro di sé porta il segno del divino, naturalmente tende a Lui, anche senza rendersene conto. Per questo l’essere umano si sente sempre insoddisfatto: egli anela a Colui che è Infinito. 

Ma il progetto di Dio  viene offuscato dalla prepotente irruzione del peccato nella storia dell’umanità.

Il peccato è una ribellione al Creatore con la quale l’uomo rovina non solo la sua vita ma tenta anche quella dei suoi fratelli.

Quando non si riconosce Dio come Dio, si tradisce il senso profondo dell’uomo e si pregiudica la comunione tra gli uomini” (n. 36).

Ma il Padre della Vita non abbandona mai l’uomo, sua creatura prediletta, e manda nel mondo suo Figlio Unigenito per redimere l’umanità dal peccato.

Il progetto di vita consegnato al primo Adamo trova finalmente in Cristo il suo compimento” (n. 36).

Adamo, con la sua disobbedienza, rovina completamente tutto il progetto che il Creatore ha fatto sull’uomo. Gesù invece, con la sua obbedienza al Padre, apre a tutti le porte per accedere alla Vita, quella vera ed eterna. 

La vita che il Figlio di Dio è venuto a donare agli uomini non si riduce alla sola esistenza nel tempo” (n. 37).

Non è soltanto l’esistenza su questa terra che deve interessare l’uomo, ma anche, e soprattutto, quella che va oltre questa vita. Gesù infatti chiama il “dono” che è venuto a farci, semplicemente col termine “la vita”, mettendo in risalto, in questo modo, a quale vita l’uomo deve tenere di più e facendo comprendere quale tipo di vita è quella che lui è venuto a donare su questa terra.

Altre volte Gesù parla di “vita eterna”, per sottolineare che è proprio eterna la vita che egli promette all’uomo in quanto è partecipazione piena di Colui che è Eterno. 

La dignità della vita umana è strettamente legata a questa prospettiva che va la di là del semplice spazio temporale su questa terra.

Lo stesso amore per la vita “…non si riduce alla semplice ricerca di uno spazio in cui esprimere se stesso ed entrare in relazione con gli altri, ma si sviluppa nella gioiosa consapevolezza di poter fare della propria esistenza il <<luogo>> della manifestazione di Dio, dell’incontro e della comunione con lui” (n. 38).

(continua)

Adele Caramico