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Evangelium Vitae: una sintesi

(prima parte)

Il 25 marzo del 1995, solennità dell'Annunciazione, viene pubblicata la Lettera enciclica Evangelium Vitae, del Sommo Pontefice.
Questo Documento, che tratta del valore e dell'inviolabilità della vita umana, è suddiviso in quattro parti, più l'introduzione e la conclusione.

Nell'Introduzione viene posto l'accento sul valore incomparabile della persona umana affermando che
"L'uomo è chiamato a una pienezza di vita che va ben oltre le dimensioni della sua esistenza terrena, poiché consiste nella partecipazione alla vita stessa di Dio" (n. 2).

La vita dell'uomo non è una vita "qualsiasi" ma ha una vocazione molto preziosa e particolare. Innanzitutto è vita che Dio ha donato alla sua creatura prediletta, è vocazione al vivere in modo pieno e in comunione col Padre Celeste, è vita che si fa dono per gli altri fratelli.

La Chiesa sa che le è stato affidato questo "Vangelo della Vita" da Gesù stesso e sottolinea sempre che la vita umana ha un valore sacro dal primo istante del suo inizio fino al suo termine. La Chiesa, quale madre e maestra dell'uomo, continua "...ad affermare il diritto di ogni essere umano a vedere sommamente rispettato questo suo bene primario: sul riconoscimento di tale diritto si fonda l'umana convivenza e la stessa comunità politica" (n. 2).

L'altro punto dell'Introduzione, di questo Documento magisteriale, affronta il problema delle minacce "nuove" che attentano continuamente alla vita umana.
Ai nostri giorni, tali minacce, si aggiungono a quelle già esistenti da tempo, quali, per esempio, la miseria, la fame, le malattie, la violenza e le guerre, ecc...

Oggi, genocidio, aborto, eutanasia, suicidio volontario: sono gesti contro la vita umana e la sua integrità ed inviolabilità. Come pure la violenza psicologica, le condizioni disumane di vita, la prostituzione, le torture inflitte al corpo ed alla mente, e così via. Sono molteplici gli atti contro la dignità ed il rispetto della vita dell'uomo.

A tutto ciò si aggiungono "nuove forme di attentati alla dignità dell'essere umano, mentre si delinea e consolida una nuova situazione culturale" (n. 4).

Le nuove prospettive che si sono aperte col progresso scientifico e tecnologico, mentre fanno delineare una nuova cultura della vita, minacciano la stessa. Tutto ciò produce dei profondi cambiamenti sul modo di considerare la vita umana e le stesse relazioni fra gli uomini. Pure il modo di essere della medicina, che di per sé è ordinata per la cura e per la difesa della vita umana, in alcuni ambiti si presta maggiormente a compiere atti che, invece, sono contro la vita umana stessa.

"L'esito al quale si perviene è drammatico: se è quanto mai grave e inquietante il fenomeno dell'eliminazione di tante vite umane nascenti o sulla via del tramonto, non meno grave ed inquietante è il fatto che la stessa coscienza, quasi ottenebrata da così vasti condizionamenti, fatica sempre più a percepire la distinzione tra il bene e il male in ciò che tocca lo stesso fondamentale valore della vita umana" (n. 4).

L'Introduzione termina con il comunicare come questo problema sia stato affrontato e discusso in comunione con tutti i vescovi del mondo.
Il Pontefice afferma che:
"In profonda comunione con ogni fratello e sorella nella fede e animato da sincera amicizia per tutti, voglio rimediare e annunciare il Vangelo della vita, splendore di verità che illumina le coscienze, limpida luce che risana lo sguardo ottenebrato, fonte inesauribile di costanza e coraggio per affrontare le sempre nuove sfide che incontriamo sul nostro cammino" (n. 6).
La prima parte dell'Evangelium Vitae ha già nel suo titolo il contenuto dei vari punti.
"La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo. Le attuali minacce alla vita umana".

Il primo punto di questa parte, inizia il suo "cammino" partendo dal primo delitto della storia dell'uomo:l'assassinio di Abele ad opera del fratello Caino.

"Questa prima uccisione è presentata con una singolare eloquenza in una pagina paradigmatica del libro della Genesi: una pagina ritrascritta ogni giorno, senza sosta e con avvilente ripetizione, nel libro della storia dei popoli" (n. 7).

La morte, nella vita dell'uomo, entra per invidia e per gelosia; vi entra perché l'uomo non sa accettare l'altro suo simile e non sa riconoscergli la stessa dignità che vuole riconosciuta a se stesso.
Alle radici di ogni violenza perpetuata, da parte dell'uomo, nei confronti dell'altro uomo, c'è un dare ascolto non alla legge divina, alla volontà del Creatore, ma c'è un ascoltare "la logica del maligno, cioè di colui che <<è stato omicida fin dal principio>>" (n. 8).

Il Padre della Vita chiede conto di questo delitto a Caino, come chiede conto a ciascuno di noi della vita dell'altro uomo.
Nel primo delitto c'è l'eclissi del valore inestimabile della vita umana.

Oggi, questa "eclissi" continua, purtroppo, a perpetuarsi nei secoli e nelle varie situazioni.

"E' impossibile registrare in modo completo la vasta gamma delle minacce alla vita umana, tante sono le forme, aperte o subdole, che esse rivestono nel nostro tempo!" (n. 10).

L'Enciclica ora si concentra sui "nuovi attentati" alla vita umana che ci sono oggi, riguardanti sia la vita umana nascente e che nella sua fase terminale.
Questi "nuovi attentati" colpiscono la vita dell'uomo quando essa si trova impossibilitata anche a difendersi e ad esprimere la propria volontà e la propria parola, quale per esempio l'embrione, o il malato in fase terminale che si trova in coma.

"La vita che richiederebbe più accoglienza, amore e cura è ritenuta inutile, o è considerata come un peso insopportabile e, quindi, è rifiutata in molte maniere. Chi, con la sua malattia, con il suo handicap o, molto più semplicemente, con la stessa sua presenza mette in discussione il benessere o le abitudini di vita di quanti sono più avvantaggiati, tende ad essere visto come un nemico da cui difendersi e da eliminare" (n. 12).

E chi siamo noi, per stabilire chi ha il diritto di vivere e chi no?
Abbiamo forse dimenticato che siamo stati creati per amore dal Padre della Vita?
Al n. 13 leggiamo cosa dice questo documento riguardo all'aborto.
Infatti viene sottolineato come, proprio per facilitarne la diffusione, vengono investite delle grosse somme di denaro per poter mettere a punto dei preparati farmaceutici,in grado di uccidere il frutto del concepimento umano, nel grembo della madre, senza neppure ricorrere all'intervento del medico. L'aborto viene quindi procurato in vari modi, non solo con l'intervento "manuale" del medico, ma anche con l'impiego di farmaci che gli impediscono di continuare a svilupparsi ed a vivere.

Le varie tecniche di riproduzione artificiale, che all'apparenza sembrerebbero essere solo al servizio della vita, praticamente anch'esse aprono la possibilità ad altri attentati,nei confronti dell'integrità e del rispetto della vita umana.
Tali tecniche dissociano la procreazione dal contesto dell'atto coniugale. Oltre a ciò hanno anche alte percentuali di insuccesso, non tanto per quanto riguarda la possibilità che avvenga una fecondazione, quanto piuttosto per quanto riguarda la vita dell'embrione che, spesso, non riesce a svilupparsi e quindi viene esposto ad una morte prematura.

"Inoltre, vengono prodotti talvolta embrioni in numero superiore a quello necessario per l'impianto nel grembo della donna e questi cosiddetti "embrioni soprannumerari" vengono poi soppressi o utilizzati per ricerche che, con il pretesto del progresso scientifico o medico, in realtà riducono la vita umana a semplice "materiale biologico" di cui poter liberamente disporre" (n. 14).

Per quanto riguarda le diagnosi prenatali, l'Enciclica si pronuncia positivamente, se esse vengono effettuate con lo scopo di eventuali cure per il bambino ancora nel grembo materno. Ma purtroppo spesso non è così.
Viene difatti sottolineato come, tali diagnosi, diventano, di frequente, un'occasione per proporre ed anche per procurare l'aborto.
Con questa stessa logica si è arrivati addirittura "...a negare le cure ordinarie più elementari, e perfino l'alimentazione, a bambini nati con gravi handicap o malattie" (n. 14).

Purtroppo, minacce simili, esistono anche per i malati inguaribili e per i morenti.
L'uomo, ci sottolinea l'Enciclica, crede di poter diventare il padrone della vita e della morte e poter quindi decidere su di esse. Tutto ciò ha "...una tragica espressione (...) nella diffusione dell'eutanasia, mascherata e strisciante o attuata apertamente e persino legalizzata. Essa, oltre che per una presunta pietà di fronte al dolore del paziente, viene talora giustificata con una ragione utilitaristica, volta a evitare spese improduttive troppo gravose per la società" (n. 15).

Le scelte che vengono effettuate, contro la vita umana, spesso sono il frutto di una situazione difficile o drammatica, di grande sofferenza, di profonda solitudine e di gravi difficoltà economiche.
Ma pur attenuando la responsabilità soggettiva, e la conseguente colpevolezza di quanti compiono scelte del genere, certamente restano degli atti criminosi contro la vita dell'uomo.

Nella nostra società abbiamo un voler rivendicare il diritto alla libertà lasciando che si possano compiere sia l'aborto, come l'eutanasia. Ma "...rivendicare il diritto all'aborto, all'infanticidio, all'eutanasia e riconoscerlo legalmente, equivale ad attribuire alla libertà umana un significato perverso ed iniquo: quello di un potere assoluto sugli altri e contro gli altri. Ma questa è la morte della vera libertà" (n. 20).

Abbiamo, davanti a noi, un quadro certamente non rassicurante: c'è una cultura della morte, della mancanza di rispetto della vita umana, anche la più indifesa. In ogni caso, di fronte a legislazioni che hanno permesso la legalizzazione dell'aborto, e dove è riuscita, anche l'eutanasia, sono nati in tutto il mondo dei movimenti e delle iniziative, atte a sensibilizzare e ad operare invece a favore della vita umana, della sua dignità e del suo rispetto.

"Particolarmente significativo è il risveglio di una riflessione etica attorno alla vita: con la nascita e lo sviluppo sempre più diffuso della bioetica vengono favoriti la riflessione e il dialogo - tra credenti e non credenti, come pure tra credenti di diverse religioni - su problemi etici, anche fondamentali, che interessano la vita dell'uomo" (n. 27).

Tutto questo operare in favore della vita si può leggere veramente come un grande segnale positivo che si va a contrapporre a quella cultura di morte che sembrerebbe voler prendere il sopravvento.
Ma una scelta piena ed incondizionata a favore della vita raggiunge la sua pienezza di significato solo quando è alimentata e plasmata dalla fede in Cristo.

Con la forza che scaturisce dalla fede la Chiesa può, davanti a questa situazione attuale, prendere coscienza sia della grazia che della responsabilità che le vengono date dal Signore Gesù.
In tale modo la Chiesa, e tutti noi suoi membri, possiamo "...celebrare e servire il Vangelo della vita" (n. 28).


La seconda parte di questa Enciclica ci parla del messaggio cristiano sulla vita.
Ci troviamo, oggi, di fronte a minacce alla vita umana che sono molto forti e l'uomo sarebbe tentato a scoraggiarsi ed a pensare che sia impossibile superare e combattere per far prevalere la vita.

Ma ..."è questo il momento nel quale il popolo di Dio, e in esso ciascun credente, è chiamato a professare, con umiltà e coraggio, la propria fede in Gesù Cristo, -il Verbo della Vita- (1 Gv 1,1)" (n. 29).

Quando si parla di Vangelo della vita non si vuole intendere una pura e semplice riflessione sul senso e significato della vita umana, come non si vuole neppure intendere un semplice comandamento per sensibilizzare le coscienze e spingerle nella costruzione di una società che possa essere migliore.

"Il Vangelo della vita è una realtà concreta e personale, perché consiste nell'annuncio stesso della persona di Gesù" (n. 29).

Dalla parola, e dalla persona stessa, del Figlio di Dio, l'uomo ha la possibilità di conoscere quale sia la verità sul valore della vita umana. Solo dalla Fonte per eccellenza, Gesù, l'uomo può attingere la forza necessaria per amare e servire, per difendere e promuovere, la vita umana stessa.
Per poter meditare, e vivere concretamente, il Vangelo della vita è necessario avere lo sguardo fisso a Gesù. In Lui, difatti, viene sia annunciata che comunicata la vita divina e la vita eterna.

"Grazie a tale annuncio e a tale dono, la vita fisica e spirituale dell'uomo, anche nella sua fase terrena, acquista pienezza di valore e di significato: la vita divina ed eterna , infatti, è il fine a cui l'uomo che vive in questo mondo è orientato e chiamato. Il Vangelo della vita racchiude così quanto la stessa esperienza e ragione umana dicono circa il valore della vita, lo accoglie, lo eleva e lo porta a compimento" (n. 30).

Se guardiamo all'Antico Testamento vi troviamo già preparato, in tutta la sua pienezza, l'annuncio evangelico della vita. Basti guardare, per esempio, l'Esodo, in cui Israele scopre come e quanto la sua esistenza sia importante agli occhi del Padre Celeste.
Israele, nel momento in cui riconosce quale sia il valore della sua esistenza, progredisce anche per quanto riguarda la percezione del senso e del valore della vita umana.

L'esperienza di Israele è l'esperienza che si rinnova in quella di tutti coloro che incontrano Gesù di Nazaret.
Nella fede nel Nazareno anche quella vita che, fino a quel momento, giaceva abbandonata e sola, ritrova la consapevolezza di se stessa e riacquista pienamente la sua dignità.

"E' nella vita stessa di Gesù, dall'inizio alla fine, che si ritrova questa singolare -dialettica- tra l'esperienza della precarietà della vita umana e l'affermazione del suo valore. Infatti, la precarietà segna la vita di Gesù fin dalla sua nascita" (n. 33).

La vita terrena di Gesù viene attraversata dalle insicurezze, da una parte, e dalla potenza del dono di Dio, dall'altra, e ciò mette maggiormente in risalto che "...questa vita che nasce è salvezza per l'intera umanità" (n 33).

"Davvero grande è il valore della vita umana se il Figlio di Dio l'ha assunta e l'ha resa luogo nel quale la salvezza si attua per l'intera umanità!" (n. 33)

(continua)

Adele Caramico