
La vita di Maria muta completamente col concepimento del figlio, come cambia per ogni donna che si trova ad affrontare una maternità[1].
Per lei, la richiesta di questo mutamento, si presenta all’improvviso, ma è proprio il suo aderire alla Volontà del Creatore che ci mostra “come l’accettazione del figlio sia senza riserve o condizioni, perché nasce dalla consapevolezza che questo inatteso, che ora comincia ad essere atteso, non le appartiene perché <<è opera di Dio>>”[2].
La disponibilità di Maria ad accogliere in se stessa una nuova vita permette a Dio di far iniziare “una Nuova Alleanza con l’umanità. E’ questa l’Alleanza eterna e definitiva con Cristo, nel suo corpo e nel suo sangue, nella sua croce e risurrezione”[3].
L’Alleanza che nasce nel grembo verginale della fanciulla di Nazareth è quella che Dio aveva promesso all’uomo, fin da quando la prima coppia umana aveva commesso il peccato originale. Essa non sarebbe dovuta avvenire in un modo qualunque, ma il suo compimento sarebbe dovuto essere tramite la carne e tramite il sangue. Proprio per questo motivo, l’inizio della Nuova Alleanza può essere considerato già in Maria[4].
Il momento in cui lei pronuncia il suo fiat, il momento in cui in lei inizia la vita del figlio, è il momento in cui pure ha inizio quella Nuova Alleanza promessa molto tempo prima da Dio.
La maternità, con l’incarnazione del Figlio di Dio, acquista un’importanza ancora più grande di quella che già aveva. Essa diventa il prototipo dell’Alleanza tra Dio e gli uomini.
“Tutte le volte che la maternità della donna si ripete nella storia umana sulla terra, rimane ormai sempre in relazione all’Alleanza che Dio ha stabilito col genere umano mediante la maternità della Madre di Dio”[5].
Per l’opera che il Padre Celeste ha compiuto nel suo grembo verginale, Maria rende lode a Dio per la sua maternità col bellissimo inno del Magnificat (Lc 1,46-55). In esso sono contenute prevalentemente citazioni bibliche che richiamano anche il cantico di Anna, la madre di Samuele (1 Sam 2,1-10).
La Madre di Gesù ha una situazione che è simile sia alla cugina Elisabetta che alla madre di Samuele. Entrambe queste ultime donne sono sterili e, come per tutte le sterili ebree, vivono come una vergogna la loro situazione. Anche Maria, col suo desiderio di rimanere vergine, si mette dalla parte delle donne sterili e, quindi, prende parte alla loro umiliazione[6].
In effetti la Mamma Celeste non è sterile ma si associa a quelle donne che vivono questa situazione, proprio perché vuole scegliere la verginità, ma nel canto del Magnificat ella rende lode a Dio che ha guardato l’umiliazione di questa sua serva ed in lei ha operato tali meraviglie, come quella di farle concepire un figlio.
Ecco di nuovo questo intreccio fra la Vergine di Nazareth e la cugina Elisabetta. Non a caso il Magnificat viene recitato davanti ad Elisabetta, nella sua casa: è l’incontro delle due vite dalle quali dipenderà il futuro della vita umana universale, e questo incontro, che non avviene direttamente fra le due persone interessate, ma fra le loro madri, già fin dal momento del concepimento di queste nuove vite parla alla storia degli uomini in modo determinante.
In Maria si compie un prodigio ancora più grande di quello che Dio opera nella donna sterile: il sorgere di una nuova vita in un grembo che è, e rimane, verginale.
Ecco che troviamo, ancora nello stesso inno, che Maria afferma che : “grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente” (Lc 1,49), proprio sottolineando la doppia grandezza di ciò che è avvenuto in lei. Nella maternità della semplice Fanciulla di Nazareth troviamo il concepimento di una vergine e quello del Messia tanto atteso.
Se si osserva il Nuovo Testamento, per quanto riguarda i modi diversi in cui Maria viene nominata, possiamo vedere come per 19 volte lei viene chiamata col suo nome, mentre per ben 29 volte col titolo di “madre”[7]. Tutto ciò è molto importante, sia per il ruolo di Maria nella storia della salvezza, sia per la stessa maternità della donna, che acquista, in questo modo, un significato ancora più grande ed importante per la vita dell’uomo.
Il bimbo, che cresce nel grembo verginale di Maria, può arrivare a sviluppare quell’autonomia, di cui ha bisogno per vivere, soltanto attraverso il corpo di sua madre ed il suo amore.
Gesù nasce come tutti gli altri bambini, ed ha bisogno di sua madre per molto tempo ancora, per poter essere in grado di affrontare la vita in modo autonomo. Solo dopo il tempo e l’affetto necessario, il bambino comincia a vivere in modo più autonomo, anche se comunque passeranno ancora degli anni prima che possa organizzare in modo autosufficiente la sua esistenza[8].
La Madre Celeste, nel crescere il suo Gesù, condivide tutte le gioie e le preoccupazioni di ogni madre verso i propri figli. La sua esperienza di madre non è diversa da quella delle altre che devono allevare i loro figli e lei, al suo bambino, si dedica completamente, accettando di limitare e cambiare i suoi spazi, come fa o dovrebbe fare ogni mamma.
Il rapporto madre-figlio è un rapporto di arricchimento per entrambi. Il figlio prende dalla sua genitrice tutto ciò di cui ha bisogno, sia dal punto di vista fisiologico, quando sta nel suo grembo, sia dal punto di vista affettivo e psicologico. Ma anche la madre riceve da suo figlio, riceve la capacità di crescere ed aprirsi agli altri, il dono di saper donare senza nulla pretendere, di saper amare al di là di ogni aspettativa.
Per Maria c’è tutto questo ma c’è anche altro. Lei è madre ma lo è “…di colui che Dio manda al suo popolo come l’ultimo e definitivo re”[9].
Il bambino per lei ora non è soltanto il figlio al quale dare tutte le attenzioni necessarie. Egli è anche il “prossimo” più vicino da amare incondizionatamente.
Ciò che Maria compie come mamma che ama ed accudisce suo figlio, viene fatto in un modo tale che il tutto si trasformi in servizio d’amore verso il prossimo[10].
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[1] Cfr. K. STOCK, Maria, la Madre del Signore, nel Nuovo Testamento, edizioni AdP, Roma 1997, p. 53.
[2] C. ZUCCARO, La gravidanza:aspetti etici fondamentali, in Rivista di Teologia Morale 30 (1988), p. 91.
[3] GIOVANNI PAOLO II, Lettera apostolica Mulieris dignitatem (Roma, 15.8.1988), n. 19.
[4] Cfr. ibidem.
[5] Ibidem.
[6] Cfr. I. DE LA POTTERIE, voce Maria nel NT, in P. ROSSANO – G. RAVASI – A. GIRLANDA (a cura di), o. c., pp. 913-914.
[7] Cfr. K. STOCK, o. c., p. 141.
[8] Cfr. ibidem, p. 53.
[9] Cfr. ibidem.
[10] Cfr. ibidem.
Adele Caramico Stenta