Ad Andrea Nicolò…

Caro Andrea Nicolò, mi rivolgo a te così anche se non ti ho mai conosciuto, avevi l’età di uno dei miei figli. Non ci sono parole per consolare i tuoi genitori, coloro che realmente ti volevano bene ed hanno cercato di aiutarti. La tua dipartita da questo mondo è stata troppo presto, avvenuta in un modo troppo doloroso per te e la tua famiglia.

Il bullismo, di cui sei stato vittima ai tempi in cui frequentavi le scuole superiori, ti ha lasciato, evidentemente, dentro una ferita mai rimarginata, mai guarita. A volte i giovani adolescenti fanno e dicono parole senza pensare alle conseguenze che potrebbero avere su colui a cui sono indirizzate.

Viviamo in una società in cui i rapporti interpersonali sono sempre più basati su banali formalità, senza essere reali rapporti umani di rispetto reciproco, di amicizia sincera, di empatia ed ascolto dell’altro.

Il 14 febbraio hai deciso di mettere fine alle tue sofferenze, in modo inaspettato e non immaginabile per chiunque. Non riesco neppure a pensare al cuore straziato dei tuoi genitori, al dolore provato dalla tua mamma che ti ha portato in grembo per nove mesi e che ti perde così. Non trovo parole adatte per esprimere tutto questo, ma forse non esistono proprio termini che possano esprimere la sofferenza della tua famiglia e neppure la tua che ti ha portato a questo gesto.

Ogni parola è superflua ed inopportuna.

Dopo la recita del Rosario in Parrocchia, per te, la sera del 17 febbraio, giorno in cui, mentre il cuore dei tuoi genitori è straziato insieme a quello di coloro che ti sono stati accanto, per le strade sfilano i carri di carnevale con le loro musiche, maschere, coriandoli e stelle filanti.

Sembra un mondo spaccato in due: nella tua casa il dolore e la sofferenza, fuori la vita che continua con le sue usanze e tradizioni.

Ma dove sei adesso tutto questo non conta più. Quel giorno, per chi è credente, è la Festa del Volto Santo di Gesù, ricorrenza molto spesso dimenticata dalle persone. E quel Volto tu ora lo stai vedendo e ti avrà accolto fra le Sue Braccia.

Il tuo funerale pure è avvenuto in un giorno particolare, il giorno in cui inizia la Quaresima. La Parrocchia strapiena di persone a darti l’ultimo saluto.

La tua dipartita precoce è indice del nostro fallimento come società, come persone che non si sono accorte della tua sofferenza. Un fallimento di tutti noi, come è stato detto anche nell’omelia del Parroco, il fallimento di una società che non si accorge dell’altro e non si preoccupa di chi sta soffrendo. Non esiste solo la sofferenza fisica ma anche quella del cuore, la peggiore in certi sensi perché spesso non tutti riescono a vederla. Ci vuole empatia ed un animo sensibile per comprendere coloro che soffrono nello spirito.

Ma ora sto “parlando” troppo. Le parole sono inutili in queste circostanze. Tu ora sei dove la sofferenza non esiste più.

Perdonaci caro Andrea Nicolò, perdona tutti noi di questa società perché non ci siamo accorti del tuo dolore. Un abbraccio forte alla tua famiglia che tu ora stai proteggendo e accanto alla quale resti anche se in un modo diverso.

A Dio caro ragazzo!

(Adele Caramico Stenta)

La foto è stata gentilmente concessa dalla famiglia di Andrea Nicolò